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ABBATE GIACOMO

Savona

 

 

 

Sono nato a Quiliano (Savona) nel 1948 e lì ho abitato fino al 1962,

un’infanzia entusiasmante, la scuola, i giochi più belli.

A Savona mi sono diplomato perito meccanico e, dopo il militare,

ho lavorato 35 anni come disegnatore.

Sono appassionato d’arte, visitatore di musei e città,

sono inoltre un incallito lettore (possiedo 4200 libri).

Ho la fortuna della buona salute, quella di trovare la vita entusiasmante

senza nascondermi i lati oscuri delle cose,

quella di avere avuto dei genitori meravigliosi,

di essere un uomo curioso della cultura sotto vari aspetti,

di vedere la bontà del mondo.

Ho due raccoglitori in cui ho catalogato

centinaia di atti di bontà e anche eroismo:

una cosa che colpisce è il piccolissimo formato dei trafiletti

che raccolgono le cose positive in contrasto

ad articoli di formato enorme che raccontano le cose negative.

Ho una grandissima fortuna e mi scuso se me ne vanto:

sono donatore di sangue da 34 anni (140 donazioni)

per le quali sono candidato a titolo di Cavaliere della Repubblica.

Viva la vita!

 

ABBATE GIACOMO

VIA SAN LORENZO 24/5

17100 SAVONA

Tel. 019824427 - Cell. 3384496420

 

POESIE

 

Poesia pubblicata sull'antologia caARTEiv 2006

 

Partigiani

 

Scese la vampa d’odio per le strade

di eroi erano piene le contrade

Braccati sulle montagne

affrontarono la deportazione

Morirono nelle città e sui monti

al sacrificio sempre pronti

Perirono nelle imboscate

le loro case a volte incendiate

Fascisti senza onore

causarono tanto dolore

Il nero della morte

causarono tanta morte

Ma ovunque nacque il riscatto

la lotta partigiana sabotò

La fede dentro al petto,

rifulsero il rispetto

Il sole sorge ancora

si intravede l’aurora

sorsero i paladini della vita

la lotta non andava differita.

angosciati dalla paura

la morte e la tortura.

giovani, spesso ragazzi

gli attendisti li chiamavano pazzi.

traditi da italiani fratelli

sepolti senza avelli.

ruffiani dei tedeschi

come insegne avevano i teschi.

sui visi e sulle maglie

in imboscate e battaglie.

in città, nelle pianure, sui monti

i treni, gli automezzi, i ponti.

della donna l’amore

il coraggio e l’onore.

gli sforzi non furono vani

luminoso è il bel domani.

 

Poesia pubblicata sull'antologia caARTEiv 2007

 

VECCHIAIA

 

Divento vecchio, mi pesa parecchio

mi scappa la saliva, si ritira la gengiva,

aumentano le amnesie, aumentano le idiosincrasie,

cammino più lento, son spesso scontento

le carne è più floscia, più molle è la coscia,

mi lacrima l’occhio, mi cede il ginocchio,

divento impaziente, non sopporto più niente,

divento litigioso, divento più noioso,

provo poca gioia, sento spesso la noia,

ho poca speranza, non vado in vacanza,

non seguo la cultura, ho spesso paura,

non vado più a teatro, si avvicina il baratro,

ho macchie sulle mani, cerco spesso i divani,

la prostata si ingrossa, si avvicina la fossa,

mi trema la voce, lo sforzo mi nuoce,

ho la tachicardia, soffro la miopia,

mi casca la mascella, la vita non è bella,

mi sento spesso stanco, il capello si fa bianco,

porto la dentiera, ho una gran brutta cera,

ho difficoltà di udito, sono spesso stizzito,

ho pallida la faccia, l’infarto mi minaccia,

sono nevrotico, con gli altri dispotico,

ho poco appetito, sono duro di udito,

vivo di stenti, mi cadono i denti.

Farò della fame, non mangerò più salame,

dovrò farmi coraggio, rinunciare al formaggio,

e, molto desolato, rinunciare al cioccolato,

devo fare le analisi, sto rischiando la dialisi,

farò anche il cardiogramma, che mi salvi dal dramma,

non mi sento capito, sono spesso avvilito,

aumenta la paranoia, molto poca è la gioia,

sono querolo ed esigente, voglio troppo dalla gente,

sento spesso l’invidia, anche l’ira e l’accidia,

mi cede la caviglia, sono musone in famiglia,

non riesco a concentrarmi e neanche a rilassarmi,

diminuisce la memoria, aumenta la boria,

mi sento poco vivo, di forza sono privo,

ho l’artrite reumatoide, si gonfia la tiroide,

l’Alzheimer si avvicina, sto scendendo la china,

temo la porfiria, ho la fotofobia,

temo dietro il finocchio, davanti il pidocchio.

Del morbo di Hansen ho paura, la vita si fa dura,

guardo invano le miss, da loro aspetto un kiss,

mi siedo con fatica, si infiamma la vescica,

il caldo mi dà addosso, mugugno a più non posso,

la tristezza mi assale, mi sento spesso male,

aumenta la canizie, aumenta la calvizie,

soffro di logorrea, mi viene la diarrea,

mi viene la sciatica, mi duole la natica,

a volte alzo il gomito, subito dopo vomito,

soffro di lombaggine, anche di sbadataggine,

temo si rompa il femore, mangio sardine e remore,

non vado più allo stadio, non sento più la radio,

ho la protesi all’anca, camminare mi stanca,

ho l’ernia iattale, mangio poco e male,

si ingrossa la tiroide, si ingrossa l’emorroide,

divento maldicente, non mi interessa niente,

con fatica mi accuccio, per niente mi cruccio.

Allora sono un rottame?

No, la vita è ancora bella,

mi esalto se vedo una stella,

gioisco se vedo una bella ragazza,

sono contento, il cuore impazza,

un bambino che nasce porta l’aurora,

quando lo vedo ne gioisco ancora.

Ogni atto di bontà spende di gloria,

sulle tenebre riporta la vittoria.

 

Il suo impegno per L'AVIS:

 

AVIS SAVONA

 

Tessiamo la grande rete d’oro e d’amore

col calore affettuoso del nostro cuore.

Tutte le mattine sorge il sole all’orizzonte

Tutte le mattine ci sono persone pronte

a compiere il rito misterioso e affascinante

del dono del sangue purpureo e brillante.

Non versano il sangue del nemico ucciso

ma versano il proprio per portare un sorriso,

facendo la guerra incessante alla morte

strappando persone a una misera sorte,

a malati, a persone sulle strade schiantate,

a lavoratori caduti sulle moderne barricate;

perché il benessere odierno di sangue gronda

ogni oggetto che tocchiamo il sangue lo innonda.

Passano gli anni, il capello si fa grigio

e sempre il donatore al suo dovere è ligio.

Passano gli anni, il capello si fa bianco,

ma ancora di dare il vecchio non è stanco.

Chi dice, ottenebrato, che al mondo non c’è amore

vada alla mattina all’AVIS a riscaldarsi il cuore.

Donare è possibile perché all’AVIS i volontari,

medici, infermieri, aiutanti e funzionari,

nel gelo del mattino, nei più sperduti paesi,

qualunque sia il tempo a far prelievi sono tesi;

a Urbe e a Calizzano, a Bardineto, a Sassello

insomma dovunque l’AVIS trova un fratello.

D’estate e d’inferno, quando è più duro andare

i soldati della vita sono pronti a prelevare

il sangue preziosissimo, a portarlo all’ospedale

sorgente di salvezza per chi si sente male.

Stesa su Savona è la rete d’oro e d’amore,

dagli avisini col calore del loro cuore.

IL CENTRO TRASFUSIONALE DI SAVONA

 

I giornali riportano dei medici gli errori

ma ignorano degli ospedali i grandiosi tesori.

Solo pochi ricordano i milioni di guariti,

neonati operati al cuore appena partoriti.

Le mani riattaccate, le protesi stupende

le ferite richiuse, liberate dalle bende.

I visi ricostruiti con le plastiche facciali,

il grande ospedale cura tutti i nostri mali.

Nostra sorella morte frequenta gli ospedali

per mettere alla prova il coraggio dei mortali.

Bambini ormai morenti strappati dalla tomba

il grido di gioia dei medici rimbomba.

La signora del mondo osserva compiaciuta,

non esita a sorridere vedendosi battuta.

Nel corpo della città, nel sistema arterioso

volano le ambulanze col volontario glorioso.

Squillano le sirene con angoscia estrema

portando i moribondi alla salvezza suprema.

Finalmente il pronto soccorso, l’ansia concitata,

l’intuito fulmineo ha un’altra vita slavata.

I drammi sulle strade, i parti in ambulanza

la stella di Valloria irradia la speranza.

Pulsa il cuore immenso dell’enorme ospedale

è un porto di speranza per chi si sente male.

L’immensa complessità, gli smisurati magazzini

migliaia di medicinali a salvare i destini.

L’immensa complessità delle cucine e dei pasti,

la distribuzione, i gas tecnici e riparare i guasti.

Chilometri di cavi, di tubi e di condotte,

il grande ospedale pulsa, vivendo giorno e notte.

E medici, infermieri, aiutanti e volontari,

silenziosi combattono per salvare i nostri cari.

L’uomo sarebbe misero e solo sulla terra

se l’ospedale al pericolo non facesse la guerra.

A sostenere l’ospedale accorrete volontari

con opere, assistenza e dono di denari.

Ma sotto a tutto scorre un grande fiume ardente

donato alla comunità senza chiedere niente.

Un fiume di sangue donato all’ospedale,

la fonte della vita per chi si sente male.

Per gli italiani e gli stranieri alleviato è il dolore

Il sangue umano è rosso, è di un unico colore.

Il rosso della bontà, il rosso dell’amore

nessuno è straniero per il dono e l’onore.

Correte clandestini il vostro sangue a donare

per salvare i malati che non possono aspettare.

Le donne destinate al parto sanguinoso

spesso sono salvate dal dono generoso.

Arrivano operai nei cantieri schiantati,

con ferite lancinanti, con i visi sfigurati.

La gioventù in atroci incidenti macellata

ha bisogno di sangue per essere salvata.

Organi trapiantati sono vampiri di sangue

senza il vermiglio liquido il malato langue.

Nel centro trasfusioni efficiente e ovattato

tonnellate di sangue ogni anno è trattato.

Le mani leggere come farfalle delicate

piantano gli aghi nelle vene già provate.

Non si sente nulla, comodamente sdraiati

mentre il sangue fluisce per salvare i malati.

Un’attenzione vigile e tanta gentilezza

fanno della donazione un momento di bellezza.

Coloro che non vedono la Sanità "buona"

vadano a vedersi il Trasfusionale di Savona.

 

Altre sue poesie:

 

MOGLIE

 

Da più di vent’anni noi siamo sposati,

belli dolci e sani abbiamo tre figli

abbastanza studiosi e aperti ai consigli

ci amiamo come quando ci siamo incontrati.

Mia moglie è una donna opulenta e formosa

ha belle curve da accarezzare e da vedere

incantato dalle movenze del sedere

piene ho le mani della sua carne setosa.

Belle le rughe profonde d’espressione

ha amato, ha sofferto, si è anche divertita

ha partorito i figli, ha amato la vita

ha dato tanto con dolcezza e passione.

E’ ancora bello teneramente denudarla

ammirare le sue forme piene e belle

accarezzare a lungo le sue dolci mammelle,

sui fianchi e sulla pancia accarezzarla.

Anni fa l’ho incontrata, era la fine d’agosto

aveva diciott’anni, quasi nuda passeggiava

formosissima e splendida, la gente l’ammirava

ne fui conquistato, subito mi sono proposto.

Non avevo mai creduto al colpo di fulmine

ma le vidi il corpo che il vento denudava

lei che come Venere lenta camminava

le vidi il sedere e dell’amore fui al culmine.

Amore immediato, pensai o lei o nessuna,

vedo i suoi dolci occhi, languidi e ridenti

così luminosi da sembrare braci ardenti

mi promise amore e fu la mia fortuna.

Mi ricevette in casa, quasi nuda e lieta

conobbi gli autori di quel capolavoro,

della casa lei era il più grande tesoro

mi legò per sempre, la mia gioia fu completa.

Dei genotori era il tesoro più prezioso,

bellissima di corpo, di carattere dolcissimo,

sottomessa e affettuosa, lieta e tenerissima

morbida e delicata, di temperamento gioioso.

Abbiamo sfrontato della vita le prove,

mia moglie è più forte e più determinata

la prova più terribile la abbiamo attraversata

con nostra figlia che si perdeva chissà dove.

Io sono debole, nell’autorità un buono a nulla

sgridavo mia figlia senza nulla ottenere

mia moglie prendeva le decisioni più severe

era lei cinghiava spesso la fanciulla.

era un metodo in apparenza brutale

la staffilava dal collo alle caviglie,

non si dovrebbe usare per le nostre figlie,

l’ha salvata dalla droga e dal correzionale.

Purtroppo accade: torno a casa licenziato

temo che mi colmi con il suo disprezzo

per me la sua stima non ha prezzo

mi sento inutile, sconfitto, umiliato.

Ma lei compie un gesto tenerissimo

mi prende in braccio come fossi un bambino

mi da sulla bocca un dolcissimo bacino

mi stringe con affetto tenerissimo.

Io t’amo e sono da una tal donna amato

non chiedo al destino di morire assieme

che lei stia sempre bene è la sola mia speme

da una splendida dea sono accompagnato

l’amore eterno esiste, io ne ho la prova

fortunato nella vita è quello che lo trova.

 

VOLONTA’

 

Volontà è considerata una parola magica

per tutto ciò che l’uomo ha fatto di grande,

per scoprire l’ignoto ha fatto tante domande,

ma volontà ha anche una valenza tragica.

La forza di volontà guarisce la malattia,

a volte si migliora con l’effetto placebo

ma spesso si peggiora con l’effetto nocebo;

la suggestione ha una fortissima malia.

E’ con la volontà che gli scopi si raggiungono

si superano con essa quasi tutti gli ostacoli,

si compiono imprese che sembrano miracoli,

sostiene le nostre ambizioni che urgono.

Volontà, competenza, smisurata ambizione

Producono dighe, grattacieli e cattedrali,

musica e poesia, bellezza senza uguali,

desiderio di gloria, di eccellenza, di attenzione.

Con la volontà eroi sopportano la tortura,

soli nelle carceri, avendo il buio davanti

ma senza piegarsi alle tirannie trionfanti,

persone eccezionali, hanno vinto al paura.

L’India fu liberata dalla volontà di Gandhi;

dal mostro nazista l’Inghilterra braccata

con la volontà la democrazia moderna ha salvata,

e la gloria di Mandela brilla tra i più grandi.

L’uomo è un miscuglio di orrore e gloria

con la sua tragica volontà di sopraffare,

uccidere, sfruttare, torturare e dominare,

troppi esempi orribili nell’umana storia.

La volontà ha anche un aspetto tenebroso,

rivolta contro di sé esaudisce la profezia

di sconfitta e fallimento, di lugubre mania,

punendo se stessi con impegno sanguinoso.

Spesso il suicidio è volontà di punire

chi rimane e caricarlo di rimorsi amari

perché non ci ha "visto" e non ci ha tenuto cari,

non ci sentiamo amati e preferiamo morire.

La volontà maligna di essere ammalati

per punire crudelmente chi ci sta vicino,

scatenando il nostro negativo destino

provare il masochismo di non sentirsi amati.

La volontà troppo tesa porta a degli affanni,

ci vorrebbero un po’ di fatalismo saggio,

che non è rinuncia, ma è vero coraggio

per vivere bene e passare dolci anni.

 

VOLARE

 

L’uomo ha insopprimibile il desiderio di volare

vincere la gravità, la madre terra abbandonare.

Nel mito greco Icaro era il simbolo del volo

ma per la troppa audacia si è schiantato al suolo.

La superbia umana gli dei in lui punirono,

ma le speranze audaci nell’uomo non morirono.

Volano lievi nell’aria le creature più belle

come gli splendidi uccelli e le cadenti stelle.

Volano gli angeli nel Paradiso del Signore

portano il conforto a che non ha avuto amore.

Volano le anime dei giusti dritte in cielo

verso la Madonna che li copre col suo velo.

Lo spirito di Perseo dai Campi Elisi volò in terra

a confortare i Greci costretti a mortal guerra.

La Nike di Samotracia volò con le grandi ali

a Maratona, la vittoria fu dei greci immortali.

Mentre il dio Mazda abbandonava i suoi Persiani

e volava a nascondersi dalla Persia agli altopiani.

Fedippede per annunciare ad Atene la vittoria

volò quanto può un uomo, morendo nella gloria.

Volava la vittoria sulle navi greche a Salamina

mise in fuga i Persiani e fu la loro rovina.

La notizia nel Mediterraneo volò della vittoria,

salve la poesia e l’Europa, fu dei Greci la gloria.

La musica di Orfeo volava dolce sulle selve

per ascoltarla meglio si avvicinavano le belve.

Volavano le Arpie, le arpe eolie ad ascoltare,

si avvicinavano anche le pietre sentirle suonare.

Volava di Orfeo la musica a sedurre Plutone

perché liberasse Euridice, perduta per passione.

Dal vaso di Pandora usciron tristi tutti i mali,

e volarono sulla terra a opprimere i mortali.

La mitologia greca è di abbagliante bellezza,

é di rubini e smeraldi, vola ad eccelsa altezza.

La tragedia greca è di grandiosa potenza

illumina le tenebre, dà bellezza e sapienza.

Spesso nel sonno tutti sognamo di volare

é il simbolo di una fuga che non possiamo fare.

Vola la dolce musica, melodioso vola il canto,

per tutti sono gioia, per chi ha sofferto tanto.

Vola il suono nell’aria, o il mondo sarebbe muto

un’idea spaventosa come un incubo temuto.

Ma volano anche streghe, vampiri ed ectoplasmi

mostri spaventosi, lemuri, incubi e fantasmi.

Ma vola soprattutto il pensiero sull’ali sue dorate,

invincibile, audace, che non accetta barricate.

Alle esigenze di ogni giorno è l’uomo ancorato

ma chi con la mente vola è veramente fortunato.

La democrazia moderna nella seconda guerra

fu salvata dal volo nella battaglia d’Inghilterra.

 

 

VECCHIO CONSULENTE

 

Molte le volte che ti sei sentito dire

che mangi il pane del disoccupato

che al posto tuo avrebbe lavorato

sono parole che tanto fan soffrire.

Dicono che il mondo della progettazione

va avanti anche senza la tua presenza

e altri dicono che anche in tua assenza

si lavora con più soddisfazione.

Ti hanno detto che hai tanta esperienza,

ma metti ansia e vuoi tutto prevedere

controlli, calcoli, verifiche severe

da far perdere a tanti la pazienza.

Passano gli anni, il capello si fa grigio,

ma sempre al lavoro il consulente è ligio.

Passano gli anni, il capello si fa bianco

eppure di disegnare il vecchio non è stanco.

Per te lavorare è stato anche un piacere,

tanti progetti ti hanno fatto scervellare

mille ostacoli hai dovuto superare,

sei riuscito a farcela, a molto prevedere.

Da comune mortale anche errori hai fatto

uno fu enorme, il suicidio hai meditato,

estrema angoscia hai subito provato

sei invecchiato di anni tutto a un tratto.

Sei andato a Savona, al grattacielo

volevi sfracellarti e così farla finita

non vale vivere se l’anima è ferita

ma hai esitato e sei salvo per un pelo.

Alla famiglia non ha detto niente,

dovevi pagare tutto l’enorme addebito

molto straordinario e soldi presi a credito

e sotterfugi, fu una vita avvilente.

Hai anche avuto due licenziamenti,

subito lanciato in lavori faticosi,

provavi la vergogna degli uomini orgogliosi

a essere disoccupato, molto hai stretto i denti.

Hai seguito il montaggio degli impianti

e fatto brutte figure per colpa degli altri

che stavano in ufficio ed erano più scaltri,

ma piccoli successi ne hai avuti tanti.

Decenni di lavoro e le corriere e i treni,

qualche periodo di grande stanchezza

a volte qualche giorno di amarezza,

ma anche tantissimi giorni sereni.

Hai provato la grande gioia di insegnare

ad alcuni ragazzi, come fossero tuoi figli

qualcuno era grato dei molti consigli

e cresceva bene e ti stava ad ascoltare.

Hai visto anche le reazioni indignate,

cosa presumevi di avere da trasmettere,

ti contestavano e ti toccava smettere,

fa parte della vita prendere legnate.

Per tua fortuna sei un uomo curioso

la voglia di imparare non è ancora finita

la gioia di vivere dà sapore alla vita.

Per te il futuro brilla luminoso.

 

 

VECCHIO

 

Fuori da un bar è appeso un grande specchio

mi vedo in faccia, illuminato dal sole,

brutalmente riflesso, resto senza parole;

vedo delle rughe, dei capelli bianchi: vecchio!

Ero segnato da un’amara esperienza

dimagrito e pallido, stanco e sfiduciato,

mi sentivo molto triste e abbandonato;

che anch’io invecchio ho preso coscienza.

Passano gli anni, la gentilezza dovuta:

gli anni non li dimostri, li porti bene,

hai il fisico che per fortuna ti sostiene,

sei una roccia, dice la gente compiaciuta.

Sorridi ai complimenti, che li fa ringrazi;

sono un po’ artefatti, ma ti fanno piacere;

un giorno un giovane mi fa posto a sedere

ero in corriera, con molta gente e pochi spazi.

Mi sento dire venga, le lascerò il posto,

mi guardo in giro per cercare l’anziano,

ma il giovane mi fa segno con la mano,

capisco che parla a me; grazie, ho risposto.

Mi siedo e sorrido un poco di me stesso,

sono un po’ infantile, mi credo invincibile

ma poi mi è successo un fatto terribile,

divento vecchio. Finalmente l’ho ammesso.

Aspetto la chiamata che non ammette disertori,

bella la mia vita, ho avuto più gioie che dolori.

 

 

TRAMONTO

 

Tutte le tinte, i colori più abbaglianti,

sorride il sole recandosi a dormire

in compagnia dei colori, li fa scomparire

solo l’alba ha colori così impressionanti.

Difficile assiemare le parole più belle

per descrivere il lento declinare del sole

difficile trovare melodiose parole

per chi ci annuncia le splendenti stelle.

Il tramonto ci porta una segreta paura:

sappiamo dalla scienza che la terra gira

attorno al sole, che presto si rimira,

ma del tutto la terra non è affatto sicura.

Una gelida angoscia il cuore ci prende

quando il sole scompare durante l’eclisse

il buio siderale sembra l’apocalisse

ciechi nella notte eterna il buio ci rende.

Il tramonto vuol dire qualcosa che muore

una civiltà finisce e solo ricordi lasciare

letteratura, edifici, musica da ascoltare,

lasciandoci a volte la nostalgia nel cuore.

Sanguinoso tramonto dell’impero Ottomano,

culminato nell’orrenda strage degli Armeni,

invece di finire e lasciare popoli sereni,

il regno finì in un macello disumano.

Civiltà meravigliose sono tramontate

solo perché dai cristiani bianchi distrutte

Aztechi, Maya, Incas sono sepolte tutte

chissà che scoperte ci avrebbero donate.

Prima distruggiamo, poi mandiamo l’antropologo

tristissimo rituale ripetuto troppe volte

studiamo le civiltà che abbiamo sepolte,

per spiegare ciò ci vorrebbe lo psicologo.

L’aureo tramonto di una bella donna,

ha ancora belle curve da toccare e da vedere

incanta tutti con le movenze del sedere,

è splendida ed è quattro volte nonna.

E’ una donna regale, opulenta e formosa

così sicura della beltà delle sue forme

che nel letto coniugale tutta nuda dorme,

ha la pancia rotonda, morbida e setosa.

E’ ancora bello teneramente denudarla,

ammirare le sue forme piene e belle

carezzarle le gonfie e tenere mammelle,

sui fianchi e sulla pancia accarezzarla.

Geme nell’amplesso come una fanciulla

lo splendido corpo ruscellante di sudore

spasima di piacere con intenso ardore,

in casa e fuori non indossa quasi nulla.

Belle le rughe profonde d’espressione,

ha goduto, ha sofferto, si è molto divertita,

ha partorito i figli, ha adorato la vita

ha dato tanto con dolcezza e passione.

Bellissimi i lineamenti nobili e fieri

pronta alla risata, ma se occorre severa

non è crucciata se arriva la sua sera

ama ed è amata, amori e amici veri.

Arriverà presto anche il mio tramonto,

una vita banale, ma anche emozionante,

di dolori ne ho avuti, ma le gioie tante

verrà l’amica morte e io sarà già pronto.

 

STAZIONE

 

Un luogo dello spirito è ormai la stazione

simbolo archetipico per il cittadino moderno

a volte è una fuga da una vita d’inferno

per lanciarsi in una vita di gioia e d’azione.

Fa sentire ogni paese nel gran flusso vitale

della nazione pulsante e priva di noia

con troppa immobilità si ammazza la gioia,

senza movimento è una vita che non vale.

Nella Grande Guerra le tradotte per il Piave

indietro tornavano le tradotte dei feriti

solo a Savona quattro ospedali allestiti

il macello dei giovani, l’emergenza era grave.

Venne il quarantatré, la sventura ci ha azzannati,

l’otto settembre con la catastrofe annunciata,

la nera sconfitta per l’Italia abbandonata,

partirono le tradotte dei nostri deportati.

Tra cui mio padre a Milano centrale catturato,

a Danzica, Neufarwasser, nel campo di lavoro,

liberato dai Russi e sempre grato a loro

nel settembre ’45 alla sua Savona ritornato.

Un mio amaro rimorso non averlo interrogato

sulla sua esperienza di prigioniero di guerra

sulle terribili marce e sul ritorno alla sua terra,

temevo che lugubri fantasmi avrei detestato.

Alle stazioni del riso le mondine arrivate

poi quaranta giorni di fatica e di stenti,

lavoravano piegate nelle risaie ardenti,

e finalmente le stazioni del pianto lasciate.

Lu trenu de lu suli portava su i « terroni »

fratelli, la più grande migrazione della storia

intrisa di speranza di lacrime e di gloria,

loro senza vittimismo e coraggio da leoni.

Dobbiamo anche al treno se l’Italia è unita,

spola che ha cucito le regioni tra di loro

permettendo spostamenti per turismo e lavoro,

zone irraggiungibili hanno ripreso la vita.

Luogo d’incontro, d’attesa e di riflessioni

si è protetti, si parte, si conosce la gente

di cose meschine non importa più niente

si pensa che la vita offra più occasioni.

Ma la cosa importante é andare, la partenza,

sicuri del ritorno al nostro caro focolare,

tornare dove abbiamo le cose da amare,

nel nido dove amata è la nostra presenza.

 

SALUTE

 

Salute vuol dire il nostro corpo amare

tenerlo pulito ben nutrito e tonico

sentirlo muovere con agire armonico

quando è sano e forte saperlo apprezzare.

Curare i denti, la postura, il riposo

dormire bene, è un arte da apprendere

il nostro corpo non dobbiamo offendere

ma coccolarlo e tenerlo vigoroso.

Mangiare vario, buona masticazione

bere vino, acqua, birra, e qualche liquore

fare moto, prendere del sole e far l’amore,

al mattino abbondante colazione.

E’ bello essere agili, leggeri e forti

non troppo magri, sciolte le giunture

vivere con piacere, scacciare le paure

lieti d’animo e dimenticare i torti.

Andare per gli altri, fare volontariato,

donatori d’organi, plasma e di sangue

altrimenti la bontà e l’altruismo langue

la vita è miseria, l’orizzonte limitato.

Per chi è sano una fortuna è la vita,

niente accidia, guardare verso il cielo

i problemi ci sono, bisogna togliere il velo

che ci occulta la bellezza infinita.

Splende d’azzurro il cielo,brilla il sole;

gioia di bambini, le donne da amare,

godere l’arte, la musica, il ballare

per lodare la salute non bastano le parole.

 

 

Precetti di saggezza medica

 

L’epidermide è fatta di pelle

l’intestino è fatto di budelle

le spalle sono sopra le ascelle

i calzoni sono appesi alle bretelle.

Per l’obeso no alle tagliatelle

per il diabetico no alle caramelle.

Per i piedi che hanno le cipelle

occorre indossare le pianelle.

Dopo aver mangiato, bevuto e digerito

si va a dormire col cavo orale pulito.

Dott. Ciulla: sessuologo

Dott. Grasso: dietologo

Dott. Lo vecchio: gerontologo

Dott. Piscioneri: urologo

Dott. Di donna: ginecologo

Dott. Malanima: psicologo

Il brodo non fa lo stomaco contento

e inoltre non produce l’escremento.

La tubercolosi provoca la cifosi.

Con lo starnuto si espelle lo sputo.

Il cirrotico ha il fegato steatosico.

La salpinge è vicina alla laringe.

Il colitico è spesso stitico.

Al cuore il collasso, all'’utero il prolasso.

La nevrosi si cura con l’ipnosi.

Il tabagismo provoca l’isterismo.

Il tenesmo è fratello dello spasmo.

Il catetere si mette nell’uretere.

Il clistere si fa nel sedere

le mutande proteggono il glande.

La vescica è vicino alla fica.

Le galosce proteggono le cosce.

Il catarro è la diarrea della trachea.

A sinovia a l’è u sbruggiu du zenuggiu.

La sciatica si prende nella natica.

Nella donna, il corpo si copre con la gonna.

La paralisi si cura con la dialisi.

Il deltoide è vicino alla tiroide.

Le papille sono vicino alle tonsille.

La mammella è vicina all'’ascella.

Il massetere si addormenta con l’etere.

Con la fleboclisi si cura la tisi.

L’effetto della flebo è solo un placebo.

Per fermare il vomito è sufficiente

mordersi il gomito.

Il rene è in prossimità del pene.

Il vino fa cantare, la birra fa orinare.

La sinovite al ginocchio

la congiuntivite all'’occhio

al pube il pidocchio

all'’ano il finocchio.

Alla spalla l’artrite

al polmone la bronchite.

I baffi del gatto si chiamano vibrisse

le medicine nel naso si mettono a stisse.

Per lavarsi il bidet

per il freddo il gilet

per digerire il Fernet

per pasteggiare il cabernet.

Le ghiandole linfatiche

sono nelle natiche.

Il solletico provoca il riso

lo schiaffo colpisce il viso.

Il sudore di Eva evapora

quello di Adamo adamapora.

La cancrena fa venire il mal di schiena.

Col laccio emostatico

blocco lo shock anafilattico

Il calcio fa bene alle ossa?

No, provoca l’ematoma..

Prendendo il ferro per bocca

ci si può tagliare.

Integratori: metalli.

Super integratori. Interalli.

Invece del ferro prendo lo zinco

così non faccio la ruggine.

Chi ha troppo ferro nel sangue

non passi vicino alle calamite.

La saliva bagna la gengiva

Chi ha tanto ferro nel sangue

ha la personalità magnetica.

Di ovaia, la dona ne ha due paia.

Il contrario di lunatico è solletico.

 

 

PERDITA, TERRIBILE PAROLA

 

Perdita! La terribile parola negativa

tanto temuta, ma che spesso diciamo

relativa a una cosa che più amiamo

è brutto dire: quella persona ne è priva.

Solo, non sono niente per nessuno

licenziato, non serve saper fare;

cerco lavoro, nessuno ne ha da dare

vai nelle ditte, noioso, inopportuno.

Lei mi ha lasciato, una perdita atroce

è colpa mia, ma ciò non mi consola

per duri mesi sono una persona sola

non abbracciato, schiantato, senza voce.

E la perdita dei nostri genitori,

terribile, muore una parte di noi stessi

più nessuno è lieto per i nostri successi

diventiamo adulti, siamo nudi ai dolori.

E la perdita dovuta alla malattia

deboli, impotenti, il corpo che tradisce

cose umiliati, nessuno che capisce

il nostro corpo è degli altri in balia.

E la perdita della libertà, la dittatura

gli arresti, le prigioni, le catene,

il confino, i deportati, e lunghe pene

gli interrogatori, la morte e la tortura.

E la perdita dei sensi, l’udito, la vista

e la paralisi atroce, le facoltà mentali

numerosi purtroppo sono i mali

che possono portare a una vita trista.

 

 

PENSIERO

 

Una bellissima rima della poesia italiana

l’ha composta il grande Temistocle Solera

figlio di un prigioniero della Spielberg nera,

la sua sofferenza per l’Italia non fu vana.

Dal Nabucco: "Va pensiero sull’ali dorate"

perché il pensiero vola, non è prigioniero;

anche nel periodo politico più nero

balza fremente a formare barricate.

L’antica tirannia fu scossa da Mazzini

protagonista della Repubblica Romana,

sola, braccata da una morsa disumana

armi e pensiero insieme adamantini.

La potenza del pensiero è meravigliosa

perché genera il dubbio audace e fecondo,

il pensiero libero può scuotere il mondo

spesso il pensare è un’attività pericolosa.

Non dobbiamo temere del corpo la morte,

ma solo di avere la mente ottenebrata,

inerte, dipendente, dagli altri plagiata,

è questa veramente una misera sorte.

Il pensiero ha una grande valenza pratica,

dighe, torre Eiffel, grattacieli e cattedrali

telefonini, robot, attrezzature medicali

il nazismo sconfitto dalla matematica.

Amiamo la libertà, amiamo la cultura

grande è la democrazia, vanto occidentale

tra i governi umani è quello meno male,

in occidente il pensiero non fa più paura.

L’Italia fu liberata dal fascismo nero

grazie ai portatori del libero pensiero.

 

 

NONNO CONTADINO

 

Ritorna all’orto il nonno contadino

trovando la figlia e il genero sposi

che guardano nella culla molto ansiosi

l’irrequieto e singhiozzante nipotino.

Il nonno posa il suo grosso "spagnolino",

con le mani nodose solleva il pargoletto

lo stringe forte con immenso affetto,

col suo vocione intona un canto alpino.

È "La Violetta", una canzone leggendaria

il bambino si calma e le guance afferra

del vecchio nonno tornato dalla guerra

la cui voce rauca fa vibrare l’aria.

Presto il bambino socchiude gli occhioni

il nonno lo posa dolcemente nella culla,

dov’è al sicuro, non può accadergli nulla,

dagli occhi stanchi grossi lacrimoni.

Ha lasciato i compagni nelle steppe russe.

 

 

NIKE

 

La Grande Guerra, per l’Italia tristi eventi,

dopo Caporetto la situazione era grave,

accorsero amici sul fronte del Piave

a sostenere l’urto di nemici potenti.

La Vittoria scorata, con le ali ripiegate

colma d’angoscia per la sorte italiana,

il pendolo della Fortuna che rendeva vana

la tenacia e la sofferenza sopportate.

Ma il valore finalmente ottenne il portento

sventato il pericolo, risorta la fierezza

celebrata in un verso di struggente bellezza

"e la Vittoria sciolse le ali al vento".

Volava la Vittoria a Salamina, a Maratona,

salvata l’Europa da un nefasto destino

la filosofia che prosegue nel cammino

la tragedia greca nel mondo risuona.

L’Inghilterra braccata dal mostro nazista,

essa il suo momento più bello ha vissuto

salvando l’occidente che sembrava perduto

a Norimberga sconfitto il delirio razzista.

Calavano sull’Europa le tenebre funeste,

milioni di morti per ottenere la vittoria,

fiumi di sangue e di coraggio e di gloria,

e le democrazie pur nel trionfo, meste.

Vola Vittoria con le tue grandi ali

appari ai popoli oppressi dai tiranni,

dai loro coraggio per i loro affanni

solleva dal giogo i miseri mortali.

 

 

ABBRACCIO

 

E’ il primo gesto, struggente e primordiale,

la madre stringe il figlio al proprio seno,

un gesto di cui non possiamo fare a meno

se non siamo abbracciati stiamo molto male.

Lo stare in braccio alle madri adorate

l’assoluta fiducia e la tenerezza infinita

ci renderanno molo più forti nella vita

le cui prove non ci saranno risparmiate.

E’ bello essere considerati mammoni

ma i dolci baci, il profumo tenerissimo,

che si respira nel di lei collo morbidissimo

saranno ricordate con tenere emozioni.

Nel nord dell’Europa, la dura emigrazione

i lavori più duri, umiliati, disprezzati

da coloro che già ci avevano massacrati

e Marcinelle e Mattmark e disperazione.

L’emigrante nelle tradotte solo come un cane

agli ultimi posti, ammucchiati come armenti,

muti, solitari e derisi, vivevano di stenti

per mandare soldi a casa, era amaro il suo pane.

Ma il ricordo dei cari genitori, l’abbraccio

dei figli, della moglie, dei parenti più cari,

dà la forza di sopportare i bocconi più amari

senza avvilirsi, senza nel cuore avere il ghiaccio.

Io lo strazio della solitudine ho provato,

la madre è malata, il mio amore mi abbandona,

arriva il licenziamento della ditta di Savona

sono solo: solo vuol dire non abbracciato.

Il mostro della depressione mi minaccia

solo sulla terra, mi attacca la muta dei cani urlanti

non sono niente per nessuno, non ho il sole davanti,

il freddo fantasma della solitudine mi abbraccia.

Questa vita terribile molto a lungo dura,

poi conosco una donna, il dolcissimo amplesso,

il caldo abbraccio odoroso, son di nuovo me stesso

e nulla della vita mi ha più fatto paura.

L’abbraccio dell’Italia, nostra madre terra,

è bello essere conosciuti e al sicuro

il nostro destino ci sembra meno duro

è così bello vivere, lontana è la guerra.

Verrà l’abbraccio di nostra sorella morte,

che io considero come un ampio cancello

senza nessuna paura, forse di là è più bello

ho vissuto intensamente, bella è la mia sorte.

 

APPREZZARE LA FELICITA’

 

Felicità è una somma di gioie

che abbiamo spesso davanti

ma che anche spesso non vediamo.

Com’è vero il detto famoso

"Felicità è saperla apprezzare quando c’è".

Proprio per questo sono un uomo fortunato,

con la gioia di vivere son nato,

e non si è spenta nonostante le batoste.

Lungo e stupendo è l’elenco delle gioie

e cominciare dagli alberi e dai fiori,

il cielo e il mare, e la natura tutta

e il cibo divino, buono da mangiare

e bello da vedere, tante le vivande

profumate, e le squisite bevande.

E che dire della donna, il bel viso

Le curve dolci e il dolce sorriso,

le belle gambe e molto altro da vedere

con gioia, ma che è bello tacere.

E tutta l’arte, musei, statue e quadri

piazze palazzi e la musica struggente.

E la gioia del corpo, pulsante agile e sano

il moto, il ballo, ascoltare i respiro.

E fare qualcosa per chi sta peggio di me,

la bellezza profonda dell’atto gratuito

dare gioia a qualcuno con piccole grandi cose.

Quasi tutto mi dà felicità,

è il premio che ho avuto dal destino.

 

 

BAMBINI

 

Quando un bambino nasce sulla terra

il sole sorge ancora, dolce spunta l’aurora

continua la stirpe umana, si spera ancora

anche se tutto il mondo fosse in guerra.

Quasi qualunque donna lo può generare,

nessuno scienziato, nessun imperatore

può generare un bambino, farsi creatore

del grande prodigio che sa farsi amare.

Sanguinosa potenza del parto, e bellezza,

la luna che comanda sulla gravidanza,

la bella pancia, simbolo di abbondanza

a vederla ci si scioglie di dolcezza.

È nato, è paffuto, è tondo è adorabile,

la donna, i suoi seni, la massima tenerezza

il dio succhia il latte con golosa dolcezza,

il latte divino, alimento inimitabile.

Ma non sempre è così: bambini in miniera,

nei campi, nelle cave, armati da soldati,

dall’inquisizione a dieci anni torturati,

l’umanità scrive spesso la pagina più nera.

In India spesso orribilmente deformati,

venduti dai genitori per farli mendicare,

venduti in certi paesi per farli stuprare

da adulti, credenti e oscenamente depravati.

In altri paesi kamikaze plagiati

indossano le bombe per portare la morte

pienamente consci della loro triste sorte

per la propria morte oscenamente festeggiati.

Milioni di bambine abortite in India e in Cina

esperimenti medici nei campi nazisti,

gli abissi umani sono spaventosi e tristi

per troppi bambini c’è solo la rovina.

Milioni di bambine ai genitali mutilate

dalle madri, dalle nonne, le portatrici di vita,

povere creature dalla sessualità avvilita,

infezioni, dolori, cucite e infibulate.

L’uomo è un miscuglio di orrore e di gloria

troppo spesso l’orrore prevale nel mondo,

troppe religioni lo alimentano a fondo,

il bambino dovrebbe portare la vittoria.

 

CALIGOLA

 

Nome feroce per un dolcissimo gattino

nomen omen vale solo per i cristiani

ma non è valido né per gatti né per cani,

lo chiamiamo Cipolla e anche Tenerino.

Della nostra casa è il dolcissimo folletto,

esplora ogni più nascosto ripostiglio

miagolando forte e con fiero cipiglio

se teniamo chiusa la stanza da letto.

Passeggia ovunque, silenzioso e leggero

tenero e lieve, elegante e delicato

amante del morbido e col passo felpato

per lui la casa è fonte di mistero.

Mi viene incontro come appena arrivo

si sdraia sul tappeto anelante d’affetto

attende fiducioso, sa che non ci metto

molto a impastarlo, di vezzi non lo privo.

Mi sale su una spalla se lo prendo in braccio

poi si acciambella di traverso sul collo

vibrando per le fusa, non è mai satollo

di coccole, rilassato come uno straccio.

Metto tavola e tolgo la roba stesa

sempre col gatto soddisfatto addosso,

cauto nel muovermi, non vuol essere scosso,

farlo scendere è una laboriosa impresa.

È un siamese, avente azzurri gli occhi

dolcissimi e fiduciosi, ormai è anziano

vibra dolcemente sotto la mia mano

mi segue ovunque e vuole che lo tocchi.

È una presenza costante e silenziosa

dorme con noi alla sera nel letto

lo carezziamo con intenso affetto,

una ciambella morbida e affettuosa.

È stato malato di un’infezione strana

noi disperati lo vedevamo con terrore

stanco e smagrito, ci si stringeva il cuore

lo abbiamo curato per una settimana.

Mia moglie faceva la flebo e la puntura,

si lasciava far tutto, dolce e fiducioso

mai si è ribellato all’ago doloroso

e fortunatamente ha reagito alla cura.

È guarito bene il dolce gladiatore

che il suo territorio difende con coraggio

perché il giardino non subisca l’oltraggio

della presenza di un estraneo invasore.

Mia moglie si sdraia, la tele a vedere

lui subito le si accuccia sulla pancia

oppure sul petto, le respira sulla guancia

soddisfattissimo, quasi tutte le sere.

Venerdì arriva mia figlia da Milano

l’incontro è molto tenero e affettuoso,

lui entra nella valigia e guarda curioso,

poi si accuccia nei vestiti piano piano.

Alla sera tocca a lei averlo nel letto

ci mette un po’ a trovar la posizione

poi si rilassa, è tanta l’emozione

di averla vicina, che ronfa con diletto.

Il nostro Caligola, Cipolla e Tenerino

da sedici anni compagnia ci tiene

tutti e tre gli vogliamo tanto bene,

sia lunga vita al nostro bel micino.

 

CARPA

 

La carpa, originaria dei Carpazi,

ben nota patria degli Orazi e dei Curiazi,

camminando carponi arriva a Carpendolo,

si arrampica sui carpini rivestiti di pampini.

Il marito della carpa si chiama carpaccio,

stringe la moglie in un tenero abbraccio.

La carpa entra nel tunnel carpale

foderato di lana, non è niente male

e depone le uova, non è cosa nuova.

La carpa è buona cucinata in carpione

ma anche arrosto è abbastanza buone.

Cova le uova suonando la sua arpa,

nascono gli avannotti, li copre con la sciarpa.

Felice, la carpa nuota verso la superficie

e dato che carpa canta, un canto carpisce

mentre nel campo un cavallo nitrisce:

il titolo del canto è "Carpe diem".

La carpa cammina carponi,

la capra cammina caproni,

la pecora cammina pecoroni

il toro cammina torroni

il gatto cammina gattoni

il cavallo cammina cavalloni

il mulo cammina mufloni

il gallo cammina galloni

il burro cammina burroni

la pulce cammina pulcioni

il grasso cammina grassoni.

 

CIPELLE

 

Dopo aver mangiato pesto con crespelle,

frittelle, ciambelle e pappardelle,

assieme ad altre ragazze grassottelle,

usciamo sul terrazzo fatto di putrelle,

tenuto assieme da bulloni e rondelle,

così alto da far tremare le budelle.

Volano le rondinelle, nuotano le stenelle

mormorano le fontanelle, brillano le stelle

nel cielo a pecorelle che annuncia acqua a catinelle.

Seduti sulle panchine fatte di lamelle,

vediamo in basso cavalli con le selle

cavalcati da molte belle donzelle.

Gridano le pescelle vendendo le sardelle,

mangiando panini farciti a mortadelle

mentre bambine pazzerelle

litigando con le sorelle, mangiano caramelle.

Vediamo lontano il Forte di Fenestrelle

e in pianura l’aeroporto di Caselle.

Dopo averti levato le pianelle

accarezzandoti le tue fette belle

prive di duroni, di calli e di cipolle.

Come brilla la tua pelle!

Poche donne sono di te più belle

nel tratto compreso tra Varazze e Celle.

Brillano le coccinelle, gracidano le raganelle

navigano le ninfee nelle bacinelle.

Tu sei più bella delle tue sorelle,

staresti bene come affresco alle cappelle.

Dopo averti baciato le mascelle,

scosterotti della canottiera le bretelle,

guarderotti le tue tonde braccia belle,

le tue rasate ditelle, le tue dolci mammelle.

Titolo: Serata romantica

(semantica errata)

 

 

EMIGRAZIONE

 

Vai, striscia in ginocchio da tutti umiliato

la tua Italia matrigna ti ha abbandonato.

Eravamo raminghi, sulla terra pezzenti

per noi i lavori più duri, vivevamo di stenti,

il pane degli altri era amaro da mangiare

in paesi senza sole, non ci facevano parlare.

A dura vita, a dura disciplina muti, derisi

solitari stavamo, le nostre vite senza sorrisi,

senza famiglia, senza fiori e senza sole

struggendoci per l’Italia e le sue belle aiuole.

Con amarezza lasciammo i nostri paeselli

eravamo sfruttati dai nostri stessi fratelli,

miseria senza requie e la fame e la fatica

per il povero non c’è alcun Dio che lo benedica.

Quanto coraggio ci voleva a emigrare,

il giogo durissimo andare a sopportare.

Nel sud della Francia fu il crudele massacro

nelle pietre il sangue faceva un lavacro.

In America a Chicago Italiani massacrati

da probi cittadini, ma razzisti spietati.

In Germania erano trattamenti disumani

vietato era l’ingresso ai cani e agli Italiani.

Mandavano il denaro del loro sangue intriso

perché la loro famiglia avesse un sorriso.

Mandavano il carbone del loro sangue intriso

i morti a Marcinelle son tutti in paradiso.

A Mattmark Italiani sepolti senza croce

mai più le loro madri ne sentirono la voce.

Il fisico d’acciaio, il coraggio dei leoni

grandiosi a sopportare fatiche e umiliazioni.

All’estero, nel mondo da tutti disprezzati

dai nostri governanti derisi e abbandonati.

Figli di un Dio minore, di una patria matrigna

raminghi per il mondo sotto una sorte maligna.

Gli ebrei da millenni sulla terra italiana

nel ’38 abbiamo fatto una legge disumana.

Non servì il loro sangue per l’Italia versato,

furono condannati a un destino spietato.

Subirono la Diaspora dai cattolici italiani,

qualcuno si salvò con sforzi sovrumani.

Gli altri subirono nei lager il martirio

contente l’Italia e la Germania nel delirio.

Decine di ebrei salvati a rischio della vita,

migliaia di denunciati, la lor fiducia tradita.

Fra i Giusti di Israele centinaia di italiani,

migliaia di italiani si infangarono le mani.

Benvenuto allo straniero, non sia fonte di paura

facciamo sì che la sua sorte non sia dura.

Spesso è un proscritto e in miseria langue

per arrivare da noi paga il tributo di sangue.

Non viene a trionfare, ma viene a sopportare

diamogli affetto, un posto da riposare.

Onore sia alla Madonna dei clandestini,

una dottoressa che tentava di alleviarne i destini,

e provava a rianimare un africano morente

sulla spiaggia italiana, sotto il sole cocente.

Avvolgiamoli di affetto, di dolcezza e di calore

diamogli un dono prezioso, diamogli l’amore.

 

IL CALORE E’ VITA

 

Splende, esulta la vita al calore del sole,

la tenera aurora porta la luce sulla terra

ai gelidi fantasmi i raggi muovono la guerra,

fa risplendere i colori nelle belle aiuole.

Il grande dio sole ama la madre terra,

le fiamme enormi le mandano calore

ed essa confortata dal suo ardente amore

è turgida di vita che all’interno rinserra.

Al tocco magico del calore solare

matura la frutta succulenta e profumata

dai mille colori, rotonda e vellutata

è come una voluttuosa bocca da baciare.

Al chiarore dell’alba si svegliano i viventi,

cantano gli uccelli con melodie ammalianti

popolano i giardini di bellezza e di canti

aumenta la gioia sotto i raggi ardenti.

Matura il bambino nel calore della pancia

Crescendo sicuro nel liquido amniotico

c’è con la mamma un rapporto simbiotico,

ella già sogna di stringerlo alla guancia.

È partorito nel mondo freddo e rumoroso,

lasciando il paradiso del calore e della pace

di ricrearla non sarà mai più capace,

ma poi della mamma c’è l’abbraccio caloroso.

Quanto desideriamo il calore umano!

Crudelmente feriti dall’altrui freddezza,

quanto amiamo essere trattati con dolcezza,

ma spesso l’amore lo cerchiamo invano.

 

 

LA TESTUGGINE

 

La testuggine, coperta di lanugine,

con la corazza di cartilagine

molto usata un tempo a Cartagine

è di uno scuro colore di ruggine.

Ha la gola arrossata dalla raucedine

e all’improvviso sternutisce

mentre un cavallo marino nitrisce;

troppa nel mare è la salsedine.

Rimbomba nel mare lo sternuto

spaventando la sterna e la teredine

e allarmando l’elettrica torpedine,

mentre violento si espelle lo sputo.

Producendo un forte sibilo acuto

esce la saliva bagnando la gengiva;

la tartaruga di educazione priva

nuota senza bisogno di nessun aiuto.

La testuggine entra dentro al ring,

vuole spianare le sue tarta-rughe

per effettuare col suo ganzo una fughe,

essere più bella facendo il lifting.

Per togliere il tartaro dai suoi denti

la tartaruga fa un ricorso al TAR

poi nuota sicura usando il sonar

così i pesci si scansano prudenti.

Esce dal mare presso Albissola

rapida si avvia sulla strada di Mioglia

dal caldo che fa della corazza si spoglia

passa dal Giovo, da Pontinvrea e da Miogliola.

Arrivato a Mioglia un po’ si riposa

si asciuga il sudore con una salvietta

è ancora nuda, si veste in tutta fretta,

perché nel pudore è molto rigorosa.

Con uno scatto felino una foglia bruca

(che è la moglie del bruco) che faceva le uova,

quando si mangia non si sa cosa si trova,

per digestivo si scola una sambuca.

Poi prende il treno e arriva a Cogoleto,

ratta si porta alla spiaggia col mercurio,

la gente la vede e le fa un caldo augurio,

mentre il suo ganzo la bacia tutto lieto.

Vedono una polena dall’aria tutta amena

proveniente dai cantieri di Sampierdarena

e sventolantesi con un ventaglio di pergamena,

con una falena che le vola sulla schiena.

Seduta a cavalcioni di una grossa balena

sventolando un mandillo saluta le tartarughe

che, pur impressionate, non si mettono in fughe,

mentre divorano dolcemente una murena.

 

LAVORI FORZATI

 

Ecco l’orrore estremo dei lavori forzati,

l’uomo bianco dimostra ciò di cui è capace

quando è inserito in un’istituzione rapace,

meglio se i galeotti non fossero mai nati.

Sotto sforzi disumani, incatenati, frustati,

marcita la schiena e con i vermi addosso

la palla al piede mangiava la carne all’osso,

dieci chili per caviglia venivano forgiati.

Il cibo imputridito, e del sonno privati,

riarsi dalla sete apposta provocata,

i guardiani sordi alla supplica disperata

dei miseri, dalla sete ardente torturati.

L’ernia inguinale pende fino ai ginocchi,

caricati ugualmente con pesi spaventosi,

durata interminabile dei lavori più penosi,

le piaghe purulente ed il tracoma agli occhi.

Impazziti per le torture o gravemente malati

Tremanti di febbre e coperti di escrementi,

nessuno ascoltava gli strazianti lamenti,

anche loro venivano caricati e aggiogati.

Nessuno interveniva ad alleviare i lor mali,

i vari visitatori chiedevano più torture

la società per bene rinchiudeva le paure

nelle orrende realtà delle colonie penali.

La pietà era morta, non c’era compassione,

premiati gli aguzzini che inventavano tormenti

sempre nuovi per gli sventurati gementi

torturati con intensa cura e dedizione.

Non c’era abuso, era tutto codificato

Da burocrazia, autorità civili e religiose,

descritte con dettagli le torture più penose,

gli strumenti e il regolamento più spietato.

Un’inutile domanda: com’è nato il nazismo,

come poté crescere in Europa, nel cuore

del Cristianesimo, delle città, dell’amore:

è nato da un passato colmo di sadismo.

 

L’ACQUA

 

L’acqua della vita è la fonte

verità universale in ogni tempo.

Acque minerali e curative,

le grandi paludi misteriose

colme di malaria e fuochi fatui

sabbie mobili, gorghi e flutti.

Acque limpide dei laghi,

occhi azzurri in mezzo al verde

violentissime tempeste

microclimi tiepidissimi.

Fiumi misteriosi e sinuosi

dalle piene spaventose

grandi meandri e rapide,

anfratti per anaconda.

Erosione del Colorado

formazione del Gran Canyon

percorsi carsici in Italia.

Permettono la navigazione

per migliaia di chilometri,

le grandi foci si spostano

per i materiali trasportati,

che arricchiscono il mare

di silicati e carbonati.

Nel percorso frastagliato

molecole di ossigeno rotte

formano l’ossigeno nascente

(ozono) che arricchisce

l’atmosfera.

I mulini galleggianti

le chiatte di trasporto

il turismo fluviale

la leggenda del Piave

i navigli di Milano

i battellieri del Volga.

La sete, spaventoso fantasma

la tortura più orribile,

eppure l’uomo ha assetato

per torturarli altri uomini

galeotti, forzati, altri uomini

considerati nemici.

Per traslato parliamo

di sete di giustizia,

di sete d’amore,

di sete di sapere

di sete di bellezza.

Tutti abbiamo provato

l’indicibile gioia di bere

acqua, il selvaggio sollievo

provato a bere dopo

una marcia di divertimento

o dopo aver lavorato a sole

ed essere rimasti senz’acqua.

E la dolcezza dell’acqua

sul corpo, la pulizia.

I riti dell’acqua, il battesimo

Mosè salvato dalle acque,

l’acqua che si divide

davanti al popolo eletto,

e l’acqua di Merlino.

Se restassimo soli sulla terra

come unica compagna

vorremmo l’acqua.

Il Po parte dalle morene

passa alle golene

arriva alle barene,

quanta acqua contiene!

A vedere le sue piene

gela il sangue nelle vene.

Le mostruose onde delle piene,

fangose, ruggenti e terribili

provocano tante pene.

Ma l’uomo interviene,

con le bonifiche rende

le terre amene,

convoglia l’acqua nell’Adriatico

pieno di focene, murene, balene

e di anguille creature quasi aliene,

sulla foce volano le falene

e l’Abazzia di Pomposa

mostra le sue lesene e

nei cortili maturano le amarene.

Il Po si mescola con la salsedine,

qualche carcassa in putredine,

scivola la teredine,

lampeggia la torpedine.

Nelle valli di Comacchio,

il rito misterioso delle anguille.

Le risaie feconde in Lomellina

La grande epopea della mondina.

Le rane, le bisce, gli aironi,

le garzette, le folaghe, gli edredoni.

L’immensa forza imbrigliata,

le dighe, le condotte forzate,

il miracolo della luce elettrica

e, misconosciuto, Galileo Ferraris.

I mulini, i magli, le cartiere,

la piscicoltura, il macero, l’irrigazione.

Solo l’acqua spegne il fuoco,

è necessaria per il cuoco.

Principale componente del cibo,

della malta, dei mattoni, del cemento.

Il principio di Archimede

gli acquedotti, la coclea, la pompa.

Le cascate del Niagara,

i geyser, i soffioni, i ghiacciai.

Le malattie dell’acqua

l’idrofobia, l’idrocefalia,

l’idropisia.

Mare, madre, inconscio,

liquido amniotico.

Ricchezza del mondo

le navi, i viaggi e

soprattutto il sale sacro,

la tiroide, il sapore.

La più grande creatura

mai esistita, la balena

(35 metri – 150 tonnellate)

e i mostri degli oceani

i calamari giganteschi,

le piovre di 8 metri,

i vermi centenari degli abissi

le meduse di tre quintali

le murene, i serpenti mare.

Lo tsunami, El Niño,

la corrente del Golfo

le onde di 33 metri (misurate)

il Maelstrom, i Sargassi,

Scilla e Cariddi, le maree

Canadesi di 16 metri.

Le maree sigizali del

Rio delle Amazzoni e

dello Yang-tse-Kiang,

onde di 8 metri che

risalgono i fiumi per chilometri,

il loro rombo si sente per

decine di chilometri.

Mare, nutrimento e bellezza

orrore e ricchezza.

Migliaia di navi affondate

nelle guerre mondiali

si sciolgono le vernici,

i siluri, i lubrificanti, i grassi

il trinitro toluolo, il rame il benzolo.

Nei prossimi anni l’inquina_

mento aumenterà, con l’aiuto

dei fiumi avvelenati, troppi

diserbanti, troppi scarichi,

troppi fertilizzanti.

E invece l’acqua,

rispettata, adorata, onorata.

Basta pensare a un mondo

senz’acqua.

L’acqua è una DEA

 

LA PIU’ GRANDE PAURA

 

L’orrida paura è la sorella della morte

gelide, livide, lugubri e angoscianti,

due cose suscitanti orrore e pianti,

toccano all’uomo, questa è la sua sorte.

Tra le due la morte è assai meno dura

perché così è scritto nel nostro destino,

a volte la cerchiamo nel nostro cammino

ma proprio nessuno ha cercato la paura.

Essa ha molti aspetti, tutti spaventosi,

orribili larve del destino umano,

viscidi tentacoli dal potere sovrumano

opprime l’uomo coi suoi lemuri bavosi.

La paura del buio è sempre più terribile,

sparisce la luce, si spengono i fanali

si alzano i fantasmi a opprimere i mortali

non c’è difesa dal terrore indicibile.

Non serve il coraggio, arriva di sorpresa

il brivido atroce, il velenoso serpente

lubrico e gelido, che striscia nella mente

e suscita un morbo a cui non c’è difesa.

Volano nella notte vampiri ed ectoplasmi;

arrivano maligni alle finestre dei dormienti

che provano orrore nelle loro menti,

mostri, lemuri, incubi e fantasmi.

Ma la cosa atroce è che li abbiamo nella testa,

se cala il buio li proiettiamo di fuori

vediamo cose orrende, sentiamo rumori

si rasenta follia per la paura funesta.

Stasera mi chiudo nella mia casa sicura

chiudo le finestre, le persiane e le porte

sono sicuro di aver chiuso fuori la morte;

mi giro: un volto orrendo, ho chiuso dentro la paura.

 

LA NONNA

 

Giovani genitori con bambina bella

sognano per lei un futuro luminoso

laurea e gloria; ha carattere ambizioso,

già promette bene la tenera monella.

Curano le formalità, parlano italiano,

lo stare al mondo in buona compagnia,

frasi in inglese, musei e filosofia

dalle volgarità la tengono lontano.

Con la nonna paterna sono un po’ seccati,

pensano che sia un po’ troppo popolana,

ma è piena di vita, allegra e ridanciana,

lei e suo marito di ballo appassionati.

La nonna parla il dialetto savonese

e insegna alla bambina rime e proverbi

racconta fiabe di principi superbi

"C’era una volta in un lontano paese…"

La bimba ripete e impara il dialetto

ride contenta per gli indovinelli

intonano assieme canti antichi e belli

si stringono forte con immenso affetto.

Mangia le michette con burro e marmellata

divora la buona torta campagnola

la nonna l’aspetta fuori della scuola,

le racconta cos’è successo in mattinata.

Diventa donna brillante e ambiziosa

fieri i genitori di vederla realizzata

ma a influenzarla moltissimo è stata

la cara nonna ridente e affettuosa.

 

LA FIGURA FEMMINILE NELLA VITA CONTADINA

 

Alla contadina incinta si ruppero le acque

quando zappava la terra, curva e stremata,

dal feroce marito aspramente incitata,

sulle zolle insanguinate il suo bambino nacque.

Questa era la donna, dello schiavo schiava,

lavoro incessante e mancanza di riposo

brutalmente comandata e stuprata dallo sposo

spaccava la legna, nel ghiaccio i panni lavava.

Dalla dura tirannia della dura famiglia

passava subito sotto suoceri inflessibili

cominciavano anni troppo spesso terribili

e trasmetteva la schiavitù attraverso la figlia.

Sorvegliata, comandata, con la bocca guardata

perché non mormorasse alcuna ribellione

perché non esprimesse alcuna sua passione

animale da lavoro, come animale sfruttata.

I parti nella stalla per non macchiare le lenzuola,

da una dura praticona assistita con fastidio,

la morte di parto era quasi un omicidio

morendo, la sua figliolanza lasciava da sola.

Arrivava la matrigna, il padre si risposava

tempi duri per i teneri bambini non amati,

troppe volte affamati, maltrattati, rifiutati,

troppe volte il freddo orfanotrofio li aspettava.

Per pulire il riso c’erano solo le mondine,

un lavoro da schiave e quindi solo per le donne,

che per molte ore con raccolte le gonne

tra bisce e zanzare e fatica, sulle acque chine.

Era anche troppo pesantemente caricata

con grossi pesi per chilometri portati

coi teneri corpi dalla fatica schiantati,

altro duro lavoro appena era arrivata.

Tuttavia questa donna schiava era potente,

l’anello forte le chiamava Nuto Revelli

in uno dei suoi libri più tragici e più belli,

perché invincibile come il sole ardente.

Aveva tante capacità di lavoro e intuitive

i misteri antichi della cucina conosce

la malia aveva nella bellezza delle cosce

di amore le persone non lasciava mai prive.

Era una bella donna opulenta e formosa

con belle forme da accarezzare e da vedere,

tutti incantava con le movenze del sedere,

con la sua andatura sensuale e armoniosa.

Trasmetteva i segreti del corpo, sapeva le cure

conosceva le erbe e le fasi della luna

a volte sapeva anche predire la fortuna

la casa era nelle sue mani dolci e sicure.

Come tutte era portatrice di immensi poteri,

il suo ciclo affascina l’umanità da millenni

un segreto di cui si parlava solo per accenni

come la gravidanza e altri suoi misteri.

Donna potente, le masche o basue o strie,

la nonna ripiena di arcana sapienza

che trasmetteva alle sue nipoti con pazienza

insieme a proverbi, modi di dire e poesie.

Erano anche spesso cantanti eccezionali

memorizzavano molte canzoni antichissime

si sentivano cori di voci dolcissime

a casa, sulle colline, nelle pianure e in cascinali.

Di tempi bucolici qualcuno farnetica,

una costante era il massacro della donna

mentre il maschio pregava la Madonna,

ma per la dolce moglie una fatica frenetica.

Con la Grande Guerra finì la vita patriarcale

migliaia di maschi morirono sul Piave

salvarono l’Italia, la situazione era grave,

mutilati, invalidi, morenti all’ospedale.

Seconda guerra, l’Europa si strappò il cuore

milioni di maschi subirono il martirio

per accontentare della Germania il delirio,

salvarono la democrazia, è questo il loro amore.

Nelle pianure russe, nelle immense steppe

la fame, la fatica, stretti dal gelo implacabile,

dei sovietici subirono l’attacco inesorabile,

dalla neve inghiottiti, nulla di loro si seppe.

Viene l’armistizio, la sventura li ha azzannati

migliaia di soldati sono sepolti senza croce

mai più le loro madri ne sentirono la voce

dai paesi partono le tradotte dei deportati.

I maschi muoiono sulle moderne barricate

perché il benessere attuale di sangue gronda….

Ogni oggetto il sangue del maschio lo inonda

ogni giorno maestranze nei cantieri schiantate.

L’epopea contadina è ormai quasi finita

nel bene e nel male è scomparso tutto un mondo

misterioso, audace, violento e pur fecondo,

la donna contadina tace, ormai è sparita.

 

LUCE

 

La dolce luce è la madre dei colori,

insieme all'’acqua regine della vita,

al mondo non c’è una cosa più gradita,

ci porta la gioia e ci riscalda i cuori.

La luce è sempre compagna del calore,

forze primigenie che nutrono il mondo

rendendo la terra un giardino giocondo

pulsante di vita, di dolcezza e d’amore.

L’oscurità della notte è affascinante

solo perché la volta del cielo è stellata

e anche dalla bianca Selene illuminata

tenera e lieve, o anche rossa e brillante.

Senza le galassie, il latte di Giunone,

ci sarebbe l’orrore degli spazi siderali,

mostruosa oscurità, ombre spettrali,

angosciosa la notte, tremanti le persone.

Di tutti gli uomini un timore segreto

é che il sole non torni a illuminare la terra,

un’angoscia profonda che a volte ci afferra

ma che passa appena il sole sorge lieto.

A volte la luce è una dea terrificante

fuochi di Sant’Elmo, magma incandescente,

aurora boreale, occhio fosforescente,

il tuono spaventoso segue il lampo accecante.

In Occidente la luce della democrazia

ma l’Europa è stanca della propria libertà,

stanca di decidere, di cercar la verità,

sogna la dittatura con oscena bramosia.

Pochi anni fa le tenebre della dittatura,

dall’Atlantico al Pacifico i regimi feroci,

milioni di morti sepolti senza croci

vagoni piombati, la deportazione, la tortura.

Ma ormai svanisce il ricordo dell’orrore,

dalle tenebre ritornano i fantasmi antichi

l’antisemitismo, i razzismi più impudichi

ricordiamo che l’Europa si è strappata il cuore.

Il mostro vinto non è mai morto davvero

Sta solo dormendo di un sonno profondo,

la lugubre Europa fece tremare il mondo

attente democrazie, l’Europa ha il cuore nero.

Ma per fortuna ci sono i figli, la speranza

la luce della libertà, della cultura, dell’amore

l’altruismo fecondo, dell’arte lo splendore,

la scienza che ha scardinato l’ignoranza.

Un monumento a Edison deve avere ogni città,

degli antichi monarchi abbiamo più luce

il cuore pulsante delle centrali produce

l’energia che ci salva da fatica e oscurità.

Tuttavia se non abbiamo una luce interiore

inutilmente di vivere con gioia ci si sforza,

l’accidia, le melodie e i colori ci smorza,

si vive penosamente, senza piacere né amore.

E’ fortunato chi ha la luce della gioia

pieno d’entusiasmo per le belle cose

anche se la vita ci dà sia spine che rose

è sempre bello, non si conosce la noia.

E’ bello essere tra questi privilegiati,

la vita non risparmia tante dure prove,

ma come la Fenice risorgiamo a gioie nuove,

viva la dolce luce, da cui siamo baciati.

 

LIBERTA’

 

La libertà è una dea che gronda sangue,

se non c’è sacrificio si nasconde e langue.

Per averla , a volte la guerra è necessaria

per eliminare la genie totalitaria.

Quanti per la libertà si sono immolati,

a quanti eroi dobbiamo essere grati.

Se possiamo parlare senza essere condannati,

se si leggono i giornali senza essere spiati,

dire la nostra opinione contro chi ci governa,

lode ai nostri eroi, gratitudine eterna.

Dormire nella nostra casa calda e sicura

non temere la violenza e la dittatura.

Corone d’alloro ai prodi, alla costituzione,

da loro prendere esempio e lezione.

Nella storia il diritto è stato spesso assente

la libertà è un fiore che fiorisce raramente.

Noi che l’abbiamo teniamocela cara.

Non invochiamo dittature o regimi in cui si spara.

Benvenuto allo straniero, che non ci faccia paura,

no al razzismo, alla pena di morte, alla tortura.

Spesso è un esule, proscritto, o in miseria langue

per avviare da noi paga il tributo di sangue.

Non viene a trionfare, viene spesso a sopportare

diamogli affetto, un posto da riposare.

Eravamo raminghi , sulla terra pezzenti,

per noi i lavori più duri, vivevamo di stenti,

il pane degli altri era amaro da mangiare,

in paesi senza sole, non ci facevano parlare.

A dura vita, a dura disciplina, muti, derisi

solitari stavamo, vite senza sorrisi,

senza famiglia, senza fiori e senza sole

sospirando l’Italia e le sue belle aiuole.

Le tenebre in Europa nella prima guerra,

gli imperi trionfavano, invasa la nostra terra.

In aiuto della democrazie stremate dagli imperi,

accorse gente nobile, popoli a noi stranieri.

Accorsero amici sul fronte del Piave,

a sostenere l’urto austriaco, la situazione era grave.

Nella seconda guerra, le tenebre sul mondo

gli alleati il mostro sconfissero a fondo.

Nella seconda guerra avemmo tanti torti,

sul suolo italiano 52.000 alleati sono morti,

migliaia di partigiani cercarono il riscatto

morirono con sole in fronte, fieri del loro atto.

Migliaia di soldati sepolti senza croce,

mai più le loro madri ne sentirono la voce.

Migliaia nei lager subirono il martirio

per accontentare della Germania il delirio.

Tornarono i prigionieri, chiusi in silenzi lancinanti,

non potevano parlare, avevano il buio davanti.

Ci siamo riscattati dal fango e della povertà,

abbiamo cure e pace, abbiamo la libertà,

però dobbiamo agire, andare per gli sventurati,

dimentichi di noi stessi, devono essere aiutati.

Perciò viva l’Italia, viva la libertà,

grazie al cielo, al destino, al bel futuro che verrà.

 

MALATTIA

 

La malattia esiste, fà dei danni notevoli,

quando ce la procuriamo diventiamo colpevoli.

La salute è come una dea negletta,

la trascuriamo quando la possediamo

la adoriamo quando non l’abbiamo

e vogliamo recuperarla in tutta fretta.

Quante offese al nostro corpo facciamo

diete sbagliate, cure incomplete, sfinimento,

sforzi smisurati , improprio allenamento

poca masticazione, spesso non lo amiamo.

Troppa immobilità, piedi stritolati e duri

cinture troppo strette, respirazione bloccata,

fegato steatosico, colite trascurata,

articolazioni rigide,sport poco sicuri.

Se cadiamo ammalati diffidiamo del medico

guardiamo le avvertenze dei medicinali,

accusiamo di frodi le multinazionali,

non facciamo le cure date dall’ortopedico.

Non portiamo il berretto, ci viene la sinusite

ci opponiamo ai consigli, facciamo obiezioni,

facciamo una dieta drastica, sperando che funzioni

non ci cambiamo se bagnati, ci viene la bronchite.

Troppi trucchi sul viso, creme abbronzanti

stitichezza, colite new age inventati,

troppi fanghi,alghe, denti non curati,

ansia da prestazioni, carrierismi sfiancanti.

Invece di acqua pura solo dolci e bevande,

troppi zuccheri, stomaco gonfio, aerofagia

troppa pulizia, ansia, angoscia, allergia

mangiamo troppo e poco di vivande.

 

 

 

RACCONTI

 

Le sue riflessioni sulla vita:

 

MINIERA

 

Pianeta terra. Madre terra.

 

Quando pensiamo al nostro pianeta, generalmente lo consideriamo come un corpo solido, massiccio, inerte, senza vita propria.

La realtà è però molto diversa: la terra è un corpo lanciato negli spazi siderali ad altissima velocità, soggetto alle leggi della gravitazione universale e perciò in balia di forze esterne di valore incommensurabile, soggetto a fortissimi campi magnetici, a piogge di meteoriti, a polveri cosmiche. Ma anche le forze interne sono immense: la rotazione su se stesso del pianeta dà luogo alla forza centrifuga, che aumenta gradualmente dai poli verso l’equatore : è per questo che, quando si scioglieranno i ghiacci, l’acqua non invaderà le città e le coste, ma verrà risucchiata verso l’equatore dove le città vicino al mare sono praticamente inesistenti; quindi non ci saranno danni per la civiltà, anche se i predicatori di sventura, ansiosi di riconoscimenti internazioni, amano dipingere catastrofi future, in quanto ritengono che uno scienziato che non generi angoscia nella gente non meriti il titolo accademico e del resto, quando la repubblica di Venezia costruì le sue banchine, durante il periodo così caldo che le greggi passavano da Chamonix a Courmayer, dove adesso ci sono i ghiacciai, non le costruì più alte di due metri?

La terra è inoltre soggetta alle maree, durante le quali miliardi di tonnellate d’acqua si spostano generando forze immense.

Il nucleo della terra, fatto di roccia incandescente, sorregge un sottile strato di materiale freddo, quello sul quale noi viviamo, i continenti galleggiano, si spostano (deriva dei continenti) e il nucleo, soggetto a una pressione mostruosa, si espande e trova vie di sfogo in punti particolari della terra.

Ecco i vulcani, che con le loro eruzioni di chilometri cubi di roccia incandescente, le nuvole di cenere scagliata nell’atmosfera a decine di chilometri di altezza, hanno modificato la storia, sia con le catastrofi di portata limitata come quella del Vesuvio del 76 dopo Cristo, sia con quelle di importanza universale, tale da cambiare lo svolgersi della storia dell’uomo, come quella del 535 dopo Cristo, quella del Tambora del 1816 durante la quale le ceneri sospese nell’atmosfera impedirono ai raggi del sole di arrivare sulla terra, con notevole crollo delle temperatura: le carrozze passavano sulla Senna ghiacciata, i raccolti furono scarsi.

Altra grande eruzione fu quella del Krakatoa del 1883, con le ceneri che determinarono i tramonti rossi, dando origine al movimento dell’impressionismo.

Non dimentichiamo l’eruzione di Santorini che determinò la distruzione della civiltà Cretese.

Occorre poi parlare degli Tsunami, dei cicloni, dei terremoti, delle tempeste.

Concludendo vediamo il nostro pianeta soggetto a forze esterne e interne di incalcolabile potenza, instabile, ruggente, in continuo movimento, con una vita violentissima e selvaggia.

Tuttavia questo pianeta genera la vita: quella animale sulla terra e nel mare, quella vegetale anch’essa sulla terra e nel mare e genera l’uomo: non per niente si dice "madre terra" , "terra feconda".

Noi viviamo sopra la superficie terrestre , ma dobbiamo la nostra esistenza a ciò che sta sotto, all’ipogeo, alle radici: tutte le piante nascono nell’oscurità, dal seme, dal grembo della terra.

Le sorgenti d’acqua nascono nella terra e l’acqua si depura passando in essa.

Anche la miniera è dentro la terra; come può essere nata? Certamente dall’oro; dato che il progresso si deve all’uomo deviante, al curioso, al bizzarro, al delirante (colui che esce dal solco), qualche individuo con queste caratteristiche, un giorno, mentre arava (faceva il solco) vide luccicare nella terra qualcosa di colore dorato: era una pepita d’oro; la prese, la lavò, ne considerò l’enorme peso specifico paragonandola ad una pietra di uguali dimensioni, la martellò rendendola brillante, la adorò, andò in delirio per la sua bellezza e fu preso dalla smania di averne altre.

Dal quel momento lasciò l’aratro, comunicò ad altri la sua scoperta e cominciò la ricerca di altre pepite, prima sopra la superficie della terra, poi sotto; fece scavi , imparò a puntellarli, scese sempre più in basso, divenne un tecnico ricercato dai villaggi ; naturalmente, come connaturato dell’indole umana, per procurarsi altre pepite e volendole solo per lui, preso dal delirio delle brama e dell’invidia, uccise altri uomini.

Un altro bizzarro, approfittando della facile plasmabilità dell’oro, modellò le pepite a forma di animali , di uomini, di piante; nacquero i primi commerci di gioielli; all’uomo si accorse che l’oro è inalterabile, e usò i gioielli per ornare dei dei, la donna, se stesso, i capi, i re .

Altri bizzarri, in varie parti del mondo, scoprirono il rame, il piombo, lo stagno; fusero assieme il rame e lo stagno e ottennero il bronzo; scoprirono il ferro, lo unirono a certi additivi e ottennero l’acciaio.

Ecco che la madre terra ha generato anche i metalli, il cui uso ha portato un enorme progresso nella vita dell’uomo, facilitando moltissimo la realizzazione di molti lavori, potendo costruire aratri, scalpelli, chiodi, mazze, tenaglie.

Dato che la parte belluina dell’uomo ama moltissimo dare la morte, ecco il ferro impiegato nella costruzione di armi sempre più micidiali, ecco l’impiego dell’uomo messo a servizio della propria ferocia, fino ad arrivare alle due guerre mondiali; ecco l’invenzione della catena, uno degli strumenti più orribili della tortura e dell’oppressione: non ci sono limiti al peso delle catene, in Italia ancora nel 1880 c’era la catena di 18 chili, da una caviglia ad un polso, schiantava la schiena.

Ricordiamo l’orrore della palla al piede, abolita in Italia solo nel 1939.

A Botany Bay, per i forzati inglesi erano previste palle da 10 kg per il piede, attaccate ad un anello alla caviglia, che scavava la carne fino all’osso (Hughues "la Riva Fatale" Adelphi).

Con i se e con i ma non si fa la storia, però se si considera l’impiego che l’uomo ha impiegato per uccidere , per torturare, per costruire fortezze gigantesche, mura chilometriche, castelli e fossati; se si considera che nella prima e nella seconda guerra mondiale sono state affondate migliaia di navi di ferro preziosissimo che sarebbe potuto servire per scopi pacifici; se si considera inoltre che queste navi, piene di vernici, lubrificanti, benzine, nafta esplosivi, inquineranno il mare per secoli c’e da avere molti dubbi sulla bontà dell’uomo tanto più che tutte queste immani risorse erano distrutte combattendo guerre fatte da uomini religiosissimi contro altri uomini che pregavano lo stesso Dio.

Dalle miniere si ricavano anche moltissimi altri prodotti senza i quali la vita moderna sarebbe impossibile, come l’uranio, lo zolfo, il titanio, il platino.

Quando vediamo una asettica camera operatoria , quando vediamo uno squallido ufficio pieno di computer, quando vediamo uno spettacolo sul televisore, pensiamo ad un mondo educato, sterile, pacifico, abbiamo dimenticato l’origine di tutto questo e cioè la miniera, col suo cumulo fisico ed emotivo di fatica, di sudore, di paura, di morti, di coraggio, dove l’uomo dà il meglio di sé; anche i pozzi sono miniere, dalle quali estraiamo petrolio, gas e acqua.

Quindi , la meravigliosa madre terra genera senza posa in superficie i prodotti agricoli, i fiori che ci danno bellezza, gli alberi per il legname: sono tutti prodotti rinnovabili, invece, per quanto riguarda i prodotti tratti dalle miniere e dai pozzi, l’avidità mostruosa dell’uomo esaurisce la possibilità della terra, senza possibilità di scelta.

Non sarebbe difficile fermare lo scempio, con un metodo che ci permetterebbe di agire in prima persona, con una capillarità è un efficienza straordinaria; la raccolta differenziata dei rifiuti.

Miliardi tonnellate di prodotti vengono sepolti per sempre, sottraendo risorse all’umanità e l’inquinamento la madre natura; vetro , carta, plastica, vestiario, mobili, pneumatici ferro, rame contenuto nei motori elettrici, pile velenose piene di piombo e acidi, frigoriferi, televisori, computer e tanti altri prodotti.

Gridiamo a voce alta che non vogliamo le centrali, tuttavia, dato che l’energia si misura in watt, tutta l’energia che individualmente non vogliamo usare per ricuperare prodotti, dobbiamo portarla dalle centrali tanto odiate: un comportamento schizofrenico.

La madre terra è prodiga di altri doni:

i soffioni, i geyser, le terme con i loro fanghi curativi e anche le grotte meravigliose, fonte di stupore per l’uomo, con le stalattiti, le stalagmiti di mille colori, i laghi sotterranei coi loro misteriosi abitanti.

C’e poi un dono della terra, ripugnante da nominare e da vedere , ma essenziale per la sopravivenza del pianeta e dell’uomo, il verme; guai se non ci fosse, a distruggere , purificare; basti l’esempio della plastica che non marcisce e sta danneggiando gravemente il mondo.

Perciò dobbiamo ringraziare la terra per il germe, le terme, il verme.

Concludendo questa parte , abbiamo visto perché la terra è madre: perché genera dal suo grembo, dall’oscurità delle viscere, perché nutre e per ricompensa la sfruttiamo, la esauriamo, la inquiniamo.

Così è la madre umana: una donna può fare una cosa che nè il re più potente, nè lo scienziato più potente è capace di fare; generare il bambino, nutrirlo con suo latte; per ricompensa viene picchiata, umiliata, deformata (orrore dei piedi cinesi, donne giraffa nell’oriente asiatico, botocudo in africa, mutilazioni genitali femminili nei paesi mussulmani, inquisizioni, torture, sepolture nei conventi, lavori durissimi, donne bruciate in India; nulla viene risparmiato alla donna.)

La miniera è buia, è in basso; l’inferno è immaginato in basso; la bassezza si riferisce a caratteristiche morali negative dal basso arrivano i terremoti e i maremoti. Si dice "ignoranza abissale", ma anche " pozzo di scienza", "miniera di dati".

Ora l’uomo, generalmente parlando, considera l’oscurità e lo stare in basso come negativi, paurosi, angoscianti; si dice "mente ottenebrata", si dice che durante la seconda guerra mondiale le tenebre calarono sull’Europa; il buio è popolato di creature della notte , nere come i pipistrelli e tanti altri animali notturni, false ma spaventosi come i fantasmi che proiettiamo fuori di noi e li mettiamo nel buio: i fantasmi non esistono ma ne abbiamo paura.

Dunque il buio e il basso li sentiamo come negativi, ma ne abbiamo assoluto bisogno: il bambino cresce nel buio, per vivere abbiamo bisogno del buio della notte, le radici delle piante sono al buio, i semi germogliano al buio e così sono le miniere : dal buio la vita.

Qualche volta mettiamo il sacro in basso; è il caso delle cripte ( dal greco kryptos nascosto), che nelle chiese si trovano sotto all’altare; Gesù è nato di notte in una grotta, i primi cristiani si nascondevano nelle catacombe protettive.

La sibilla vaticinava stando in prossimità di un abisso ispiratore.

 

LA MINIERA COME PRODIGIO DI TECNOLOGIA

 

Complessissimo è il lavoro necessario ad ottenere il prodotto della miniera: occorre scavare; smaltire le immense quantità di materiale ottenute e puntellare le gallerie con centine, rinforzi, puntelli: inevitabili i crolli , gli allagamenti dovuti al trasudamento d’acqua, all’improvviso esplodere di vene d’acqua; per estrarre l’acqua uno dei mezzi dell’antichità fu la coclea di Archimede, ma si usavano anche secchi, norie, pozzi di deviazione.

I problemi erano molteplici, come quello dell’illuminazione: difficile mantenere la fiamma accesa per la scarsità di ossigeno, rozzissimi i mezzi a disposizione.

Occorreva poi portare fuori il minerale in quantità enormi: ricordiamo che il contenuto totale del materiale estratto è percentualmente bassissimo, per cui il materiale va "arricchito", cioè va trattato in modo da togliere la terra e gli altri materiali che non servono: ecco gli enormi impianti di lavaggio, composti da botti sfangatici, lavatrici, vagli, nastri trasportatori, centrifughe, essiccatori.

Questo nei tempi moderni.

Anticamente questo processo di lavorare veniva fatto a mano con infinita pena e fatica.

Il trasporto del minerale nelle gallerie veniva effettuato da schiavi, con fatiche disumane: uomini e donne scheletriti, sfiniti, frustati, lacerata la pelle dalle frustate (vedere allegato).

Nei casi più "favorevoli" il trasporto fino alla base del pozzo era fatto con animali a basto e a volte con piccoli carri; fino a poco tempo fa i cavalli venivano calati nel pozzo e non ne uscivano mai più, diventavano ciechi e morivano nell’inferno.

Per risparmiare sui costi le gallerie erano bassissime e per capire cosa voleva dire il trasporto di materiale, occorre osservare la figura e la descrizione che ho allegato: in un cunicolo non più alto di 70 centimetri, una ragazza seminuda, indossante solo un paio di pantaloni corti, cammina appoggiandosi sulle mani e sulle ginocchia; una catena agganciata a una cintura che dalla vita le passa in mezzo alle cosce ed è ancorata al carrello trainato con estrema pena; questa figura, tratta da un libro inglese dedicato ed una inchiesta sul lavoro nelle miniere è emblematica di un modo di sentire prettamente sadico: infatti l’autore è scandalizzato non dall’orrore della situazione ma dalla nudità della ragazza, dal buco che la catena produce per sfregamento nei pantaloni e che lascia vedere le "vergogne"; è da notare che l’autore non dice "cosce" ma "gambe" per attenuare l’impatto erotico; ecco un’atroce esempio di pudore Vittoriano, periodo nel quale fasciavano la stoffa le gambe dei tavoli e delle sedie perché non suscitasse pensieri peccaminosi, ma a Londra era praticata moltissimo la pedofilia.

Un altro esempio di ferocia lo abbiamo coi carusi: bambini di dieci anni caricati con cinquanta chili, stremati, le gambe bruciate dalle lanterne, sodomizzati dagli anziani.

E’ istruttivo leggere il racconto "Rosso Malpelo" del Verga e "Ciaula scopre la luna" di Pirandello, nonché il romanzo "Germinale" di Zola, l’elenco degli orrori sarebbe interminabile, dalle galere (vedere i quadri del Magnasco "arrivo e interrogatorio dei galeotti" e "l’imbarco dei galeotti nel porto di Genova) , alle miniere, alle industrie , all’agricoltura, agli orfanotrofi.

Per quanto riguarda la donna nell’agricoltura in Italia basta ricordare la tragica epopea delle mondine ancora ai tempi recentissimi, e leggere il libro "l’anello forte" di Nuto Revelli, ed Enaudi.

Attualmente in Sudamerica abbiamo visto le fotografie dei "Garimperos": c’è poco da aggiungere.

Questa digressione nelle atrocità umane è indispensabile perché ormai da troppe persone c’è un rimpianto per un passato falsamente idilliaco, mai esistito se non nella fantasia di persone che hanno il buio nell’anima, che non riflettono come il passato grondi di sangue ; il filosofo Santayana ha detto "coloro che non vogliono conoscere il passato saranno condannate a riviverlo", perché il passato è terrificante".

Ben venga il progresso, l’elettricità con la sua forza motrice e la luce: una modesta abitazione moderna è più illuminata della reggia di Versailles.

Ecco la locomotrice a vapore, Diesel o elettrica, l’invenzione delle rotaie che ha permesso di diminuire enormemente l’attrito (fatica, riscaldamento, usura); la tecnica e in gran parte una lotta contro l’attrito; ecco gli argani elettrici, capaci di sollevare centinaia di tonnellate, le funi metalliche dall’enorme resistenza, i cuscinetti a sfere e a rulli: la civiltà moderna è basata su questi cuscinetti; senza di essi si fermerebbero i treni, le auto, gli aerei, gli elettrodomestici, le attrezzature ospedaliere, le centrali elettriche.

Fondamentali per combattere l’attrito sono i lubrificanti, altri nascosti ma fondamentali protagonisti del benessere.

Ma tornando alle grandi capacità che occorrono per gestire una miniera, nei secoli si è formata una tecnologia di altissimo livello, tale da permettere lo scavo di miniere sempre più profonde, più ricche di minerali che altrimenti andrebbero perduti.

Straordinaria è la tecnica degli ascensori che permettono la discesa in pochi minuti degli uomini.

Altrettanto si può dire di loro fratelli, i montacarichi, che trasportano verticalmente il materiale, mentre altri apparecchi, nastri trasportatori a tappeto in gomma scorrevoli su rulli, lo trasportano in orizzontale o con lievi pendenze.

Per sollevare il materiale ci sono anche gli elevatori a tazze metalliche bullonate a nastri in gomma o bullonati a catene, o anche elevatori a tasche in gomma.

Un altro metodo di trasporto è la funivia, con vagonetti scorrevoli su funi metalliche di diametro anche di 10 centimetri .

Una delle funivie più lunghe del mondo è quella di Savona: lunghezza 19 chilometri, dislivello 520 metri, portata 9000 tonnellate al giorno, senza inquinare e senza intralciare il traffico.

L’ingegno umano ha avuto modo di esprimere tutto il proprio potenziale per risolvere gli infiniti problemi che nascono nella gestione delle miniere; uno è quello del grisou, il gas esplosivo terrore dei minatori: in certe miniere portavano una gabbia con un canarino, posata in basso; dato che il gas è più pesante dell’aria sé un canarino moriva significava che il gas era presente.

Davy inventò la lampada antiesplosione che porta il suo nome.

Uno dei problemi più grandi che l’uomo ha incontrato è quello di alzare l’acqua; furono inventati metodi molto ingegnosi, come la coclea che però ha forti limiti di impegno, inventata dai Greci; un’altra macchina è la noria, formata da una ruota avente delle tazze fissate sulla periferia; le tazze arrivano nell’acqua, la ruota gira portandole in alto e rovesciandole in un canale di evacuazione, era mossa, con apposti meccanismi da uomini, buoi e dromedari ecc.

Era già conosciuta dai Babilonesi, sono tutte macchine di portata limitata come pure molto limitata è la capacità di innalzamento dell’acqua.

La vera rivoluzione avvenne con l’invenzione della pompa, che mossa con macchine a vapore con motori elettrici, può raggiungere portate enormi, come le idrovore delle bonifiche e altezze di trasporto notevolissime , come quelle che portano l’acqua alla sommità dei grattacieli.

Naturalmente la vera protagonista della tecnica mineraria è la miniera stessa: intanto bisogna individuarla, e già questo è una cosa molto complessa, poi occorre predisporre i cantieri per l’inizio degli scavi, gli alloggi per le maestranze, magazzini.

Nel frattempo bisogna montare gli impianti per trattare i minerali, togliere "fanghi", le sabbie, i limi, occorre vagliare, lavare e infine trasportare il materiale "arricchito" agli stabilimenti o ai porti.

Ma non è finita la storia del minerale: navi speciali lo portano ai clienti di tutto il mondo, dove negli appositi forni viene fuso e reso utilizzabile.

Bisognerebbe parlare di forni incredibili come gli altiforni che trattano il minerale di ferro ottenendo la ghisa: a Taranto ci sono altiforni alti 130 metri ; uno ha avuto il primato mondiale di durata e cioè tredici anni, la ghisa è trattata in forni elettrici 80/150 tonnellate per colata, viene trasformata in ferro e acciaio.

Anche nei porti c’e una tecnologia avanzatissima dovute alle miniere: enormi gru da banchina, pesanti 1000 tonnellate l’una con una benna capace di estrarre dal ventre della nave 60 tonnellate di materiale per volta, mandandolo ai giganteschi parchi di stoccaggio, capaci di contenere milioni di tonnellate di minerali, con macchine mostruose viene miscelato e con altre ripreso e inviato ai forni.

Basterebbe visitare lo stabilimento siderurgico di Taranto per vedere cos’è l’ingegno Italiano: alti forni più grandi del mondo macchine di scarico, miscelatori a ripresa più grandi del mondo, alla faccia di chi dice che siamo in declino, che mano d’opera in gamba non c’e ne’ più e simili calunnie.

 

LA MINIERA COME PALESTRA DI CORAGGIO, DI EROISMO, DI PRESTANZA FISICA

 

Ho gia descritto prima a quali livelli di orrore può arrivare lo sfruttamento dell’uomo, ma anche nei tempi moderni la sorte dei minatori è stata ed è molto dura.

Ricordiamo solo la tragedia di Marcinelle in Belgio, dove centinaia di minatori morirono; tra essi molti Italiani, alloggiati nelle baracche, in tedesco "Lager", una parola che dovrebbe farci tremare; gelate d’inverno, roventi d’estate e gli italiani disprezzati; ancora non molto tempo fa in Germania sulla porta di certi negozi c’era la scritta "vietato l’ingresso ai cani e agli Italiani".

Eppure migliaia di Italiani, in tutta Europa, in condizioni durissime, sopportarono per molti anni fatiche e umiliazioni pur di inviare a casa i soldi del riscatto, per far vivere le famiglie, per far studiare i figli, perché avessero una sorte migliore di quella di minatore in terra straniera.

Il miracolo economico Italiano è dovuto anche a questo, ma l’ingrata Italia ha dimenticato Marcinelle, oppure ne parla con imbarazzo: nella superbia del benessere conquistato, vorremmo dimenticare che eravamo i reietti d’Europa, con marchio della sconfitta e col marchio di chi fa i lavori rifiutati da tutti.

Come a Novara c’è il monumento alla mondina, così in molte città d’Italia, bisognerebbe erigere monumenti a coloro che con immenso coraggio, sopportando condizioni durissime, restando mutilati, sviluppando malattie terribili come la silicosi, hanno combattuto per il benessere di tutti.

Se l’uomo è degno di camminare sulla terra è grazie anche a loro.

Il benessere gronda sangue. Tutti gli oggetti del benessere che tocchiamo sono intrisi del sangue di un maschio.

A volte, senza volere offendere chi fa i mestieri più duri, diciamo che chi si allena in piscina o per altri sport fa sacrifici, che studiare costa sacrificio, mentre minatori, scavatori, manovali, addetti ai forni e via discorrendo sono dimenticati.

Certi particolari lavoratori soffrono della "sindrome di stanchezza"e sono i liberi professionisti, gli impiegati, gli attori, mentre i minatori sono indenni.

Eccezionale è la prestanza fisica di chi fa i lavori più duri: per otto ore al giorno , fino a 60 anni fanno sforzi che schianterebbero qualunque marciatore o ciclista della domenica.

Tutt’ora nel mondo gli incidenti in miniera sono frequenti: gruppi di uomini restano intrappolati nelle galere senza possibilità di soccorso; in superficie si versano lacrime di coccodrillo, ma non si agisce per aumentare la sicurezza degli impianti, per ridurre gli anni di lavoro: si prepensionano invece parastatali, impiegati ecc.

 

IL MONDO MAGICO DELLA MINIERA

 

Tutti coloro che lavorano per la miniera dagli ingegneri ai manovali, sentono chiaramente di stare infrangendo un tabu’:

si sta violando la madre terra,si qualcosa contro natura si predispongono rituali adeguati: preghiere segrete, invocazioni a Santa Barbara, gesti scaramantici, oggetti protettivi.

Il mito ha popolato gli abissi di elfi gentili come il coboldo –cobalto, di nani, gli gnomi.

Chi lavora nelle miniere ha piena coscienza di estrarre minerali magici: se si tratta di carbone sa che è molto simile al diamante, ma qualunque minerale estratto dalle miniere è magico perché è permeato dal sacrificio e dal valore di lo estrae e perché fa vivere il mondo.

Basta immaginare cosa succederebbe se non ci fosse il ferro e il carbone: la nostra civiltà crollerebbe a livelli di paura sussistenza, l’età media diventerebbe quella dell’uomo primitivo e cioè 30 anni.

 

LE MINIERE ITALIANE

 

L’Italia non è così povera di miniere come a volte si dice: sparse su tutto il territorio e magari non grandissime ma molto numerose, a cominciare dalla Valle D’Aosta dove il minerale di ferro, da Cogne veniva portato in basso con slitte; la strada era costellata di croci degli uomini che perdevano il controllo della slitta e si schiantavano nei burroni.

Venne costruita poi la funivia Cogne-Aosta, tantissime piccole miniere vennero messe in funzione in molti paesi, portando un po’ di benessere in posti poverissimi.

Lo stato Italiano fu un buon imprenditore: per esempio in Sardegna furono aperti più di 400 chilometri di cunicoli, anche in Toscana e altre regioni fu avviato un capillare sfruttamento delle risorse per svincolare l’Italia dalla dipendenza quasi totale dalle materie prime, motore del progresso e adesso troppo gente farnetica di plaghe incontaminate violentate dalle miniere, dimenticando che nei bellissimi paesaggi si moriva di fame, di malattia, di tubercolosi.

Quando l’Italia entrò nella prima guerra mondiale, ogni anno 16.000 persone morivano di pellagra, malattia dovuta alla denutrizione; negli anni 30 del secolo scorso furono aperti enormi sanatori per ricoverare persone rachitiche e tubercolose: basta aver visto qualche fotografia di quei poveri disgraziati per ringraziare il cielo di vivere negli "inquinati tempi moderni".

Le miniere Italiane servivano dunque al riscatto dell’Italia creando posti di lavoro, affrancando la dall’acquisto di molti materiali e impegnando le risorse risparmiate in moltissimi lavori pubblici, creando altresì generazioni di tecnici di altissimo livello capaci non solo di tenere in funzione gli impianti grandiosi, ma esportando tecnologia, costruendo macchinari per le altre nazioni e progettando impianti in tutto il mondo, incassando così valuta pregiata.

 

L’EREDITA’ DELLE MINIERE

 

Le miniere dismesse, a volte anche per normative cervellotiche, ci lasciano un patrimonio di inestimabile valore: ad esempio quelle del mercurio del monte Amiata; molte altre sono utilizzate per la coltivazione per il turismo numerario, per cui comitive di persone sono accompagnate a visitare alcuni pozzi messi in sicurezza e adeguatamente attrezzati.

Peccato che le miniere del Sulcis, dove si estrae carbone solforoso siano chiuse, una multinazionale si era offerta di riaprire con nuovi trattamenti, usare il carbone, depurato per fornire energia alle centrali, energia di cui tanto abbiamo bisogno e che andiamo a produrre per mezzo del carissimo metano, proveniente da nazioni di forte instabilità politica: abbiamo messo la testa nel cappio e pregheremo a caro prezzo decisioni pazzesche.

Viva le miniere, viva L’Italia.

 

L’UOMO, IL VALORE DELLA VITA, IL LAVORO

 

Il sentire umano è come il ribollire di un magma incandescente, come si vede dalla storia sia militare sia civile: la vita umana, al di là delle dichiarazioni retoriche non è mai stata sentita come valore.

Vediamo alcuni avvenimenti: crociate, guerre, lotte feroci tra città e città, il mostruoso proliferare di castelli e fortezze, costruiti da cristiani per proteggersi da altri cristiani; distruzione di raccolti, incendi, saccheggi, invenzioni di armi sempre più terrificanti, guerre chimiche, fino ad arrivare alla 1° guerra mondiale che giustamente qualcuno valuta come il caso più mostruoso di invidia: vecchi benestanti (generali, poeti, scrittori, vescovi) mandavano a morire in condizioni spaventose milioni di giovani di poverissime condizioni economiche.

L’elenco delle guerre sarebbe interminabile, completato da genocidi in Germania, in Cina, in Unione Sovietica, negli Stati Uniti, in Brasile e via dicendo.

Bisogna aggiungere il fortissimo, insopprimibile desiderio di far soffrire: ecco la tortura dei detenuti, codificata e approvata da autorità, santi, papi, capi di stato, filosofi.

Ecco le galere: per secoli il mediterraneo fu percorso da navi dove centinaia di migliaia di galeotti nudi, incatenati, frustati, mutilati, assiderati vissero vite atroci tra la piena approvazione di tutti.

Furono istituite le mostruose colonie penali come le purtroppo famose Guiana Francese e Botany Bay inglese: basti la descrizione di un forzato di questa zona: palle al piede di 10 kg per caviglia, anelli di ferro che divoravano la carne fino all’osso, frustate da strappare la carne della schiena, con il forzato costretto a indossare una giacca di cuoio in modo da ottenere che la schiena stessa marcisse e si riempisse di vermi (vedere Hugues "La Riva Fatale" ed Adelphi).

Tutti i paesi, anche l’Italia, gareggiavano negli orrori (la palla al piede fu abolita in Italia nel 1939).

Anche qui l’elenco sarebbe interminabile e atroce; negli anni 1920-1950 molti paesi attuarono una mostruosa politica eugenetica; le idee naziste erano largamente condivise e infatti il nazismo non nacque in modo inspiegabile e inaspettato, ma fu figlio di un terreno fertilissimo; l’antisemitismo era diffusissimo e purtroppo l’Italia fu in prima linea nell’efferatezza, sia nelle leggi razziali, sia nel massacro di popoli.

Del resto, quando chiesero ad Himmler da dove aveva preso gli spietati regolamenti che oppressero la vita degli ebrei tedeschi, rispose che aveva semplicemente copiato quelli che il Vaticano aveva praticato per secoli: obbligo di indossare vestiti particolari, proibizione di praticare parecchi mestieri, esclusione dalle scuole e dagli incarichi pubblichi ecc.

Colonialismo-

L’uomo bianco espresse il peggio dell’umanità: intere etnie furono distrutte; il genocidio non è certo un avvenimento moderno; basti pensare che Incas Aztechi, Maya furono cancellati dal sud America, come pure i nativi Americani furono distrutti dai protestanti; interi popoli furono ridotti in schiavitù e scomparvero a poco a poco morendo di stenti.

Nel Congo i Belgi sfruttarono ferocemente gli abitanti che si ribellarono, mutilando i loro bambini e facendosi fotografare orgogliosamente accanto ad essi o accanto a schiavi incatenati: ho il libro relativo a ciò.

L’elenco degli orrori del colonialismo a cui l’Italia purtroppo partecipò attivamente, sarebbe interminabile.

Ci fu, specie in Europa uno spaventoso colonialismo interno, e cioè l’antisemitismo, col suo corollario di massacri, di torture, di divieti, di ghetti, di rapimento di bambini ebrei (cose vicinissime a noi, perché l’ultimo bambino rapito fu Mortara, morto nel 1940).

L’ultimo ghetto d’Europa fu quello di Roma, aperto nel 1870 solo dopo che l’Italia, con la presa di Porta Pia conquistò Roma con la forza; le vie XX Settembre della città ricordano questo triste avvenimento.

La vita umana non aveva nessuna importanza anche nel campo del lavoro; a parte il caso macroscopico e atroce dei lavori forzati (galere, colonie penali, gulag ect.), i lavoratori schiavi erono diffusissimi: milioni di persone deportate dall’africa e impiegate nel continente Americano.

Negli Stati Uniti solo la guerra di Successione del 1865 mise fine alla schiavitù; nel "festoso" Brasile la schiavitù fu abolita solo nel 1888, in Russia fu abolita nel 1861.

In molti paesi mussulmani esiste tutt’ora.

Quando cominciò la rivoluzione industriale, cominciò un silenzioso genocidio: mai sazi di guadagno, gli industriali esigevano giornate di lavoro di 16-18 ore, donne e bambini in miniera e in fabbrica, venivano stritolati senza pietà, milioni di persone morirono per malattie, sfinimento e denutrizione.

Solo con leggi severe fu attenuato lo sfruttamento, leggi duramente contestate dalle classi borghesi religiosissime.

Tuttavia, per riallacciarsi al fatto che la vita non è sentita come valore anche attualmente, vediamo qualche caso:

- Spacciatori presi con chili di droga vengono rilasciati in libertà, cosicché anche le autorità preposte alla protezione del cittadino contribuiscono attivamente alla distruzione della gioventù.

- L’occidente accetta passivamente che la propria gioventù si distrugga con la droga, proteggendo gli stati che coltivano canapa papavero, oppio ect.

- Al QAIDA è qui: ogni anno solo in Italia 6000 persone muoiono per incidenti stradali e 20.000 restano invalidi: sofferenze spaventose e costi enormi per ricoveri e riabilitazione: la nazione assiste impassibile allo scempio.

Del resto il sacrificio all’idolo automobile è considerato ovvio e non degno di nota.

In Europa i morti sono 90.000 all’anno.

Alla guida delle automobili ci sono spesso drogati, ubriachi, malati , psicotici, gente sfinita dalla stanchezza: tutte queste persone guidano bolidi di 10 e più quintali a velocità pazzesca in mezzo alla gente, mentre le autorità restano assolutamente indifferenti al macello.

AL QAIDA è qui: 32 milioni di automobili e decine migliaia di autotreni scaricano a 20 centimetri da terra milioni di tonnellate di veleni, mentre le autorità competenti rifiutano pervicacemente di costruire metropolitane , di potenziare le ferrovie e la navigazione fluviale.

AL QAIDA è qui: ogni anno migliaia di donne vengono picchiate, violentate e contagiate dal maschio, mentre decine di altre vengono uccise, nell’assoluta indifferenza delle autorità .

AL QAIDA è qui: ogni anno migliaia di bambini vengono violentati, sessualmente sfruttati; altri scompaiono, generando solo blande reazioni nelle autorità..

Occorre poi mettere in evidenza le forze oscure che portano l’uomo alla propria autodistruzione:

- come dicevano i Greci antichi, spesso l’uomo insegue la sua chimera, cioè il mostro che lo distruggerà .

Vediamo perciò da una parte il terrore della morte, assurdo in persone che credono in una Dio immensamente buono e misericordioso e dall’altra vediamo le stesse persone perseguire con tenacia la propria perdizione.

Vediamo alcuni casi spaventosi:

- Diete cervellotiche, che distruggono il ferro nel sangue e fanno crollare il livello di proteine, vitamine e minerali, portando un grave malessere la persona che collabora entusiasticamente con l’insipiente dietologo alla propria distruzione; ma niente è più soddisfacente di vivere con la tabella del mangiare sul tavolo, niente è più eroico che annunciare di essere in dieta, credendo di suscitare l’ammirazione e l’invidia altrui.

- Obbedienza ad un codice assurdo: vediamo persone tozze e robuste voler diventare sottili e scavate, prendendo medicine e cadendo nella trappola della dieta.

- Cure "Fai da Te": troppa gente si cura in modo assurdo con le cosiddette "cure naturali" aggravando a volte fino alla morte certe malattie curabilissime.

Altri, pensano che il medico voglia avvelenarli o che le multinazionali dei farmaci guadagnano sulla loro salute, interrompendo cure ben fatte, aggravando certe patologie: ad esempio bronchiti non curate che si trasformano in pleuriti.

Palestre: troppa gente, per conquistare un corpo tonico, invece di allenarsi sia in palestra sia con marce a piedi e gite in bicicletta, prende anabolizzanti e vive con una farmacia sul comodino:

- bottiglioni con ferro, zinco, manganese, lecitina, polline, soia, etc. etc., intossicandosi e ammalandosi.

Immobilità: il divano distrugge; troppa gente ha un vero odio per il movimento;

lo sport più semplice, primordiale, economico e cioè passeggiare viene snobbato e, al limite, se si fa qualcosa, si va in palestra a fare spinning e altre attività col nome inglese: il passeggiare e considerato plebeo, inutile, umiliante.

Basta andare in spiaggia o ai giardini. Troppe mamme esortano i figli a non correre, a non sudare; ecco, la fobia del sudore distrugge la salute; se il bambino corre si irrobustisce, scarica aggressività, dorme meglio, digerisce meglio. Proibito.

Alimentazione. Si mangia troppo e poi si paga lo specialista perché ci dice di mangiare di meno: veramente assurdo e dispendioso.

Beviamo quantitativi enormi di acqua gasata, di tè e spuma, immettendo nel corpo tanto di quello zucchero da provocare diabete e debolezza.

Masticazione: non mastichiamo bene e non riusciamo a trarre dal cibo tutto il nutrimento che contiene, carichiamo lo stomaco di super lavoro, l’intestino soffre, la pancia gonfia, alito cattivo, denti fragili, sonnolenza, aerofagia, stanchezza, irritabilità..

Altruismo: la stessa gente che dice di amare la vita, che è severissima con gli ospedali, le mutue, i medici, non fa nulla per favorire la salute: mancano i donatori di sangue e così si alimenta il mostruoso traffico dai paesi sottosviluppati, dove organizzazioni internazioni prendono sangue ai poveri disgraziati pagandolo una miseria e rendendolo con guadagni stratosferici agli avari paesi ricchi; donare sangue è amore, non costa niente ed è tragico che cittadini super nutriti non donino.

Donazione di organi: vale quanto detto per il sangue: inutile lamentarsi delle lunghe liste di attesa quando muoiono migliaia di persone in buone condizioni di salute senza che sia possibile spiantare gli organi: avidità, egoismo.

Cultura: ricordiamo che più l’uomo è colto più propugna la morte e la tortura: ad esempio l’inquisizione codificava le torture ed i massacri con la massima cura: papi, vescovi, santi, filosofi compilarono tutti i codici necessari all’orrore che durò secoli: possiedo una raccolta di libri agghiaccianti su tutto ciò.

Scienziati farneticarono sulle razze, sia in Germania che in tutta Europa e anche purtroppo in Italia, dove appunto scienziati e parlamentari coltissimi prolungarono le leggi razziali del 1938; dette leggi, oltre a provocare enormi sofferenze, distrussero la matematica italiana, e cosa spaventosa, non provocarono alcuna reazione né fra gli intellettuali, colti per definizione, né nel clero coltissimo.

Medicina: sappiamo benissimo ciò che dobbiamo alla scienza medica: i vaccini, l’allungamento enorme della durata della vita, la salvezza della donna per mezzo della pillola anticoncezionale, le incredibili operazioni chirurgiche, l’anestesia, i trapianti di organi, la sconfitta dei pidocchi, delle pulci, delle zecche, della tisi, della tubercolosi.

Tuttavia troppi medici, tradendo il giuramento di Ippocrate si prestano a fare i consulenti di tortura, a fare mostruosi esperimenti sulle persone, come nei lager tedeschi ma non solo: le dittature reclutano anche adesso medici volenterosi per mettere a punto torture fisiche e psichiche.

Negli ultimi tempi medici europei si sono prestati ad eseguire su bambine mussulmane l’orrenda infibulazione, cioè la mutilazione dei genitali seguita dalla cucitura degli stessi: pratica atroce trasmessa dalle madri: purtroppo la ferocia del maschio viene messa in pratica dalle donne.

Questa lunga premessa è necessaria per sfatare il luogo comune che l’uomo ami la vita e persegua il proprio benessere fisico e psichico.

Si può sintetizzare quanto spiegato sopra alcune leggi antropologiche:

l’uomo ama donare la morte(Tanatoforo)

l’uomo ama infliggere sofferenza, umiliazione, tortura, paura.

l’uomo ama darsi la morte e infliggere a se stesso sofferenza (masochismo autopunitivo inconscio, razionalizzato con mille argomenti fasulli)

Finalmente possiamo affrontare ciò che succede ne mondo del lavoro, dove migliaia di uomini muoiono ogni anno e moltissimi altri restano mutilati e invalidi.

Ne conseguono le tragiche e meravigliose tre leggi che regolano la vita dell’uomo che lavora:

1° legge: il maschio paga il patto di essere tale morendo sul lavoro, affrontando pericoli, lavorando in ambienti spaventosi, in cantieri al freddo terribile dell’inverno o al riverbero cocente del sole d’estate, riempiendo i reparti "grandi ustionati" degli ospedali, scendendo nelle miniere, compiendo equilibrismi incredibili sui ponti, sulle gru portuali, sulle funivie, oppure scendendo in cunicoli spaventosi, respirando veleni e polveri, rimanendo orrendamente sfigurato da scoppi e incendi.

2° legge: il benessere gronda di sangue.

3° legge: ogni oggetto del benessere è intriso del sangue di un maschio.

La donna paga il tributo di sangue, molto più del maschio, a cominciare dalle donne morte per il parto e che tutt’ora non vengono assistite con cura, pur facendo la donna una cosa che nessun re, nessuno scienziato, nessun dittatore può fare: portare la vita e dare il latte (galattofora).

Nei secoli nulla è stato risparmiato alla donna: piedi martoriati delle cinesi, che venivano aggiogate all’aratro e messe remi delle giunche, l’infibulazione o mutilazione ai genitali praticata sui milioni di donne mussulmane, i botocudo in Africa, le donne giraffa dell’estremo oriente, mentre l’occidente non è stato da meno: basta pensare alla caccia delle streghe; centinaia di migliaia di donne venivano torturate e bruciate, migliaia di altre murate vive nei conventi che ricoprivano tutta l’Europa e il sud America , condannate senza colpa.

Nulla è stato risparmiato alla donna: fatiche disumane nell’agricoltura, nelle miniere, nelle fabbriche, continue gravidanze, parti spaventosi con donne a perdere, mentre si riempivano gli orfanotrofi di migliaia di bambini, tecniche ginecologiche spaventose, tanto la Bibbia dice "donna, partorisci con dolore"; perfino Dio condanna la donna, mentre era tanto facile dire: "Donna, partorirai senza dolore, senza pericolo".

In Cina anche attualmente le donne sono costrette dalla legge ad abortire, in India, ogni anno migliaia di donne vengono bruciate: nuore noiose, figlia disobbediente etc.

L’olocausto della donna, piaga spaventosa dell’umanità, meriterebbe un trattato a parte.

La ricompensa che il maschio ne ricava è tragica:

Ingratitudine: generalmente il cittadino non si rende conto dell’ingegno italiano, di come sia difficile tenere in moto una centrale, un altoforno, un forno elettrico; in genere tutti i meccanismi segreti che permettono di vivere bene e di produrre ciò che usiamo sono quasi completamente ignorati dal cittadino medio.

Bassa paga: la paga dell’operaio è molto bassa rispetto a quello dei burocrati, dei parastatali, degli statali, rispetto a quella vergognosa dei parlamentari. Gli operai fanno spesso trasferte lunghissime in posto molto disagiati e pericolosi.

Calunnia: intellettuali, giornalisti, religiosi, parlamentari, cittadini non fanno che dire che operai in gamba non ce ne sono più.

Tuttavia i calunniatori guidano automobili che sono prodigi di ingegneria, usano telefonini e computer di eccezionale potenza, navigano su colossali navi da crociera, salgono su funivie grandiose, hanno cure fantascientifiche negli ospedali dove si usano apparecchiature avveniristiche, usano corrente prodotta da centrali elettriche complessissime; l’Italia esporta beni per miliardi di euro prodotti da operai "incapaci": calunnia e ingratitudine.

Mal visti in casa: spesso gli operai sono stanchi, hanno qualche unghia spezzata; le mani, per quanto lavate, restano macchiate, portano da lavare tutte sporche, si fanno male; spesso i famigliari li privano dell’affetto, magari in modo cauto, e segretamente li disprezzano perché sono goffi e non sanno parlare.

Spesso sono mutilati e provocano disagio e repulsione in chi sta loro vicino.

Vediamo ora, alla luce di quando sopra esposto, cosa succede in pratica sul lavoro; io sono un disegnatore dell’industria metal meccanica e di impiantistica industriale; ho seguito il montaggio di vari impianti nelle cave ghiaia, nelle acciaierie, negli stabilimenti e nei porti e quindi conosco bene la psicologia degli operai e dei montatori, e ne apprezzo la perizia e l’immenso coraggio e capacità di sopportazione.

Inoltre nel 1993 sono stato licenziato dalla ditta, fallita, dove lavoravo; per una anno ho fatto il garzone da un giardiniere, insieme a personale italiano e anche con marocchini, di cui ho molto apprezzato la mancanza di vittimismo, l’atteggiamento positivo e battagliero nei confronti della vita.

Nel 2004, vicino alla pensione, sono stato di nuovo licenziato dall’ufficio tecnico dove avevo trovato lavoro e sono stato assunto da un artigiano edile con la funzione di manovale; non sapendo fare niente, ho avuto l’incarico di fare della fatica: portare sacchi di calce e di cemento, impastare, demolire, fare scanalature, scaricare automezzi, portare tonnellate di impasto sui ponti.

Ho conosciuto la fatica, il rapporto che si ha col proprio corpo messo alla prova, il rapporto che si ha col sudore; ho capito il timore che il maschio ha di apparire provato, il fare lo spiritoso e sparare sciocche battute per paura di essere compatito e naturalmente ho visto i disagi: quelli che al bar dicono che d’estate il caldo è insopportabile li avrei voluti con me sul tetto da riparare col riverbero del sole e facendo dalla fatica; lo stesso per quanto riguarda il freddo "siberiano" al bar, mentre noi sessantenni ci cambiavamo nel gelo di un magazzino pieno di spifferi.

Quello che ho fatto per quindici mesi non ha niente di eccezionale, perché viene fatto tutti giorni da decine di migliaia di uomini.

Anche in questa occasione ho lavorato con operai marocchini apprezzandone la vitalità e la mancanza di vittimismo a differenza di troppi "disoccupati cronici fasulli" Italiani, adepti scrupolosi alla cultura del piagnisteo.

Ho parlato di me solo per far capire che il mondo del lavoro lo conosco bene.

Vediamo finalmente cosa può verificarsi nell’animo di un uomo che esegue un lavoro e che riceve l’ordine di aver cura di se stesso: ad esempio mettersi i guanti indossare una maschera etc.

Obiezione:

Dicevano già gli antichi Greci: noi obiettiamo alle argomentazioni altrui perché non le abbiamo fatte noi; se le avessimo dette noi identiche, non obietteremmo affatto.

Invasione:

Seguire una regola, subire una multa meritata, curarsi scrupolosamente seguendo le prescrizioni del medico, eseguire gli ordini del capo-comitiva ecc. ecc., spesso ci fa sentire brutalmente invasi, mentalmente violentati , umiliati.

Del resto un recente sondaggio ha rilevato che il 79% dei cittadini ritiene giusto non seguire le regole, anche se dette sono oggettivamente giuste.

Lo vediamo anche dal fatto che lo stesso cittadino che si lamenta delle tasse, paga con estrema indifferenza, quantitativi enormi di multe, che naturalmente potrebbe spessissimo evitare e che naturalmente ritiene ingiuste e invadenti.

Eroismo: di fronte ad altri uomini, l’uomo spesso compie molti gesti "inutili", come scalare montagne, scendere in canoa in fiumi spaventosi, buttarsi da ponti legati ad elastici, andare a nuotare in mare quando è mosso e la bandiera rossa proibirebbe di fare il bagno, andare a sciare fuori pista, sfidarsi a chi si toglie per ultimo da sopra le rotaie all’arrivo di un del treno ecc.ecc..

Nel mondo del lavoro l’eroismo si manifesta con atteggiamenti irrazionali: salire su tralicci senza usare le scale, non mettersi l’elmetto quando si lavora sotto ponteggi o in cantieri di demolizione, sporgersi in modo assurdo da ringhiere e in altri moltissimi modi.

Entra in gioco l’enorme potenza della vista: in fatti si dice "il peso dello sguardo"; nel timore che gli altri ci "vedano" vili, assumiamo a volte atteggiamenti auto lesionistici, ma che pensiamo, non del tutto erroneamente, che aumentino il nostro prestigio.

Io stesso, più volte negli anni, pungolato dal commento di operai che dicevano che il disegnatore non si arrampica, invece di ignorare il commento e andare a controllare dove dovevo usare l’apposito cestello, ho obbedito in pieno all’imperativo irrazionale e mi sono arrampicato in posti assurdi, mi sono appeso a funi, ho camminato su putrelle sottili; ho così conquistato un buon prestigio, che mi ha esaltato e nello stesso tempo mi ha fatto ottenere una ottima collaborazione e stima; naturalmente potevo evitare tutto ciò; naturalmente nessuno me lo ordinato.

Esaudimento della profezia, agnello sacrificale, autocompiacimento struggente. Terribile e la potenza di questi modi di sentire; ad esempio, marinai convinti che cadendo nel mare freddo sarebbero morti assiderati, erano talmente convinti di ciò che, se veramente cadevano in mare si lasciavano morire, mentre civili"ignoranti", se cadevano in mare, si agitavano, urlavano, producevano calore e sopravvivevano quel tanto che permetteva ai soccorritori di raggiungerli e di salvarli.

Nel campo della medicina, a volte succede che, alla consegna di una diagnosi infausta il malato si suicida; più volte è stata scambiata la cartella clinica, riguardante un altro malato.

Nel campo del lavoro, succede che in un uomo il suo subcosciente elabori l’esaudimento della profezia di sconfitta:

costretto a fare un lavoro faticoso, in basso nella scala sociale, ricompensato con l’ingratitudine di cui ho gia parlato, sentendosi non amato in casa, a volte straniero umiliato (o sentendosi umiliato) ecco che quest’uomo diventa l’agnello sacrificale; la potenza malefica dell’inconscio lo porta a fare gesti azzardati, a correre pericoli inutili, a sentirsi oppresso per un ordine o un rimprovero; se si fa male ecco l’auto compiacimento struggente, il desiderio inconscio di accontentare gli "oppressori", i padroni, la moglie e i figli che non lo amano.

A fronte di tutto questo ribollire di emozioni ecco l’estrema importanza della scelta dei capi, che devono essere autoritari nel senso giusto del termine, prestigiosi, duri e sensibili, che sappiano che tra i loro uomini, oltre a quelli forti e sereni ci sono quelli inadatti al lavoro che fanno, troppo faticoso o pericoloso per loro, ma che non lo lasciano nel timore di apparire vili ai propri occhi e agli occhi dei famigliari: proprio la debolezza del carattere li fa sentire non sotto gli occhi colmi d’amore della Madonna, ma sotto gli occhi di un Dio spietato, che li costringe a essere se stessi: si specchiano e in questi occhi si vedono miserabili.

Ecco che il vero capo "sa", comprende, ma non compatisce perché il compatimento sarebbe insopportabile; il vero capo sa fare da parafulmine, sa sopportare il rancore, a volte l’odio, conscio che queste energie negative rivolte verso di lui fanno emergere energie positive che rinvigoriscono gli uomini.

Gli uomini "meritano" capi veri e solo i dirigenti egocentrici, incapaci di conoscere gli uomini, scelgono capi burocratici, meschini, che tengono in pugno gli uomini umiliandoli.

Per fortuna questi capi sono una minoranza, purtroppo però troppo consistente.

Ecco dunque individuata una causa degli incidenti a volte inspiegabili che succedono.

Una parte notevole degli infortuni è dovuto però a fatti razionali: attrezzature guaste, rotture improvvise e anche spesso alla sfortuna: i mussulmani dicono: "Il destino e nelle mani di Allah, basta un fremito delle Sue mani e siano salvi o perduti".

Ecco la famosa tegola sulla testa; ecco l’attrezzo elettrico revisionato poco prima fulminare l’operaio che lo usa; ecco il cedimento di un ponteggio sul quale tutti hanno camminato con sicurezza fino ad un attimo prima; insomma gli incidenti che possono accadere sono moltissimi.

Anche lo stato fisico del lavoratore ha molta importanza:mancamenti, giramenti di testa, cedimenti di articolazioni, abbassamento della pressione del sangue, disidratazione etc. etc.

Bisogna vedere adesso il ruolo dei titolari delle ditte.

Nel caso delle fabbriche grandi è più facile il controllo del rispetto delle normative riguardanti la sicurezza, sta da parte degli enti preposti sia da parte dei lavoratori.

Le cose diventano più difficili, nel caso di piccole ditte artigianali, a volte sconosciute nei paesi che le ospitano, a volte molto lontane dai centri abitati.

I grandi pericoli si corrono poi nelle ditte che eseguono lavori edili, montaggi di impianti, gallerie, strade.

Il comportamento di troppi titolari di ditte è veramente incomprensibile e si può esaminare sotto vari aspetti.

-comportamento criminale, perché certi volutamente trascurano le più elementari norme di sicurezza (ponteggi malsicuri, equipaggiamento per gli uomini indecente, impianti elettrici fatto con materiale molto scadente, mancanza di messa a terra, e via dicendo.

-comportamento incosciente, basato sull’assioma "nella mia ditta non può accadere" per cui non si recinta un precipizio, non si puntella una parete di terra franosa, si usano tavole da ponte fessurate e vecchie, non si montano i battipiedi sulle passerelle eccetera.

Insomma questi due comportamenti denotano disprezzo della vita altrui, insofferenza per il rispetto delle normative considerate come cervellotiche e oppressive; quando un operaio si fa male viene incolpato e il titolare si sente offeso dalle proteste o dalle eventuali inchieste.

Del resto, se non ci fosse la protezione sindacale e legale troppi titolari di ditte diventerebbero autentici farabutti.

Anche tanti titolari di ditte seguono la legge antropologica dell’obiezione e dell’invasione: i regolamenti, le leggi sulla sicurezza, il dover dotare i dipendenti di messi antinfortunistici etc. viene vissuto come un’intollerabile intromissione dell’autorità nella ditta.

C’e in fine un tipo di comportamento dei titolari di ditte che, oltre ad avere i due comportamenti sopra descritte, è semplicemente masochistico, perché riduce i guadagni, aumenta il pericolo per il personale, aumenta la lunghezza di esecuzione dei lavori, fa fare brutta figura coi clienti, fa perdere i lavori.

Ho visto cantieri veramente assurdi: massimo disordine nell’organizzazione, personale avventizio assunto al minimo prezzo e troppo inadeguato al lavoro da svolgere, materiali da montare che arrivano con tempi incongruenti con l’avanzamento dei lavori, attrezzi guasti o per lo meno difettosi, mezzi di sollevamento antidiluviani ,materie indispensabili dispersi dappertutto, sequenze dei montaggi cervellotiche, agitazione, ansia, costi enormi.

Del resto molti che fanno gli imprenditori non sono adatti a farlo; da qui l’enorme numero di fallimenti, ma la coazione a ripetere è inesorabile, la mancanza di umiltà abbonda, l’egocentrismo anche.

Purtroppo tutto ciò ha conseguenze nefaste sulla vita di troppe persone.

C’e però un fattore importante da considerare; spesso il titolare di una ditta ha gravi difficoltà a farsi obbedire anche per ordini dati nell’interesse del lavoratore: entra in gioco il "mobbing", per cui, data l’estrema labilità del significato di questo termine, tutto può diventare mobbing, anche per esempio l’ordine di indossare la cintura di sicurezza o l’elmetto.

Un altro fattore che ostacolano la sicurezza è il comportamento antisindacale; vale quanto detto sopra.

Per cui non è facile fare l’imprenditore, anche per l’enorme numero di leggi statali, regionali, sentenze, regolamenti, revisioni che rendono angoscioso il lavoro.

Alla luce di tutto quanto esposto non mi resta che dire tre cose:

- Elevare un inno al coraggio degli operai il cui merito è misconosciuto e che vivono secondo le leggi che regolano la vita dell’uomo che lavora (vedere le tre leggi nelle pagine precedenti).

- Elevare un inno all’inventiva degli industriali Italiani e a moltissimi titolari di ditte:

grazie a loro, alla loro fantasia, ai loro brevetti, al loro coraggio, milioni di operai lavorano, l’Italia esporta in tutto il mondo e può dare lavoro a milioni di stranieri che vedono migliorare nettamente la loro sorte.

- Invitare tutti i politici, sia a livello locale, sia a livello nazionale, i giornalisti gli intellettuali, i religiosi a fare sei mesi di lavoro nei cantieri edili, nelle miniere, nelle acciaierie, negli impianti portuali, in modo da toccare con mano cos’è l’uomo vero, cos’è il coraggio, l’impegno, la sopportazione, a vedere la morte in agguato sulla testa degli uomini.

I generali comandano, i soldati muoiono.

Per quanto riguarda la concorrenza, ci sono due aspetti da esaminare.

Il primo si riallaccia a paragrafo precedente, cioè le lodi per gli industriali Italiani, ai quali dobbiano il trionfo nel mondo di tanti prodotti Italiani; per industriali intendiamo non solo i produttori di macchinari vari, di automobili, e via dicendo, ma anche i grandi stilisti i cui prodotti sono venduti in tutto il mondo; anche nella cantieristica da diporto l’Italia è la seconda nel mondo, mentre è ai primi posti nella cantieristica nazionale.

L’Italia è molto forte nella costruzione di macchine utensili, di robot, di occhiali, di piastrelle (lo Shuttle è rivestito con piastrelle Italiane), di macchine per la maglieria, di cavi elettrici; ditte Italiane hanno costruito dighe grandiose in posti incredibilmente disagiati, superando ostacoli quasi insormontabili;

le ditte Italiane vincono gare internazionali per la costruzione di metropolitane, per l’automazione ferroviaria, per la fornitura di armi (la leggendaria Beretta ha fornito le pistole all’esercito Americano battendo sul loro terreno le celebri Colt, Smith & Wesson ect.).

L’Italia è ai primi posti per la produzione di gioielli, per la fornitura di marmi, graniti, pietre di taglio.

Del resto, il fatto che l’Italia sia la settima potenza industriale del mondo parla chiaro, più di molte descrizioni, della capacità di creare, lavorare, inventare, trasformare.

L’Italia è al primo produttore di riso d’Europa, il vino Italiano invade il mondo, insieme alla cucina e ai prodotti agricoli (formaggi, salumi, liquori, conserve, dolciumi e mille altre specialità).

Tuttavia questo meraviglioso proliferare di produzione è fortemente penalizzato da pesantissime zavorre, determinate da una serie di fattori nefasti: mancanza di infrastrutture; il lavoro ha bisogno di velocità di spostamento dei prodotti, tuttavia una perversa alleanza fa di tutto per ostacolare il trasporto e cioè, da una parte Stato, Regioni, Province e tutti gli enti preposti non sentono il problema, per cui sono estremamente ostili a quei rompiscatole di industriali che vogliono movimento, e perciò ponti, ferrovie, strade e autostrade sono in condizioni penose, la navigazione fluviale è praticamente inesistente.

Dall’altra parte, da quando si è data voce "alla gente", ecco il proliferare mostruoso di comizi contro tutto ciò che è nuovo, tutto ciò che è vantaggio e movimento ; perciò no ad autostrade, ponti, gallerie, moli dei porti, linee ferroviarie.

Tuttavia qui sta la schizofrenia: la stessa "gente" che è contro tutto, vuole viaggiare bene e rapidamente.

Mancanza di energia elettrica; l’Italia dipende penosamente dall’estero per gran parte del suo consumo di energia elettrica e va già bene che l’Italia saggia di un tempo ha costruito 2200 dighe e molte centrali; se un tempo avesse prevalso la mentalità attuale l’Italia, invece di essere la settima potenza industriale del mondo sarebbe la settantesima.

Schizofrenia: la stessa "gente" che si oppone tenacemente alla costruzione di centrali, di rigassificatori, di pannelli solari, di centrali eoliche è la stessa che non fa un passo senza salire sull’automobile, usa la televisione, il frigorifero, la lavatrice, i condizionatori.

E’ la stessa gente che non la raccolta differenziata della spazzatura, che non usa i mezzi di trasporto pubblico, che usa smoderatamente miliardi di borse di plastica.

Ostilità estrema delle istituzioni ai lavori di ristrutturazione di case: sappiamo quali iter allucinanti occorre seguire per ottenere ciò che all’estero è quasi immediato, sappiamo i tempi biblici che occorrono per poter iniziare i lavori; ciò blocca risorse enormi.

La storia che le autorità vogliono la salvezza della collina falsa; anzi le autorità sono le prime a ostacolare chi vuole agire.

- Tutti conosciamo i tempi allucinanti che occorrono ad aprire un semplice negozio, figuriamoci poi un l’attività artigianale o industriale.

Tempi mostruosi per la realizzazione di lavori pubblici; è esperienza comune fare prima o poi i conti con l’insopportabile durata di cantieri stradali; lo stesso vale per modesti ponti, o nuovi tratti di strade o ferrovie, palestre, parcheggi e così via.

Il confronto con i tempi andati è incredibile sappiamo di lavori ferroviari, bonifiche, porti, gallerie eseguiti tempi che attualmente sono impensabili:

- L’Italia, causa la catastrofe del 1943 e la mazzata del tristemente celebre 68 ha totalmente perso il senso del tempo.

- Pessima qualità dei lavori pubblici, con disagi enormi, costi enormi, energie sprecate, città che assumono un aspetto deprimente e ansiogeno.

- Edilizia pubblica marcia, fondazioni errate, edifici, che sono colabrodo termici anziché essere produttori di energia elettrica con pannelli solari, cellule fotovoltaiche, cisterne per la raccolta dell’acqua piovana.

- Muri di sostegno che crollano non perché i fenomeni atmosferici stanno peggiorando, ma perchè è peggiorata enormemente la qualità sia della progettazione sia della costruzione.

- Disastri provocati(torrenti pieni di alberi, chiusura di ritani, canali, golene, tombini.), ponti sui torrenti e su fiumi con piloni in mezzo alla corrente con conseguente diminuzione della sezione di passaggio dell’acqua; strutture dei ponti non idonee a sopportare le spinte dell’acqua e di tutto ciò che essa trascina; mancato drenaggio dell’acqua sui ponti, con conseguente erosione del cemento e corrosione della armature.

Con le risorse impiegate nella manutenzione dell’edilizia marcia si potrebbero costruire centinaia di chilometri di metropolitane.

Spazzatura; le discariche Italiane contengono tanti prodotti da risanare un continente.

Miliardi di bottiglie di vetro e di plastica vengono sepolte per sempre mentre enormi fabbriche ne producono di nuove con inquinamento spaventoso.

Miliardi di capi di vestiario e di scarpe vengono sepolti per sempre, mentre adeguatamente riciclati potrebbero vestire intere popolazioni.

Miliardi di tonnellate di carta vengono sepolte per sempre , in modo che intere foreste scompaiono della terra.

Mobili, divani, sedie, frigoriferi, piatti, e molto altro vengono sepolti per sempre, mentre potrebbero arredare migliaia di case dei nostri fratelli bisognosi.

Miliardi di batterie e medicine, profumi, oli ect. vengono sepolti per sempre, producendo un incalcolabile inquinamento.

Centinaia di edifici pubblici abbandonati: ospedali, caserme, palazzi ex colonie estive, grandi donazioni, vengono lasciati allo sbando; fa male al cuore pensare quanto benessere potrebbero generare questi edifici immessi nel mercato privato e riutilizzati.

Emorragia di centinaia di laureati che ogni anno abbandona l’Italia e vanno ad arricchire altre nazioni; a formarli occorrono decine di migliaia di euro ognuno e la loro partenza dissangua l’Italia.

Enormi quantità di denaro se ne vanno in telefonate fasulle e sms.

Ogni anno spendiamo 4 miliardi di euro (8000 miliardi di lire) in cure dimagranti. La stessa cifra data in beneficenza risolverebbe tutti i problemi di case di riposo, ambulanze, dormitori pubblici etc.

Trucchi per il corpo: troppa gente che crede di vivere in modo naturale spende somme enormi creme, terre, fard, rossetti ecc. ecc.; ovviamente i compulsivi consumatori di chimica sono contrari alle fabbriche chimiche.

Decine di migliaia di giovani si laureano con anni di ritardo, perciò;

- non producono reddito;

- vivono senza vergogna a carico delle famiglie;

- impoveriscono l’I.N.P.S.;

- si presentano al lavoro impreparati, non sanno le lingue, pretendono molto, ma non danno molto;

- dovranno lavorare fino a 70 anni e altre.;

- decine di migliaia di persone vivono sulla schiena di chi lavora: pusher, no global, scrocconi di centri sociali, metadonizzati ecc. ecc.

Tutta gente che invece di essere elementi positivi per la società (lavoratori, donatori di sangue e di organi) sono orridi parassiti.

Conclusione: l’Italia soffre di una spaventosa emorragia di risorse dovuta a incapacità, corruzione, cinismo, crudeltà, incuria.

Non ci cerchino spiegazioni fantastiche, si smetta di parlare in terza persona; si smetta di incolpare la Cina: la Cina l’abbiamo nel cervello.

I danni non vengono dall’America, dalla globalizzazione, dal buco nell’ozono, dai Mac Donald, ma purtroppo vengono da molto più vicino: vengono da noi stessi.

Con questi pesi da portare è difficile fare concorrenza a paesi più moderni, meno corrotti o ideologizzati.

Da tutto ciò che ho detto si potrebbe pensare che ho poca fiducia nel futuro, ma non è vero; oltre ai grandi meriti dell’Italia che lavora, l’Italia faro della civiltà, di arte e di cultura di bellezze naturali e artistiche c’e altro fattore:

 

IL PARADISO E’ PIENO DI ITALIANI

 

C’e l’Italia generosa quanto silenziosa, quella dei volontari e dei benefattori.

Nella mia biblioteca ho due raccoglitori con le etichette intitolate "bontà". Sono pieni di articoli raccolti negli anni, articoli che raccontano continui atti di altruismo, donazioni, eroismi.

Milioni di persone ogni giorno si prodigano per gli altri, a volte fino al sacrificio della vita; in tutto il mondo medici Italiani coadiuvati da volontari, missionari, suore vivono in mezzo all’orrore, portando un messaggi d’amore e di speranza inesauribili, In mezzo alle giungle, sui fronti delle guerre brilla luminoso "l’amore Italiano", di cui Emergengy fondata dal chirurgo milanese Gino Strada è uno dei meravigliosi esempi, tra gli altri.

Ogni anno milioni di euro vengono versati dagli Italiani alle varie organizzazioni umanitarie.

Ogni mattina un avvenimento misterioso e affascinante avviene: fiumi di sangue vengono versati dai donatori agli ospedali per salvare migliaia di persone in pericolo di vita.

Altrettanto importante è la "solidarietà capillare", cioè diffusa in tutti gli angoli più sperduti: infermieri volontari che vanno ad assicurarsi dello stato di salute di persone anziane in lontani casolari; vicini e conoscenti degli stessi che "danno una mano" in quelle faccende in apparenza modeste (come ammucchiare la legna per l’inverno) che però, tutte insieme, fanno sì che le persone, ovunque si trovino, sentano di essere parte di un grande corpo sociale, di non essere abbandonate, di partecipare al flusso della vita, di essere a loro molto importanti.

Ecco che di fronte alle sventure a volte dovute a fenomeni incontrollabili, a volte provocano dolosamente, si ergono i paladini del riscatto: assieme alle grandi organizzazioni ufficiali, uomini meravigliosi scavano con le mani nelle macerie dei terremoti, altri si sfiniscono a combattere gli incendi, altri stremati e coperti di fango lottano contro le inondazioni. Una immagine mi è fortemente rimasta impressa nella memoria, quella della "Madonna dei clandestini", e cioè una dottoressa che, sul litorale di Lampedusa, cerca di rianimare un africano morente.

C’è un bellissimo proverbio russo che dice che l’odio non è solo al mondo perchè è assediato dagli angeli che camminano sulla terra.

Certo su può fare di più; si può sempre fare di più in ogni cosa; ma nei limiti e nei difetti umani quanta gloria, quanto riscatto, quanto amore!

Nel dopo guerra l’Italia ha compiuto un’altra impresa veramente grandiosa: la più imponente migrazione interna che la storia ricordi, e cioè milioni di persone che in pochi anni si sono spostate dal sud al nord, è stata assorbita quasi senza traumi, arricchendo l’Italia di nuove energie.

L’Italia ha fatto fronte coraggiosamente alla catastrofe del Polesine, e alle altre che si sono susseguite, risorgendo più determinata e più bella, ma non solo: ormai gli immigrati si contano a milioni, contribuendo a quello scambio così ricco di conseguenze positive; coi loro guadagni centinaia di milioni di euro prendono la via dell’Africa, del Sud America, dell’Asia, contribuendo così ad allevarne in parte la miseria.

Tutto quanto detto sopra si inserisce nel contesto globale del buon vivere: lo stare insieme, le infinite associazioni, il ballo, le cerimonie che scandiscono i ritmi della vita e finalmente il convivio, il mangiare assieme, uno dei riti primordiali dell’umanità, con le sue profonde implicazioni psicologiche e addirittura magiche.

Perché tutto viene dalla madre terra: dalla semina nel suo grembo, alla crescita delle piante, la madre idrofora cioè portatrice d’acqua, con migliaia di km di canali, i riti magici della raccolta, gli opulenti magazzini di cibarie, la magica metamorfosi; nell’anno 2000 è ancora magica la parola pane, magica è la parola vino (Cristo scelse pane e vino); l’olio santo; tuttora la parola pane ha un significato denso di simboli emotivi profondi: guadagnarsi il pane; Ugolino nel 33° canto d’inferno di Dante dice:

"pianger sentii nel sonno dei miei figlioli ch’eran con meco e dimandar del pane".

L’Italia è ricca d’amore e la Liguria è la più ricca d’amore d’Italia: al di là dello sciocco stereotipo dell’avarizia,

 

IL PARADISO E’ PIENO DI LIGURI.

 

La Liguria ha il primato europeo di donatori di organi e di donazioni in denaro, oltre a grandi primati purtroppo sconosciuti ai Liguri stessi, come esempio il primato mondiale terrazzature, per cui milioni di tonnellate di pietre sono state movimentate per formare: i famosi muri a secco; ma mi fermo perchè il discorso, pur estremamente interessante, mi porterebbe a fare un discorso troppo lungo.

Quando alla famosa e tristissima frase" non c’è più amore al mondo" devo solo citare la frase del filosofo: "Non vede l’amore del mondo chi non dà amore; vede l’aridità del mondo chi è arido".

Io, che per le mie origini e per le mie vicissitudini ho i piedi ben piantati sulla terra, vedo risplendere l’amore dovunque, sia perchè conosco personalmente molte persone colme d’amore, sia perché ho due raccoglitori, che si riempiono rapidamente di articoli che parlano di gesti d’amore.

Perciò viva il bel futuro che ci aspetta,

Viva la Liguria Viva l’Italia.

 

L’HANDICAP

 

Per capire il tragico significato di questa parola bisogna fare una premessa e cioè vedere in genere il significato delle parole.

Ultimamente il significato della parola è stato troppo spesso disgiunto dalla parola stessa; l’iperbole regna sovrana. Ad esempio il freddo invernale è diventato "siberiano", un normale caldo estivo è diventato "tropicale", un piccolo contrattempo fa restare scioccati, traumatizzati.

In un ambito più serio vediamo persone che propugnano una cultura di pace e che incendiano bandiere di paesi cosiddetti nemici, vediamo "l’invasione pacifica" di luoghi, la sacra parola democrazia umiliata, trascinata nel fango. Nel campo della salute vediamo il significato di corpo snello diventare magrezza patologica, una donna appena formosa diventa robusta, un po’ di stanchezza diventa grave astenia, il rimprovero di un superiore diventa mobbing; si potrebbe continuare a lungo e non sarebbe uno sterile esercizio di grammatica, la fisima di uno che vuole sembrare istruito.

Le parole sono pietre, a scagliarle feriscono.

Per tornare alla parola "handicap", quante volte diciamo di noi stessi "mi sento un po’ handicappato" riguardo ad una piccola difficoltà che incontriamo a fare qualcosa, oppure lo diciamo ad altri come rimprovero o insulto, senza coglierne il connotato drammatico.

L’handicap, o carico aggiuntivo comincia da patologie più leggere come l’artrosi, la rigidezza delle articolazioni, la vista debole, il tremito delle mani dovuto alla vecchiaia; uniti assieme provocano difficoltà a vivere; ho tagliato le unghie a mani e piedi di persone anziane e ho visto come questo gesto in apparenza banale possa invece diventare difficoltoso o addirittura impossibile.

Il campo dell’handicap è purtroppo vastissimo, fino ai casi di paralisi, di cecità, di autismo, di follia.

Molto può fare la società per attenuare i disagi degli handicappati, sia a livello istituzionale, sia a livello individuale. Purtroppo, a livello istituzionale, vediamo casi che rasentano il sadismo; prendiamo il caso degli accessi facilitati per le carrozzelle dei disabili: si fanno rampe inaccessibili, con gradini di tre o più centimetri, ostacoli insormontabili per le ruote; è evidente sia il sadismo dell’istituzione, sia il cinismo dell’impresa.

Manca il rigore morale, la premura affettuosa, la calda empatia, il sapersi mettere nei panni altrui , la risonanza emotiva di chi è in difficoltà, spesso la forma prevale sulla sostanza; c’è l’ascensore per il disabile, ma non funziona; si danno migliaia di pensioni ai falsi invalidi e si danno pensioni basse ai veri invalidi. Tutto ciò e molto altro è gravissimo, ma altrettanto grave è il comportamento individuale di troppe persone che, invece di facilitare la vita a chi sta peggio di loro la ostacolano; ad esempio occupano il posteggio riservato agli invalidi, falsificano documenti per avere pensioni di invalidità non dovute, non lasciano il posto a sedere per anziani sui mezzi pubblici ecc.

Io sono stato l’accompagnatore di un invalido e ha toccato con mano la difficoltà di muoversi, di accedere a uffici, a ospedali, a posteggi.

Ho vissuto per un certo periodo da handicappato, anche se per fortuna in maniera molto modesta; mi ero fatto male alla schiena; trascinavo un po’ la gamba sinistra.

Alzarmi da letto era uno strazio, e lo stesso piegarmi per legarmi le scarpe e in genere per compiere quei movimenti che normalmente si compiono senza pensarci; io, che sono insofferente di limitazioni fisiche e sono piuttosto agile, ho capito molto bene cosa vuol dire avere la piena funzionalità del corpo, apprezzarne l’elasticità, la sicurezza del movimento, il buon equilibrio; ho viso la pietà negli occhi del prossimo, che distoglieva gli occhi vedendomi zoppicare.

Un giorno sono andato dall’ortopedico, mi tolgo i pantaloni, mi sdraio; lui mi fa fare alcuni movimenti, poi mi dice di rivestirmi. E io sul lettino, impossibilitato ad alzarmi; mi aiuta sono in piedi, non riesco ad infilarmi i pantaloni, sento le lacrime di umiliazione agli occhi; ma lui è cordiale, ridanciano, mi infila i pantaloni, mi allaccia le stringhe, ride forte perché gli ricorda quando veste il nipotino.

Quanto mi ha fatto bene quella cordialità, mi sono veramente rinfrancato. Poi sono guarito e non ho dimenticato quella esperienza di modesto e temporaneo handicap.

Lo stato degli handicappati può essere molto alleviato dalle istituzioni; guai se non ci fossero ospedali, palestre di riabilitazione, associazioni, specialisti e tutte quelle istituzioni di volontariato che elargiscono cure e soldi.

E qui si vede l’atro aspetto, quello meraviglioso di quella società così presente, così colma d’amore. Basta fare qualche esempio:

l’ospedale di Candiolo vicino a Torino, costruito con donazioni e sottoscrizioni, l’Italia è il secondo paese d’Europa per le donazioni di organi; le ambulanze corrono a salvare gli sventurati, li caricano senza guardare se sono italiani o stranieri, cattolici o musulmani; centinaia di associazioni distribuiscono amore a piene mani.

Telethon raccoglie milioni di euro.

Non vede il bene del mondo chi non sa fare il bene.

Vede il lato oscuro del mondo chi ha l’oscurità dentro di sé.

Altrettanto importante è la "solidarietà capillare", cioè diffusa in tutti gli angoli più sperduti: infermieri volontari che vanno ad assicurarsi dello stato di salute di persone anziane in lontani casolari; vicini e conoscenti degli stessi che "danno una mano" in quelle faccende in apparenza modeste (come ammucchiare la legna per l’inverno) che però, tutte insieme, fanno sì che le persone, ovunque si trovino, sentano di essere parte di un grande corpo sociale, di non essere abbandonate, di partecipare al flusso della vita, di essere a loro modo importanti.

Ecco che di fronte alle sventure a volte dovute a fenomeni incontrollabili, a volte provocate dolorosamente, si ergono i paladini del riscatto: assieme alle grandi organizzazioni ufficiali, uomini meravigliosi scavano con le mani nelle macerie dei terremoti, altri si sfiniscono a combattere gli incedi, altri stremati e coperti di fango lottano contro le inondazioni. Una immagine mi è fortemente rimasta impressa nella memoria, quella della "Madonna dei clandestini", e cioè una dottoressa che, sul litorale di Lampedusa, cerca di rianimare un africano morente.

C’è un bellissimo proverbio russo che dice che l’odio non è solo al mondo perché è assediato dagli angeli che camminano sulla terra.

C’è poi un’Italia generosa quanto silenziosa, quella dei volontari.

Milioni di persone che ogni giorno si prodigano per gli altri, a volte fino al sacrificio della vita; in tutto il mondo medici italiani coadiuvati da volontari, missionari, suore vivono in mezzo agli orrori, portando un messaggio d’amore e di speranza inesauribili. In mezzo alle giungle, sui fronti delle guerre brilla luminoso l’amore italiano di cui Emergency, fondata dal chirurgo milanese Gino Strada, è uno degli esempi più gloriosi.

Ogni anno milioni di euro vengono versati dagli Italiani alle varie organizzazioni umanitarie.

Ogni mattina un avvenimento misterioso e affascinante avviene: fiumi di sangue vengono versati dai donatori agli ospedali per salvare migliaia di vite in pericolo.

Ma a livello individuale si potrebbe fare di più: le parole d’ordine sono "largo" e "balza"; com’è bello facilitare la vita altrui da parte dei privilegiati come me! Tessiamo la ragnatela d’oro. Non aspettare che ci sia chiesto, ma fare subito.

Esempi: alzarsi sui mezzi pubblici quando c’è un anziano o un handicappato, senza che questo ci chieda il posto (a volte non osa chiederlo); ecco che il nostro cuore "balza", ci alziamo gioiosi, lo facciamo sedere.

Se vediamo davanti a noi l’anziano o l’handicappato che porta penosamente una borsa il nostro cuore "balza", gli prendiamo la borsa, lo accompagniamo aprendogli il portone e scortandolo su per le scale fino alla porta di casa sua.

Quando un anziano o un handicappato ci chiede un’informazione, ecco che il nostro cuore "balza", gli diamo esaurienti spiegazioni, "larghi" da affetto e cordialità.

Ecco la nostra gioia, ecco la verità del meraviglioso detto " fare il bene fa star bene"; la gioia profonda che proviamo è un balsamo per l’anima, ci sentiamo forti e generosi.

Migliaia sono le occasioni in cui possiamo migliorare la vita di chi sta peggio di noi, possiamo scaldare il cuore degli altri, farli sentire amati e importanti; non stiamo sempre ad invocare lo stato, o l’Istituzione; noi possiamo agire con una capillarità che nessuna istituzione potrebbe fare.

Permettiamo all’handicappato di farci sentire buoni; a volte siamo pieni di difetti, siamo degli zeri non considerati da nessuno, possiamo aver fatto del male a qualcuno, ma "nella sinistra l’errore, nella destra il riscatto".

Dobbiamo anche agire rispettando altre dure e meravigliose leggi:

"non faccia del bene chi non sopporta l’ingratitudine".

"chi non fa niente non è rimproverato, chi fa molto è rimproverato perché non fa di più"

ma noi dobbiamo agire con fortezza, lieti d’animo andare per gli sventurati, guardandoci dai tre ismi: narcisismo, vittimismo, eroismo.

Naturalmente non dobbiamo andare nemmeno verso il masochismo, e lodare chi ci dà "poisson sur le visage".

Tuttavia: bontà, dolcezza, gioia, pazienza, "balza", "largo", insieme tessiamo la meravigliosa "rete d’oro e d’amore col calore del nostro cuore".

E’ bello vivere!

Grazie democrazia, grazie libertà, grazie Italia.

  

LAVORO

 

Il sentire umano è come il ribollire di un magma incandescente, come si vede dalla storia sia militare sia civile: la vita umana, al di là delle dichiarazioni retoriche non è mai stata sentita come valore.

Vediamo alcuni avvenimenti: crociate, guerre lotte feroci tra città e città, il mostruoso proliferare di castelli e fortezze, costruiti da cristiani per proteggersi da altri cristiani; distruzione di raccolti, incendi, saccheggi, invenzioni di armi sempre più terrificanti, guerre chimiche, fino ad arrivare alla 1° guerra mondiale che giustamente qualcuno valuta come il caso più mostruoso di invidia: vecchi benestanti (generali, poeti, scrittori, vescovi) mandavano a morire in condizioni spaventose milioni di giovani di poverissime condizioni economiche.

L’elenco delle guerre sarebbe interminabile, completato da genocidi in Germania, in Cina, in Unione Sovietica, negli Stati Uniti, in Brasile e via dicendo.

Bisogna aggiungere il fortissimo, insopprimibile desiderio di far soffrire: ecco la tortura dei detenuti, codificata e approvata da autorità, santi, papi, capi di stato, filosofi.

Ecco le galere: per secoli il mediterraneo fu percorso da navi dove centinaia di migliaia di galeotti nudi, incatenati, frustati, mutilati, assiderati vissero vite atroci tra la piena approvazione di tutti.

Furono istituite le mostruose colonie penali come le purtroppo famose Guiana Francese e Botany Bay inglese: basti la descrizione di un forzato di questa zona: palle al piede di 10 kg per caviglia, anelli di ferro che divoravano la carne fino all’osso, frustate da strappare la carne della schiena, con il forzato costretto a indossare una giacca di cuoio in modo da ottenere che la schiena stessa marcisse e si riempisse di vermi ( vedere Hugues "La Riva Fatale" ed Adelphi).

Tutti i paesi, anche l’Italia , gareggiavano negli orrori (la palla al piede fu abolita in Italia nel 1939).

Anche qui l’elenco sarebbe interminabile e atroce, negli anni 1920-1950 molti paesi attuarono una mostruosa politica eugenetica; le idee naziste erano largamente condivise e infatti il nazismo non nacque in modo inspiegabile e inaspettato, ma fu figlio di un terreno fertilissimo; l’antisemitismo era diffusissimo e purtroppo l’Italia fu in prima linea nell’efferatezza, sia nelle leggi razziali, sia nel massacro di popoli.

Del resto, quando chiesero ad Himmler da dove aveva preso gli spietati regolamenti che oppressero la vita degli ebrei tedeschi, rispose che aveva semplicemente copiato quelli che il Vaticano aveva praticato per secoli: obbligo di indossare vestiti particolari, proibizione di praticare parecchi mestieri, esclusione dalle scuole e dagli incarichi pubblichi ecc.

Colonialismo-

L’uomo bianco espresse il peggio dell’umanità: intere etnie furono distrutte; il genocidio non è certo un avvenimento moderno; basti pensare che Incas Aztechi,Maya furono cancellati dal sud America, come pure i nativi Americani furono distrutti dai protestanti, interi popoli furono ridotti in schiavitù e scomparvero a poco a poco morendo di stenti.

Nel Congo i Belgi sfruttarono ferocemente gli abitanti che si ribellarono, mutilando i loro bambini e facendosi fotografare orgogliosamente accanto ad essi o accanto a schiavi incatenati: ho il libro relativo a ciò.

L’elenco degli orrori del colonialismo a cui l’Italia purtroppo partecipò attivamente, sarebbe interminabile.

Ci fu , specie in Europa uno spaventoso colonialismo interno, e cioè l’antisemitismo, col suo corollario di massacri, di torture, di divieti, di ghetti, di rapimento di bambini ebrei( cose vicinissime a noi, perché l’ultimo bambino rapito fu Mortara, morto nel 1940).

L’ultimo ghetto d’Europa fu quello di Roma, aperto nel 1870 solo dopo che l’Italia, con la presa di Porta Pia conquistò Roma con la forza; le vie XX Settembre della città ricordano questo triste avvenimento.

La vita umana non aveva nessuna importanza anche nel campo del lavoro; a parte il caso macroscopico e atroce dei lavori forzati( galere, colonie penali, gulag ect.), i lavoratori schiavi erono diffusissimi: milioni di persone deportate dall’africa e impiegate nel continente Americano.

Negli Stati Uniti solo la guerra di successione del 1865 mise fine alla schiavitù ; nel "festoso" Brasile la schiavitù fu abolita solo nel 1888, in Russia fu abolita nel 1861.

In molti paesi mussulmani esiste tutt’ ora.

Quando cominciò la rivoluzione industriale, cominciò un silenzioso genocidio: mai sazi di guadagno, gli industriali esigevano giornate di lavoro di 16-18 ore, donne e bambini in miniera e in fabbrica, venivano stritolati senza pietà, milioni di persone morirono per malattie, sfinimento e denutrizione.

Solo con leggi severe fu attenuato lo sfruttamento, leggi duramente contestate dalle classi borghesi religiosissime.

Tuttavia , per riallacciarsi al fatto che la vita non è sentita come valore anche attualmente, vediamo qualche caso:

- Spacciatori presi con chili di droga vengono rilasciati in libertà, cosicché anche le autorità preposte alla protezione del cittadino contribuiscono attivamente alla distruzione della gioventù.

- L’occidente accetta passivamente che la propria gioventù si distrugga con la droga, proteggendo gli stati che coltivano canapa papavero, oppio ect.

- Al QAIDA è qui: ogni anno solo in Italia 6000 persone muoiono per incidenti stradali e 20.000 restano invalidi: sofferenze spaventose e costi enormi per ricoveri e riabilitazione: la nazione assiste impassibile allo scempio.

Del resto il sacrificio all’idolo automobile è considerato ovvio e non degno di nota.

In Europa i morti sono 90.000 all’anno.

Alla guida delle automobili ci sono spesso drogati, ubriachi, malati , psicotici, gente sfinita dalla stanchezza: tutte queste persone guidano bolidi di 10 e più quintali a velocità pazzesca in mezzo alla gente, mentre le autorità restano assolutamente indifferenti al macello.

AL QAIDA è qui: 32 milioni di automobili e decine migliaia di autotreni scaricano a 20 centimetri da terra milioni di tonnellate di veleni, mentre le autorità competenti rifiutano pervicacemente di costruire metropolitane , di potenziare le ferrovie e la navigazione fluviale.

AL QAIDA è qui: ogni anno migliaia di donne vengono picchiate, violentate e contagiate dal maschio, mentre decine di altre vengono uccise, nell’assoluta indifferenza delle autorità .

AL QAIDA è qui: ogni anno migliaia di bambini vengono violentati, sessualmente sfruttati; altri scompaiono, generando solo blande reazioni nelle autorità..

Occorre poi mettere in evidenza le forze oscure che portano l’uomo alla propria autodistruzione:

- come dicevano i Greci antichi, spesso l’uomo insegue la sua chimera, cioè il mostro che lo distruggerà .

Vediamo perciò da una parte il terrore della morte, assurdo in persone che credono in una Dio immensamente buono e misericordioso e dall’altra vediamo le stesse persone perseguire con tenacia la propria perdizione.

Vediamo perciò alcuni casi spaventosi:

- Diete cervellotiche, che distruggono il ferro nel sangue e fanno crollare il livello di proteine, vitamine e minerali, portando un grave malessere la persona che collabora entusiasticamente con

- l’insipiente dietologo alla propria distruzione; ma niente è più soddisfacente di vivere con la tabella del mangiare sul tavolo, niente è più eroico che annunciare di essere in dieta, credendo di suscitare l’ammirazione e l’invidia altrui.

- Obbedienza ad un codice assurdo: vediamo persone tozze e robuste voler diventare sottili e scavate, prendendo medicine e cadendo nella trappola della dieta.

- Cure "Fai da Te": troppa gente si cura in modo assurdo con le cosiddette"cure naturali" aggravando a volte fino alla morte certe malattie curabilissime.

Altri, pensano che il medico voglia avvelenarli o che le multinazionali dei farmaci guadagnano sulla loro salute, interrompendo cure ben fatte, aggravando certe patologie: ad esempio bronchiti non curate che si trasformano in pleuriti.

 

Palestre : troppa gente, per conquistare un corpo tonico, invece di allenarsi sia in palestra sia con marce a piedi e gite in bicicletta, prende anabolizzanti e vive con una farmacia sul comodino:

- bottiglioni con ferro, zinco,manganese, lecitina , polline, soia, ect. ect., intossicandosi e ammalandosi.

Immobilità : il divano distrugge; troppa gente ha un vero odio per il movimento;

lo sport più semplice, primordiale, economico e cioè passeggiare viene snobbato e , al limite, se si fa qualcosa, si va in palestra a fare spinning e altre attività col nome inglese: il passeggiare e considerato plebeo, inutile, umiliante.

Basta andare in spiaggia o ai giardini. Troppe mamme esortano i figli a non correre,a non sudare; ecco, la fobia del sudore distrugge la salute; se il bambino corre si irrobustisce, scarica aggressività , dorme meglio, digerisce meglio. Proibito.

Alimentazione. Si mangia troppo e poi si paga lo specialista perché ci dice di mangiare di meno: veramente assurdo e dispendioso.

Beviamo quantitativi enormi di acqua gasata, di tè e spuma, immettendo nel corpo tanto di quello zucchero da provocare diabete e debolezza.

Masticazione: non mastichiamo bene e non riusciamo a trarre dal cibo tutto il nutrimento che contiene, carichiamo lo stomaco di super lavoro, l’intestino soffre, la pancia gonfia, alito cattivo, denti fragili, sonnolenza, aerofagia, stanchezza, irritabilità..

Altruismo: la stessa gente che dice di amare la vita, che è severissima con gli ospedali, le mutue, i medici, non fa nulla per favorire la salute : mancano i donatori di sangue e così si alimenta il mostruoso traffico dai paesi sottosviluppati, dove organizzazioni internazioni prendono sangue ai poveri disgraziati pagandolo una miseria e rendendolo con guadagni stratosferici agli avari paesi ricchi; donare sangue è amore, non costa niente ed è tragico che cittadini super nutriti non donino.

Donazione di organi: vale quanto detto per il sangue: inutile lamentarsi delle lunghe liste di attesa quando muoiono migliaia di persone in buone condizioni di salute senza che sia possibile spiantare gli organi: avidità , egoismo.

Cultura: ricordiamo che più l’uomo è colto più propugna la morte e la tortura: ad esempio l’inquisizione codificava le torture ed i massacri con la massima cura: papi, vescovi, santi, filosofi compilarono tutti i codici necessari all’orrore che durò secoli: possiedo una raccolta di libri agghiaccianti su tutto ciò.

Scienziati farneticarono sulle razze, sia in Germania che in tutta Europa e anche purtroppo in Italia, dove appunto scienziati e parlamentari coltissimi prolungarono le leggi razziali del 1938; dette leggi, oltre a provocare enormi sofferenze, distrussero la matematica italiana, e cosa spaventosa, non provocarono alcuna reazione ne fra gli intellettuali, colti per definizione, ne nel clero coltissimo.

Medicina: sappiamo benissimo ciò che dobbiamo alla scienza medica : i vaccini, l’ allungamento enorme della durata della vita, la salvezza della donna per mezzo della pillola anticoncezionale , le incredibili operazioni chirurgiche, l’anestesia, i trapianti di organi, la sconfitta dei pidocchi, delle pulci, delle zecche, della tisi, della tubercolosi.

Tuttavia troppi medici, tradendo il giuramento di Ippocrate si prestano a fare i consulenti di tortura, a fare mostruosi esperimenti sulle persone, come nei lager tedeschi ma non solo: le dittature reclutano anche adesso medici volenterosi per mettere a punto torture fisiche e psichiche .

Negli ultimi tempi medici europei si sono prestati ad eseguire su bambine mussulmane l’orrenda infibulazione, cioè la mutilazione dei genitali seguita dalla cucitura degli stessi: pratica atroce trasmessa dalle madri: purtroppo la ferocia del maschio viene messa in pratica dalle donne.

Questa lunga premessa è necessaria per sfatare il luogo comune che l’uomo ami la vita e persegua il proprio benessere fisico e psichico.

Si può sintetizzare quanto spiegato sopra alcune leggi antropologiche:

l’uomo ama donare la morte(Tanatofoto)

l ‘uomo ama infliggere sofferenza, umiliazione, tortura, paura.

l’uomo ama darsi la morte e infliggere a se stesso sofferenza (masochismo autopunitivo inconscio, razionalizzato con mille argomenti fasulli)

Finalmente possiamo affrontare ciò che succede ne mondo del lavoro, dove migliaia di uomini muoiono ogni anno e moltissimi altri restano mutilati e invalidi.

Ne conseguono le tragiche e meravigliose tre leggi che regolano la vita dell’uomo che lavora:

1° legge: il maschio paga il patto di essere tale morendo sul lavoro, affrontando pericoli, lavorando in ambienti spaventosi, in cantieri al freddo terribile dell’inverno o al riverbero cocente del sole d’estate, riempiendo i reparti" grandi ustionati" degli ospedali, scendendo nelle miniere, compiendo equilibrismi incredibili sui ponti, sulle gru portuali, sulle funivie, oppure scendendo in cunicoli spaventosi, respirando veleni e polveri, rimanendo orrendamente sfigurato da scoppi e incendi.

2° legge: il benessere gronda di sangue.

3° legge: ogni oggetto del benessere è intriso del sangue di un maschio.

La donna paga il tributo di sangue, molto più del maschio, a cominciare dalle donne morte per il parto e che tutt’ora non vengono assistite con cura, pur facendo la donna una cosa che nessun re, nessuno scienziato, nessun dittatore può fare: portare la vita e dare il latte (galattofora).

Nei secoli nulla è stato risparmiato alla donna: piedi martoriati delle cinesi, che venivano aggiogate all’aratro e messe remi delle giunche, l’infibulazione o mutilazione ai genitali praticata sui milioni di donne mussulmane, i botocudo in Africa, le donne giraffa dell’estremo oriente, mentre l’occidente non è stato da meno: basta pensare alla caccia delle streghe; centinaia di migliaia di donne venivano torturate e bruciate, migliaia di altre murate vive nei conventi che ricoprivano tutta l’Europa e il sud America , condannate senza colpa.

Nulla è stato risparmiato alla donna: fatiche disumane nell’agricoltura, nelle miniere, nelle fabbriche, continue gravidanze, parti spaventosi con donne a perdere, mentre si riempivano gli orfanotrofi di migliaia di bambini, tecniche ginecologiche spaventose, tanto la Bibbia dice " donna , partorisci con dolore"; per fino Dio condanna la donna, mentre era tanto facile dire: "Donna, partorirai senza dolore, senza pericolo".

In Cina anche attualmente le donne sono costrette dalla legge ad abortire, in India , ogni anno migliaia di donne vengono bruciate : nuore noiose, figlia disobbediente ect.

L’olocausto della donna, piaga spaventosa dell’umanità, meriterebbe un trattato a parte.

La ricompensa che il maschio ne ricava è tragica:

Ingratitudine: generalmente il cittadino non si rende conto dell’ingegno italiano, di come sia difficile tenere in moto una centrale, un altoforno, un forno elettrico; in genere tutti i meccanismi segreti che permettono di vivere bene e di produrre ciò che usiamo sono quasi completamente ignorati dal cittadino medio.

Bassa paga : la paga dell’operaio è molto bassa rispetto a quello dei burocrati, gli operai fanno spesso trasferte lunghissime in posto molto disagiati e pericolosi.

Dei parastatali, degli statali, rispetto a quella vergognosa dei parlamentari.

Calunnia: intellettuali, giornalisti, religiosi,parlamentari, cittadini non fanno che dire che operai in gamba non c’e ne sono più;

tuttavia i calunniatori guidano automobili che sono prodigi di ingegneria , usano telefonini e computer di eccezionale potenza, navigano su colossali navi, da crociera, salgono su funivie grandiose, hanno cure fantascientifiche negli ospedali dove si usano apparecchiature avveniristiche, usano corrente prodotta da centrali elettriche complessissime ; l’Italia esporta beni per miliardi di euro prodotti da operai"incapaci di nulla": calunnia e ingratitudine.

Mal visti in casa: spesso gli operai sono stanchi, hanno qualche unghia spezzata ; le mani, per quanto lavate, restano macchiate, portano da lavare tutte sporche, si fanno male; spesso i famigliari li privano dell’affetto , magari in modo cauto, e segretamente li disprezzano perché sono goffi e non sanno parlare.

Spesso sono mutilati e provocano disagio e repulsione in chi sta loro vicino.

Vediamo ora, alla luce di quando sopra esposto, cosa succede in pratica sul lavoro; io sono un disegnatore dell’industria metal meccanica e di impiantistica industriale ho seguito il montaggio di vari impianti nelle cave ghiaia, nelle acciaierie, negli stabilimenti e nei porti e quindi conosco bene la psicologia degli operai e dei montatori, e ne apprezzo la perizia e l’immenso coraggio e capacità di sopportazione.

Inoltre nel 1993 sono stato licenziato dalla ditta, fallita, dove lavoravo; per una anno ho fatto il garzone da un giardiniere, insieme a personale italiano e anche con marocchini, di cui ho molto apprezzato la mancanza di vittimismo, l’atteggiamento positivo e battagliero nei confronti della vita.

Nel 2004, vicino alla pensione, sono stato di nuovo licenziato dall’ufficio tecnico dove avevo trovato lavoro e sono stato assunto da un artigiano edile con la funzione di manovale; non sapendo fare niente, ho avuto l’incarico di fare della fatica: portavo sacchi di calce e di cemento, impastare, demolire, fare scanalature, scaricare automezzi, portare tonnellate di impasto sui ponti.

Ho conosciuto la fatica ,il rapporto che si ha col proprio corpo messo alla prova, il rapporto che si ha col sudore; ho provato il timore che il maschio ha di apparire provato, il fare lo spiritoso e sparare sciocche battute per paura di essere compatito e naturalmente ho visto i disagi: quelli che al bar dicono che d’estate il caldo è insopportabile li avrei voluti con me sul tetto da riparare col riverbero del sole e facendo dalla fatica; lo stesso per quanto riguarda il freddo "siberiano" al bar , mentre noi sessantenni ci cambiavamo nel gelo di un magazzino pieno di spifferi.

Quello che ho fatto per quindici mesi non ha niente di eccezionale, perché viene fatto tutti giorni da decine di migliaia di uomini.

Anche in questa occasione ho lavorato con operai marocchini apprezzandone la vitalità e la mancanza di vittimismo a differenza di troppi "disoccupati cronici fasulli" Italiani, adepti scrupolosi alla cultura del piagnisteo

Ho parlato di me solo per far capire che il mondo del lavoro lo conosco bene.

Vediamo finalmente cosa può verificarsi nell’animo di un uomo che esegue un lavoro e che riceve l’ordine di aver cura di se stesso: ad esempio mettersi i guanti indossare una maschera ect.

Obiezione:

Dicevano gia gli antichi Greci : noi obiettiamo alle argomentazioni altrui perché non le abbiamo fatte noi; se le avessimo dette noi identiche, non obietteremmo affatto.

Invasione:

Seguire una regola, subire una multa meritata, curarsi scrupolosamente seguendo le prescrizioni del medico, eseguire gli ordini del capo-comitiva ecc. ecc., spesso ci fa sentire brutalmente invasi, mentalmente violentati , umiliati.

Del resto un recente sondaggio ha rilevato che il 79% dei cittadini ritiene giusto non seguire le regole, anche se dette sono oggettivamente giuste.

Lo vediamo anche dal fatto che lo stesso cittadino che si lamenta delle tasse, paga con estrema indifferenza, quantitativi enormi di multe, che naturalmente potrebbe spessissimo evitare e che naturalmente ritiene ingiuste e invadenti.

Eroismo: di fronte ad altri uomini, l’uomo spesso compie molti gesti "inutili", come scalare montagne, scendere in canoa in fiumi spaventosi, buttarsi da ponti legati ad elastici, andare a nuotare in mare quando è mosso e la bandiera rossa proibirebbe di fare il bagno, andare a sciare fuori pista, sfidarsi a chi si toglie per ultimo da sopra le rotaie all’arrivo di un del treno ecc.ecc..

Nel mondo del lavoro l’eroismo si manifesta con atteggiamenti irrazionali: salire su tralicci senza usare le scale, non mettersi l’elmetto quando si lavora sotto ponteggi o in cantieri di demolizione, sporgersi in modo assurdo da ringhiere e in altri moltissimi modi.

Entra in gioco l’enorme potenza della vista: in fatti si dice "il peso dello sguardo"; nel timore che gli altri ci "vedano" vili, assumiamo a volte atteggiamenti auto lesionistici, ma che pensiamo, non del tutto erroneamente , che aumentino il nostro prestigio.

Io stesso, più volte negli anni, pungolato dal commento di operai che dicevano che il disegnatore non si arrampica, invece di ignorare il commento e andare a controllare dove dovevo usare l’apposito cestello, ho obbedito in pieno all’imperativo irrazionale e mi sono arrampicato in posti assurdi, mi sono appeso a funi, ho camminato su putrelle sottili; ho così conquistato un buon prestigio, che mi ha esaltato e nello stesso tempo mi ha fatto ottenere una ottima collaborazione e stima; naturalmente potevo evitare tutto ciò; naturalmente nessuno me lo ordinato.

Esaudimento della profezia, agnello sacrificale , autocompiacimento struggente. Terribile e la potenza di questi modi di sentire; ad esempio , marinai convinti che cadendo nel mare freddo sarebbero morti assiderati, erano talmente convinti di ciò che, se veramente cadevano in mare si lasciavano morire, mentre civili"ignoranti", se cadevano in mare, si agitavano, urlavano, producevano calore e sopravvivevano quel tanto che permetteva ai soccorritori di raggiungerli e di salvarli.

Nel campo della medicina, a volte succede che, alla consegna di una diagnosi infausta il malato si suicida; più volte è stata scambiata la cartella clinica, riguardante un altro malato.

Nel campo del lavoro, succede che in un uomo il suo subcosciente elabori l’esaudimento della profezia di sconfitta:

costretto a fare un lavoro faticoso, in basso nella scala sociale, ricompensato con l’ingratitudine di cui ho gia parlato, sentendosi non amato in casa, a volte straniero umiliato ( o sentendosi umiliato) ecco che quest’ uomo diventa l’agnello sacrificale; la potenza malefica dell’inconscio lo porta a fare gesti azzardati, a correre pericoli inutili, a sentirsi oppresso per un ordine o un rimprovero; se si fa male ecco l’auto compiacimento struggente, il desiderio inconscio di accontentare gli "oppressori", i padroni, la moglie e i figli che non lo amano.

A fronte di tutto questo ribollire di emozioni ecco l’estrema importanza della scelta dei capi, che devono essere autoritari nel senso giusto del termine, prestigiosi, duri e sensibili, che sappiano che tra i loro uomini, oltre a quelli forti e sereni ci sono quelli inadatti al lavoro che fanno, troppo faticoso o pericoloso per loro, ma che non lo lasciano nel timore di apparire vili ai propri occhi e agli occhi dei famigliari: proprio la debolezza del carattere li fa sentire non sotto gli occhi colmi d’amore della Madonna, ma sotto gli occhi di un Dio spietato, che li costringe a essere se stessi: si specchiano e in questi occhi si vedono miserabili.

Ecco che il vero capo"sa", comprende, ma non compatisce perché il compatimento sarebbe insopportabile; il vero capo sa fare da parafulmine, sa sopportare il rancore, a volte l’odio, conscio che queste energie negative rivolte verso di lui fanno emergere energie positive che rinvigoriscono gli uomini.

Gli uomini "meritano" capi veri e solo i dirigenti egocentrici, incapaci di conoscere gli uomini, scelgono capi burocratici, meschini, che tengono in pugno gli uomini umiliandoli.

Per fortuna questi capi sono una minoranza, purtroppo pero troppo consistente.

Ecco dunque individuata una causa degli incidenti a volte inspiegabili che succedono.

Una parte notevole degli infortuni è dovuto però a fatti razionali: attrezzature guaste, rotture improvvise e anche spesso alla sfortuna: i mussulmani dicono: "Il destino e nelle mani di Allah, basta un fremito delle sue mani e siano salvi o perduti".

Ecco la famosa tegola sulla testa; ecco l’attrezzo elettrico revisionato poco prima fulminare l’operaio che lo usa; ecco il cedimento di un ponteggio sul quale tutti hanno camminato con sicurezza fino ad un attimo prima ; insomma gli incidenti che possono accadere sono moltissimi.

Anche lo stato fisico del lavoratore ha molta importanza:mancamenti, giramenti di testa, cedimenti di articolazioni, abbassamento della pressione del sangue, disidratazione ect ect.

Bisogna vedere adesso il ruolo dei titolari delle ditte.

Nel caso delle fabbriche grandi è più facile il controllo del rispetto delle normative riguardanti la sicurezza, sta da parte degli enti preposti sia da parte dei lavoratori.

Le cose diventano più difficili,nel caso di piccole ditte artigianali, a volte sconosciute nei paesi che le ospitano, a volte molto lontane dai centri abitati.

I grandi pericoli si corrono poi nelle ditte che eseguono lavori edili, montaggi di impianti, gallerie, strade.

Il comportamento di troppi titolari di ditte è veramente incomprensibile e si può esaminare sotto vari aspetti.

-comportamento criminale, perché certi volutamente trascurano le più elementari norme di sicurezza( ponteggi malsicuri, equipaggiamento per gli uomini indecente, impianti elettrici fatto con materiale molto scadente, mancanza di messa a terra, e via dicendo .

-comportamento incosciente, basato sull’assioma "nella mia ditta non può accadere" per cui non si recinta un precipizio, non si puntella una parete di terra franosa , si usano tavole da ponte fessurate e vecchie, non si montano i battipiedi sulle passerelle eccetera.

Insomma questi due comportamenti denotano disprezzo della vita altrui, insofferenza per il rispetto delle normative considerate come cervellotiche e oppressive; quando un operaio si fa male viene incolpato e il titolare si sente offeso dalle proteste o dalle eventuali inchieste.

Del resto, se non ci fosse la protezione sindacale e legale troppi titolari di ditte diventerebbero autentici farabutti.

Anche tanti titolari di ditte seguono la legge antropologica dell’obiezione e dell’invasione: i regolamenti, le leggi sulla sicurezza, il dover dotare i dipendenti di messi antinfortunistici ect. viene vissuto come un’intollerabile intromissione dell’autorità nella ditta.

C’e in fine un tipo di comportamento dei titolari di ditte che, oltre ad avere i due comportamenti sopra descritte, è semplicemente masochistico, perché riduce i guadagni, aumenta il pericolo per il personale, aumenta la lunghezza di esecuzione dei lavori, fa fare brutta figura coi clienti, fa perdere i lavori.

Ho visto cantieri veramente assurdi: massimo disordine nell’organizzazione, personale avventizio assunto al minimo prezzo e troppo inadeguato al lavoro da svolgere, materiali da montare che arrivano con tempi incongruenti con l’avanzamento dei lavori, attrezzi guasti o per lo meno difettosi, mezzi di sollevamento antidiluviani ,materie indispensabili dispersi dappertutto, sequenze dei montaggi cervellotiche, agitazione, ansia, costi enormi.

Del resto molliche fanno gli imprenditori non sono adatti a farlo; da qui l’enorme numero di fallimenti, ma la coazione a ripetere è inesorabile, la mancanza di umiltà abbonda, l’egocentrismo anche.

Purtroppo tutto ciò ha conseguenze nefaste sulla vita di troppe persone.

C’e però u fattore importante da considerare , spesso il titolare di una ditta ha gravi difficoltà a farsi obbedire anche per ordini dati nell’interesse del lavoratore: entra in gioco il "mobbing", per cui ,data l’estrema labilità del significato di questo termine, tutto può diventare mobbing , anche per esempio l’ordine di indossare la cintura di sicurezza o l’elmetto.

Un altro fattore che ostacolano la sicurezza è il comportamento antisindacale; vale quanto detto sopra.

Per cui non è facile fare l’imprenditore, anche per l’enorme numero di leggi statali , regionali, sentenze, regolamenti, revisioni che rendono angoscioso il lavoro.

Alla luce di tutto quanto esposto non mi resta che dire tre cose:

- Elevare un inno al coraggio degli operai il cui merito è misconosciuto e che vivono secondo le leggi che regolano la vita dell’uomo che lavora ( vedere le tre leggi nelle pagine precedenti).

- Elevare un inno all’inventiva degli industriali Italiani e a moltissimi titolari di ditte:

grazie a loro, alla loro fantasia , ai loro brevetti, al loro coraggio, milioni di operai lavorano , l’Italia esporta in tutto il mondo e può dare lavoro a milioni di stranieri che vedono migliorare nettamente la loro sorte.

- Invitare tutti i politici , sia a livello locale, sia a livello nazionale, i giornalisti gli intellettuali, i religiosi a fare sei mesi di lavoro nei cantieri edili, nelle miniere, nelle acciaierie, negli impianti portuali, in modo da toccare con mano cos’e l’uomo vero, cos’e il coraggio , l’impegno, la sopportazione, a vedere la morte in agguato sulla testa degli uomini.

I generali comandano, i soldati muoiono.

Per quanto riguarda la concorrenza , ci sono due aspetti da esaminare.

Il primo si riallaccia a paragrafo precedente, cioè le lodi per gli industriali Italiani, ai quali dobbiano il trionfo nel mondo di tanti prodotti Italiani; per industriali intendiamo non solo i produttori di macchinari vari , di automobili, e via dicendo, ma anche i grandi stilisti i cui prodotti sono venduti in tutto il mondo;

anche nella cantieristica da diporto l’Italia è la seconda nel mondo, mentre è ai primi posti nella cantieristica nazionale .

L’Italia è molto forte nella costruzione di macchine utensili, di robot, di occhiali, di piastrelle (lo Shuttle è rivestito con piastrelle Italiane), di macchine per la maglieria, di cavi elettrici; ditte Italiane hanno costruito dighe grandiose in posti incredibilmente disagiati, superando ostacoli quasi insormontabili:

le ditte Italiane vincono gare internazionali per la costruzione di metropolitane, per l’automazione ferroviaria, per la fornitura di armi ( la leggendaria Beretta ha fornito le pistole all’esercito Americano battendo sul loro terreno le celebri Colt, Smith & Wesson ect.).

L’Italia è ai primi posti per la produzione di gioielli, per la fornitura di marmi, graniti, pietre di taglio.

Del resto, il fatto che l’Italia sia la settima potenza industriale del mondo parla chiaro, mentre, più di molte descrizioni, della capacità di creare, lavorare, inventare, trasformare.

L’Italia è al primo produttore di riso d’Europa, il vino Italiano invade il mondo, insieme alla cucina e ai prodotti agricoli(formaggi, salumi, liquori,conserve,dolciumi e mille altre specialità.).

Tuttavia questo meraviglioso proliferare di produzione è fortemente penalizzato da pesantissime zavorre, determinate da una serie di fattori nefasti: mancanza di infrastrutture ; il lavoro ha bisogno di velocità di spostamento dei prodotti, tuttavia una perversa alleanza fa di tutto per ostacolare il trasporto e cioè , da una parte Stato, Regioni,Province e tutti gli enti preposti non sentono il problema, per cui sono estremamente ostili a quei rompiscatole di industriali che vogliono movimento, e perciò ponti, ferrovie, strade e autostrade sono in condizioni penose, la navigazione fluviale è praticamente inesistente.

Dall’altra parte, da quando si è data voce "alla gente", ecco il proliferare mostruoso di comizi contro tutto ciò che è nuovo, tutto ciò che è vantaggio e movimento ; perciò no ad autostrade, ponti, gallerie, moli dei porti, linee ferroviarie.

Tuttavia qui sta la schizofrenia: la stessa "gente" che è contro tutto, vuole viaggiare bene e rapidamente.

Mancanza di energia elettrica; l’Italia dipende penosamente dall’estero per gran parte del suo consumo di energia elettrica e va già bene che l’Italia saggia di un tempo ha costruito 2200 dighe e molte centrali; se un tempo avesse previsto la mentalità attuale l’Italia, invece di essere la settima potenza industriale del mondo sarebbe la settantesima .

Schizofrenia: la stessa "gente" che si oppone tenacemente alla costruzione di centrali , di rigassificatori, di pannelli solari, di centrali eoliche è la stessa che non fa un passo senza salire sull’automobile, usa la televisione, il frigorifero, la lavatrice, i condizionatori.

E’ la stessa gente che non la raccolta differenziata della spazzatura, che non usa i mezzi di trasporto pubblico, che usa smoderatamente miliardi di borse di plastica.

Ostilità estrema delle istituzioni ai lavori di ristrutturazione di case: sappiamo quali iter allucinanti occorre seguire per ottenere ciò che all’estero è quasi immediato, sappiamo i tempi biblici che occorrono per poter iniziare i lavori; ciò blocca risorse enormi.

La storia che le autorità vogliono la salvezza della collina falsa; anzi le autorità sono le prime a ostacolare chi vuole agire.

- Tutti conosciamo i tempi allucinanti che occorrono ad aprire un semplice negozio, figuriamoci poi un l’attività artigianale o industriale.

Tempi mostruosi per la realizzazione di lavori pubblici; è esperienza comune fare prima o poi i conti con l’insopportabile durata di cantieri stradali; lo stesso vale per modesti ponti, o nuovi tratti di strade o ferrovie, palestre, parcheggi e così via.

Il confronto con i tempi andati è incredibile sappiamo di lavori ferroviari, bonifiche, porti, gallerie eseguiti tempi che attualmente sono impensabili:

- L’Italia, causa la catastrofe del 1943 e la mazzata del tristemente celebre 68 ha totalmente perso il senso del tempo.

- Pessima qualità dei lavori pubblici, con disagi enormi, costi enormi, energie sprecate, città che assumono un aspetto deprimente e ansiogeno.

- Edilizia pubblica marcia, fondazioni errate, edifici, che sono colabrodo termici anziché essere produttori di energia elettrica con pannelli solari, cellule fotovoltaiche, cisterne per la raccolta dell’acqua piovana.

- Muri di sostegno che crollano non perché i fenomeni atmosferici stanno peggiorando, ma perchè è peggiorata enormemente la qualità sia della progettazione sia della costruzione.

- Disastri provocati(torrenti pieni di alberi, chiusura di ritani, canali, golene, tombini.), ponti sui torrenti e su fiumi con piloni in mezzo alla corrente con conseguente diminuzione della sezione di passaggio dell’acqua; strutture dei ponti non idonee a sopportare le spinte dell’acqua e di tutto ciò che essa trascina; mancato drenaggio dell’acqua sui ponti, con conseguente erosione del cemento e corrosione della armature.

Con le risorse impiegate nella manutenzione dell’edilizia marcia si potrebbero costruire centinaia di chilometri di metropolitane.

Spazzatura; le discariche Italiane contengono tanti prodotti da risanare un continente.

Miliardi di bottiglie di vetro e di plastica vengono sepolte per sempre mentre enormi fabbriche ne producono di nuove con inquinamento spaventoso.

Miliardi di capi di vestiario e di scarpe vengono sepolti per sempre, mentre adeguatamente riciclati potrebbero vestire intere popolazioni.

Miliardi di tonnellate di carta vengono sepolte per sempre , in modo che intere foreste scompaiono della terra.

Mobili, divani, sedie, frigoriferi, piatti, e molto altro vengono sepolti per sempre, mentre potrebbero arredare migliaia di case dei nostri fratelli bisognosi.

Miliardi di batterie e medicine, profumi, oli ect. vengono sepolti per sempre, producendo un incalcolabile inquinamento.

Centinaia di edifici pubblici abbandonati: ospedali, caserme, palazzi ex colonie estive, grandi donazioni, vengono lasciati allo sbando; fa male al cuore pensare quanto benessere potrebbero generare questi edifici immessi nel mercato privato e riutilizzati.

Emorragia di centinaia di laureati che ogni anno abbandona l’Italia e vanno ad arricchire altre nazioni; a formarli occorrono decine di migliaia di euro ognuno e la loro partenza dissangua l’Italia.

Enormi quantità di denaro se ne vanno in telefonate fasulle e sms.

Ogni anno spendiamo 4 miliardi di euro(8000 miliardi di lire) in cure dimagranti. La stessa cifra data in beneficenza risolverebbe tutti i problemi di case di riposo, ambulanze, dormitori pubblici ect.

Trucchi per il corpo: troppa gente che crede di vivere in modo naturale spende somme enormi creme, terre, fard, rossetti ecc. ecc.; ovviamente i compulsivi consumatoridi chimica sono contrari alle fabbriche chimiche.

Decine di migliaia di giovani si laureano con anni di ritardo, perciò;

- non producono reddito;

- vivono senza vergogna a carico delle famiglie;

- impoveriscono l’I.N.P.S.;

- si presentano al lavoro impreparati, non sanno le lingue, pretendono molto, ma non danno molto;

- dovranno lavorare fino a 70 anni e altre.;

- decine di migliaia di persone vivono sulla schiena di chi lavora: pusher, no global, scrocconi di centri sociali, metadonizzati ecc. ecc.

Tutta gente che invece di essere elementi positivi per la società (lavoratori, donatori di sangue e di organi) sono orridi parassiti.

Conclusione: l’Italia soffre di una spaventosa emorragia di risorse dovuta a incapacità, corruzione,cinismo,crudeltà, incuria.

Non ci cerchino spiegazioni fantastiche, si smetta di parlare in terza persona;

-si smetta di incolpare la Cina: la Cina l’abbiamo nel cervello.

I danni non vengono dall’America, dalla globalizzazione, dal buco nell’ozono, dai Mac Donald, ma purtroppo vengono da molto più vicino: vengono da noi stessi.

Con questi pesi da portare è difficile fare concorrenza a paesi più moderni, meno corrotti o ideologizzati.

Da tutto ciò che ho detto si potrebbe pensare che ho poca fiducia nel futuro, ma non è vero; oltre ai grandi meriti dell’Italia che lavora, l’Italia faro della civiltà , di arte e di cultura di bellezze naturali e artistiche c’e altro fattore:

 

IL PARADISO E’ PIENO DI ITALIANI

 

C’e l’Italia generosa quanto silenziosa, quella dei volontari e deibenefattori.

Nella mia biblioteca ho due raccoglitori con le etichette intitolate "bonta". Sono pieni di articoli raccolti negli anni, articoli che raccontano continui atti di altruismo, donazioni, eroismi.

Milioni di persone ogni giorno si prodigano per gli altri, a volte fino al sacrificio della vita; in tutto il mondo medici Italiani coadiuvati da volontari, missionari, suore vivono in mezzo all’orrore, portando un messaggi d’amore e di speranza inesauribili, In mezzo alle giungle, sui fronti delle guerre brilla luminoso "l’amore Italiano", di cui Emergengy fondata dal chirurgo milanese Gino Strada è uno dei meravigliosi esempi, tra gli altri.

Ogni anno milioni di euro vengono versati dagli Italiani alle varie organizzazioni umanitarie.

Ogni mattina un avvenimento misterioso e affascinante avviene: fiumi di sangue vengono versati dai donatori agli ospedali per salvare migliaia di persone in pericolo di vita.

Altrettanto importante è la "solidarietà capillare", cioè diffusa in tutti gli angoli più sperduti: infermieri volontari che vanno ad assicurarsi dello stato di salute di persone anziane in lontani casolari; vicini e conoscenti degli stessi che "danno una mano" in quelle faccende in apparenza modeste(come ammucchiare la legna per l’inverno) che però, tutte insieme, fanno sì che le persone, ovunque si trovino, sentano di essere parte di un grande corpo sociale, di non essere abbandonate, di partecipare al flusso della vita, di essere a loro molto importanti.

Ecco che di fronte alle sventure a volte dovute a fenomeni incontrollabili, a volte provocano dolosamente, si ergono i paladini del riscatto: assieme alle grandi organizzazioni ufficiali, uomini meravigliosi scavano con le mani nelle macerie dei terremoti, altri si sfiniscono a combattere gli incendi, altri stremati e coperti di fango lottano contro le inondazioni. Una immagine mi è fortemente rimasta impressa nella memoria, quella della "Madonna dei clandestini", e cioè una dottoressa che, sul litorale di Lampedusa, cerca di rianimare un africano morente.

C’è un bellissimo proverbio russo che dice che l’odio non è solo al mondo perchè è assediato dagli angeli che camminano sulla terra.

Certo su può fare di più; si può sempre fare di più in ogni cosa; ma nei limiti e nei difetti umani quanta gloria, quanto riscatto, quanto amore!.

Nel dopo guerra l’Italia ha compiuto un’altra impresa veramente grandiosa: la più imponente migrazione interna che la storia ricordi, e cioè milioni di persone che in pochi anni si sono spostate dal sud al nord, è stata assorbita quasi senza traumi, arricchendo l’Italia di nuove energie.

L’Italia ha fatto fronte coraggiosamente alla catastrofe del Polesine, e alle altre che si sono susseguite , risorgendo più determinata e più bella, ma non solo: ormai gli immigrati si contano a milioni, contribuendo a quello scambio così ricco di conseguenze positive; coi loro guadagni centinaia di milioni di euro prendono la via dell’Africa, del Sud America, dell’Asia, contribuendo così ad allevarne in parte la miseria.

Tutto quanto detto sopra si inserisce nel contesto globale del buon vivere: lo stare insieme, le infinite associazioni, il ballo, le cerimonie che scandiscono i ritmi della vita e finalmente il convivio, il mangiare assieme, uno dei riti primordiali dell’umanità , con le sue profonde implicazioni psicologiche e addirittura magiche.

Perché tutto viene dalla madre terra: dalla semina nel suo grembo, alla crescita delle piante, la madre idrofora cioè portatrice d’acqua , con migliaia di km di canali, i riti magici della raccolta, gli opulenti magazzini di cibarie , la magica metamorfosi; nell’anno 2000 è ancora magica la parola pane, magica è la parola vino(Cristo scelse pane e vino); l’olio santo; tuttora la parola pane ha un significato denso di simboli emotivi profondi: guadagnarsi il pane; Ugolino nell 33° canto d’inferno di Dante dice:

"pianger sentii nel sonno dei miei figlioli ch’eran con meco e dimandar del pane".

L’Italia è ricca d’amore e la Liguria è la più ricca d’amore d’Italia: al di là dello sciocco stereotipo dell’avarizia,

 

IL PARADISO E’ PIENO DI LIGURI.

 

La Liguria ha il primato europeo di donatori di organi e di donazioni in denaro, oltre a grandi primati purtroppo sconosciuti ai Liguri stessi, come esempio il primato mondiale terrazzature, per cui milioni di tonnellate di pietre sono state movimentate per formare: i famosi muri a secco; ma mi fermo perchè il discorso, pur estremamente interessante, mi porterebbe a fare un discorso troppo lungo.

Quando alla famosa e tristissima frase" non c’è più amore al mondo" devo solo citare la frase del filosofo: "Non vede l’amore del mondo chi non dà amore; vede l’aridità del mondo chi è arido".

Io, che per le mie origini e per le mie vicissitudini ho i piedi ben piantati sulla terra, vedo rispendere l’amore dovunque, sia perchè conosco personalmente molte persone colme d’amore, sia perché ho due raccoglitori, che si riempiono rapidamente di articoli che parlano di gesti d’amore.

Perciò viva il bel futuro che ci aspetta,

Viva la Liguria Viva l’Italia.

 

IL RICHIAMO

 

Giovanni si alza quel sabato mattina, intontito dal sonnifero che ha preso la sera precedente per scongiurare la notte insonne che altrimenti lo aspetterebbe.

Subito lo assale l’angoscia di cominciare un nuovo giorno, il giorno di un depresso;

il grigio dell’anima gli ottenebra la percezione dei fatti, dei sentimenti, degli affetti.

Nei giorni feriali lavora: il pensiero di dover lavorare, nonostante la difficoltà a concentrarsi e le amnesie , lo costringe ad agire, altrimenti vivrebbe in un torpore malsano.

Si prepara per andare a caccia, ma non c’e gioia nel suo agire, nel pensiero di quello che succederà, la corsa, il cane Bill, l’avvistamento della selvaggina, il verde dei boschi l’azzurro del cielo: chi ha il male dentro di sé non è rallegrato da ciò che sta fuori; si muove penosamente, gonfio di un grasso malsano, è già stanco appena alzato.

Le ginocchia sono fiacche , ha difficoltà a stare dritto, lo stomaco è gonfio, è senza fiato, il cuore batte irregolare, le mani tremano.

Mentre la moglie e i figli dormono, fa colazione senza sentire il gusto del cibo, prende gli antidepressivi e le gocce per la pressione bassa.

Si fa la barba, vede nello specchio il suo viso stravolto, le occhiaie bluastre attorno agli occhi spenti.

Apre la porta della camera dei bambini, ma lo fa senza gioia; si sente un padre inadeguato, come si sente inadeguato alla vita.

Ritorna in camera sua e guarda sua moglie che dorme, sua moglie che lo sopporta coraggiosamente: lei si che è adeguata alla vita, è il vero sostegno della famiglia. Anche se dopo l’incidente d’auto che ha avuto ha dovuto lasciare il lavoro per fare una lunga riabilitazione, non c’e vittimismo in lei, è una lottatrice nata, serena e battagliera nei confronti della vita.

Proprio il contrario di lui, che anche prima della crisi depressiva era un sopportatore tenace, paziente, rassegnato, passivo, un osservatore della vita. Del resto, quando era fidanzato, suo suocero, un vero uomo, lo avversava tenacemente intuendo la sua debolezza; per ragioni inspiegabili sia figlia lo sposò.

Comunque Giovanni esce in macchina col cane e nota quella cosa risaputa da secoli: un cane ama il suo padrone anche se questo è o si sente un fallito. Bill si accuccia sul sedile vicino e gli posa il muso sulla coscia; l’immensa devozione di quegli occhi agisce come una massiccia iniezione di affetto, lo fa stare meglio.

Passa da Vado, sale a Segno e arriva fino alle Rocce Bianche. Prende un caffè all’osteria di Casa dei Gatti e poi va a rendere omaggio al monumento ai caduti e come sempre paragona il proprio agire incerto alla loro fermezza: loro sono andati senza esitare contro i tedeschi.

Prosegue in macchina verso le Tagliate e raggiungo il Palazzo, parcheggia in uno slargo verso Mallare.

Ci sono altri cacciatori e li saluta brusco e seccato, ribadendo così nei conoscenti il loro parere su di lui: persona introversa, misantropa .

Prende il fucile, lo zainetto e chiama Bill, che non vuol scendere, è irrequieto; Giovanni è stupito, perché il suo cane è sempre deciso, gioioso, ansioso di lanciarsi.

Alla fine scende dall’auto, ma uggiola, corre attorno a Giovanni, gli si mette davanti, gli abbaia contro per fermarlo come ha fatto qualche volta quando ha sentito un pericolo. Ma c’è qualcosa di più: il cane è oppresso: Giovanni non lo ha mai visto così e chissà perché gli vengono in mente delle parole di un inno che sentiva in chiesa a Quiliano: "Dies irae, dies illa" (Giorni d’ira, quei giorni).

Anche lui si sente oppresso, forse arriva quella che lui chiama " un grande attacco" di depressione; non sarà un linguaggio medico, ma rende bene come si sente. Inutilmente il sole brilla, il bosco vive, il cielo è di un azzurro splendido.

Ripete a se stesso la spietata sentenza che lo perseguita: " non sei niente per nessuno, sei solo sulla terra, il sole si spegne, la muta dei cani urlanti attacca".

Forse e meglio farla finita; il fucile è carico, è questione di un attimo.

Ma non sa che il destino gli riserva un’altra prova.

Cammina rapido verso il monte Baraccone, il suo cuore batte disordinatamente mentre Bill, cercando disperatamente di fermarlo, abbaia come impazzito, Giovanni si accorge di dirigersi verso un punto sotto il monte Baraccone dove non è mai stato; una pulsazione di smisurata potenza, sincronizzata col battito del suo cuore e percepibile da lui solo, l’uomo con la frattura nell’anima, lo attira con forza irresistibile e allora riconosce con un soprassalto il richiamo mortale che, quando era in Iraq, quasi lo perdette.

Era là per lavoro, seguiva il montaggio di un impianto di frantumazione di pietra per produrre sabbia e ghiaia, fornito da una ditta di Savona della quale Giovanni era dipendente.

Insieme al disegnatore Giancarlo, al rappresentante della ditta, l’inglese Marshall John, al tecnico iracheno Bochfar Ahmed, al tecnico elettrico Cohen Davide, stavano andando a esaminare il posto dove piazzare le pompe di alimentazione dell’acqua per il lavaggio della ghiaia.

Ad un certo punto, nel silenzio del deserto di pietra e colline rocciose, ecco che i cinque compagni sentono una pulsazione ritmica come un lento tamburo. Sanno che i deserti di pietra alterano la percezione della visione e dei rumori. Il rotolare di pietra nei canaloni, il galoppo di asini selvatici, possono essere percepiti come amplificati, come rumori minacciosi e sconosciuti; a ciò contribuisce il sole cocente, il vento fortissimo, la solitudine che dura mesi, la tensione per l’adattamento a condizioni di vita molto diverse dalle solite.

Possono verificarsi allucinazioni, come veder muovere delle pietre, i macchinari dell’impianto che sembrano spostarsi, il sentirsi chiamati da punti in mezzo al deserto.

Ma questa volta è diverso: coi sensi acuiti al massimo grado, i cinque sentono nel cervello il richiamo di una "presenza" spaventosa, di immensa potenza, maligna, invincibile.

Questa "presenza" emette una pulsazione che si avvinghia ai loro cuori, li fa entrare tutti e cinque in sincronismo, li opprime con un’angoscia mortale; si sentono irresistibilmente attratti verso una collina lontana; inutilmente tentano di resistere, i piedi sembrano avere una volontà propria.

Sentono di essere perduti, sembrano che qualcosa strapparà loro l’anima per dannarli per sempre.

Scendono nello wadi e vedono tutti, per demoniaca influenza, la cosa che li chiama per inghiottirli.

Alla base della collina una testa mostruosa di pietra alta più di tre metri , la cui bocca si apre e si chiude al ritmo della pulsazione, mostra al suo interno la testa del verme immortale che si affaccia e si ritira dalle fauci di pietra.

Gli occhi sono due buchi frastagliati, neri nell’oscurità dell’abisso, pieni di indicibile malvagità.

Ma soprattutto, la cosa spaventosa è il richiamo che cerca dentro di loro la parte malvagia, quella che nei secoli , esistendo dentro l’uomo ha prodotto stragi, torture, massacri, pedofilia, schiavitù.

Perché noi siamo ambivalenti, in noi coesistono il bene e il male in eterna lotta, siamo capaci di grandezze sublimi, ma anche capaci di ogni nefandezza, e a volte è solo la mancanza di opportunità che ci fa stare dalla parte del bene.

Ormai i cinque uomini sono vicini alla testa, vedono allucinati la testa del verme, ma Dio onnipotente si volta , li vede e ha pietà di loro.

Davide inciampa, cade, si ferisce un ginocchio; il dolore lo fa tornare in sé, si ricorda un detto degli ebrei sefarditi dai quali discende: Turcos, Judios, Cristianos todos hermanos (Turchi, Giudei, Cristiani tutti fratelli). Dio , Jawhe, Allah, Lord, sono nomi dello stesso dio.

Davide scuote con forza i compagni, li colpisce, li sveglia dal torpore ipnotico che li portava alla dannazione: urla loro di pregare: si prendono sottobraccio formando il pentacolo di forza: Giancarlo invoca la protezione di Dio, Giovanni supplica la Madre, la Madonna di Misericordia di Savona alla quale è devotissimo, John prega il grande Lord che coi santi Andrea, Giorgio e Patrizio ha protetto la sua Inghilterra dall’attacco del mostro nazista ; Davide recita il "shemà Israel", Ahmed recita il " la Illah Illah Allah…"

Ecco che le preghiere nate dal profondo dell’anima, dalla parte migliore, d’oro e d’amore dell’uomo, quella parte che è la bontà la dedizione, il sacrificio, l’eroismo, quella parte che rende l’uomo degno di camminare sulla terra, li isolano dal richiamo malefico, che diminuisce la sua forza.

I cinque compagni arretrano lentamente senza rompere il pentacolo; hanno la forza di guardare la testa che svanisce lentamente, mentre anche la pulsazione si spegne.

Camminano lentamente e rompono il pentacolo solo quando vedono l’impianto di frantumazione.

Alcuni uomini si fanno loro incontro, preoccupati perché sono stati lontani più di tre ore; nessuno chiede niente, anche se vedono il crollo fisico dei cinque, inspiegabile in così poco tempo: sanno che hanno visto la paura, quella paura contro la quale non serve il valore, il coraggio, la forza; hanno visto la sorella della morte.

Tutti e cinque saranno segnati da quella esperienza, e la loro vita cambierà radicalmente.

Per Giovanni sarà l’esplosione della depressione, che certo era latente e si sarebbe di certo manifestata prima o poi, la paura del buio, l’ossessione dell’immagine del verme immortale.

Per Giancarlo sarà la scoperta degli altri con un forte impegno nel volontariato.

Per John sarà la presa di coscienza della propria fragilità, il bisogno di appartenere ad un gruppo ben definito, la paura di restare solo negli spazi aperti: il verme è in agguato.

Per Ahmed sarà la presa di coscienza politica, l’esigenza di libertà che lo porterà nelle file dell’opposizione al governo, dove troverà la morte.

Per Davide sarà l’avvicinamento ad Israele, l’arruolamento volontario nell’esercito, da cui sarà inviato al pattugliamento delle alture, dove vivrà con l’angoscia che l’orrore passato in Iraq si ripeta.

I cinque si mettono d’accordo di non parlare con nessuno di quello che hanno visto e passato: troppo assurdo ed inverosimile nella vita "normale".

Ognuno, ad insaputa degli altri, dorme con una piccola luce accesa e vive nella segreta angoscia di dover rivivere prima o poi l’orrore una seconda volta: sono segnati per sempre.

Portano al collo una catenina con un simbolo sacro, stanno attenti a non trovarsi solo in spazi aperti.

Sanno perché chiese, moschee e sinagoghe sono state costruite in luoghi particolari: per tenere a bada le potenze maligne.

Ora Giovanni è solo, sa che la chiesa delle Tagliate è sconsacrata, e si accorge con terrore di non avere al collo la collana con la medaglietta della Madonna.

Bill ulula impazzito, tenta di fermare il suo padrone, di salvarlo dalla dannazione e Giovanni, che voleva farla finita, morire perché sentiva il peso insopportabile della vita, ora non vuole morire così, con l’anima strappata.

Capisce che "dies irae, dies illa" erano le parole di presagio della catastrofe: entrando nella camera dei figli e nella sua voleva uccidere tutti e poi suicidarsi; si è salvato da questa dannazione per andare verso un'altra. Il richiamo svela a Giovanni la sua parte belluina, il comando spaventoso agisce su di lui, lo costringe ad avanzare e finalmente vede, come già in Iraq, la testa mostruosa, appena in costa al monte Baraccone; qui la testa è formata nel fango di una frana anziché nel fango petroso, ma la potenza maligna è la stessa, la bocca si apre e si chiude al ritmo incessante della pulsazione che Giovanni ha nel cuore e nel cervello, che pur ottenebrato dall’angoscia ricorda di persone scomparse alle Tagliate, di cui si raccontava, per non confessare a se stessi l’orrore, che erano scappati verso Mallare e poi verso Altare a prendere il treno per fuggire da litigi e diatribe interminabili tipiche di Quiliano.

Ora Giovanni capisce la verità, e al colmo dell’orrore, ormai vicinissimo alla testa, vede agitarsi nella bocca maligna del verme invincibile, creato per sventura degli uomini, con il corpo al centro del pianeta e le moltissime teste affioranti in punti particolari della terra, dove le fratture della terra stessa permettono l’affiorare del re del male, invidioso della creazione, degli animali perfetti di cui assorbe forza e intelligenza, e soprattutto dell’uomo, di cui ad alcuni più deboli assorbe la parte astuta e malvagia che esiste nel fondo della loro anima.

Giovanni si sente perduto, sente che la sua anima è in pericolo; anche Bill, più forte per la sua purezza, avverte ormai il richiamo malefico, e per divinazione d’amore capisce cosa occorre fare: morsica il suo padrone, prima che la sua anima d’oro sia assorbita dal mostro e il suo corpo divorato.

Il dolore lancinante fa tornare in sè Giovanni, sente di non essere solo sulla terra, non importa non sentirsi niente per nessuno, non importa che il sole si spenga, non importa che non abbia al collo la collana con l’immagine della Madonna: Lei lo vede, ha pietà del suo figlio Giovanni in preda all’angoscia, gli appare luminosa nella sua mente ottenebrata, scaccia la forza maligna che lo possiede; lui riesce penosamente ad arretrare, la testa spaventosa scompare, il fianco del monte Baraccone si chiude.

Giovanni, allo stremo delle forze, sente tornare i sensi, vede il cielo, il sole, il verde del bosco, sente lo stormire delle fronde; raccoglie l’inutile fucile, con strazio sente la mancanza di Bill che si è sacrificato per lui.

Cammina verso la sua automobile, pensando già che non deve raccontare nulla di ciò che ha sofferto: è troppo incredibile e inoltre, col suo carattere scostante e bizzarro si è reso antipatico a tutti.

Per fortuna non c’è nessuno vicino alla sua auto perché tutti si sono allontanati per cacciare. Dominando il tremito che lo scuote apre la portiera e si vede nello specchietto retrovisore: dimostra vent’anni di più, il teschio appare sotto la pelle afflosciata.

Telefona a Giancarlo, a John, a Davide: tutti e tre hanno fatto un’esperienza analoga.

Giovanni pensa con terrore alla terza prova che certo lo aspetta: anche se non andasse più nei boschi, sa che prima o poi il Verme Immortale lo troverà perché gli uomini come lui, uomini con la frattura nell’anima sono destinati ad alimentare il mostro.

Allora è meglio andarsene di propria volontà: ricorda alcuni detti sentiti in passato, che adesso acquistano per lui un’importanza assoluta.

Il primo diceva: "la morte è un cancello, forse di là è più bello". L’altro diceva: "chi ha vissuto l’inferno in questa vita sulla terra, vivrà in paradiso nell’altra vita".

Perciò Giovanni disgustato da sé stesso, di peso agli altri, intimamente solo, angosciato al pensiero di incontrare ancora il terribile richiamo, decide di andarsene: è solo alle Tagliate, il fucile è carico, la Madonna pietosa che l’ha salvato dalla dannazione lo accoglierà sotto il suo velo.

Diranno di lui: era depresso, c’era da aspettarselo; però l’autopsia non riuscirà a chiarire lo stato di spaventoso invecchiamento del suo cadavere.

 

GENOVA MADRE, CAPITALE EUROPEA

 

Dopo aver raggiunto negli anni scorsi il punto più basso della sua storia millenaria, Genova sta risorgendo. La data di tale inversione di tendenza è certamente quella dell'inaugurazione del teatro Carlo Felice. Detto avvenimento non è solo la costruzione di un edificio, ma è un riscuotersi da un torpore mortale che permeava tutta la vita di Genova, è l'ergersi delle energie sopite.

Da quel momento, pur con qualche scivolone all'indietro, è stato un continuo susseguirsi di iniziative che hanno portato Genova alla ribalta internazionale per quello che riguarda il turismo.

Secondo l'UNESCO, l'aumento del turismo d'arte aumenta ogni anno del 5% nel mondo.

Questo enorme flusso di turisti sarà in buona parte diretto verso l'Italia. E' dunque il momento giusto per Genova di approfittare di questa tendenza ma bisogna far presto.

La mia proposta è questa: Lei dovrebbe mettersi a capo di un comitato di genovesi, composto da armatori, costruttori edili, banche, industriali, insomma persone o enti che abbiano immediata disponibilità di denaro e di potere, in modo da formare una fondazione che, dotata di un patrimonio di molti miliardi, dia un grande e rapido impulso alla crescita di Genova.

Questa fondazione avrà diversi compiti:

1. Utilizzare le "miniere d'oro" di Genova, cioè i tesori d'arte che la città possiede, "adottando" musei, chiese, teatri, parchi, in modo da restaurarli, ampliarli e renderne gli orari prolungati il più possibile

2. Propagandare i tesori d'arte di Genova, invadendo le agenzie di tutto il mondo, con depliants e videocassette, con riguardo particolare al mondo slavo, cinese e giapponese

3. Finanziare la pubblicazione su prestigiose riviste e giornali di tutto il mondo di servizi su "Genova stupefacente", vantandone i musei, i parchi, l'acquario, le ville, la sua storia gloriosa, il centro storico più grande del mondo (42 Km di vicoli).

4. Dotare i grandi alberghi di tutto il mondo di splendidi tavoli, su cui, in opulente ceste, è offerta la produzione culinaria genovese, vini, focaccia, salame, ecc.

5. Costituire, sull’esempio di Torino, le guide d’arte, e cioé volontari che accompagnino i visitatori ai musei, alle chiese, ai palazzi.

6. Finanziare la costruzione di funivie, come quella della Madonna della Guardia e quelle per raggiungere i Forti: si tolgono migliaia di automobili rumorose ed inquinanti da percorrere chilometri di tornanti.

7. Finanziare la costruzione di giardini in ogni angolo di Genova; a volte basta un albero e quattro gerani per abbellire uno scorcio squallido.

8. Recupero di angoli, palazzi e tesori sconosciuti come ad esempio il bellissimo chiostro di Sampierdarena che si trova nelle scuole vicino alla posta e che va esibito alle visite turistiche.

9. Finanziare l'apertura di dormitori pubblici nella grande tradizione della filantropia genovese; ricordiamo che ci sono tuttora gli sventurati, coloro per i quali la parola asilo significa vivere per qualche ora con meno strazio.

10. Propagandare l'uso di borse di stoffa anziché di plastica, evitando così di spargere in giro milioni di dette borse, molte delle quali vanno a soffocare i delfini.

11. Finanziare il Gaslini, gloria mondiale di Genova; per migliaia di genitori disperati, che hanno un figlio colpito dalla sventura, il nome Gaslini è come la Lanterna per le navi: rifugio sicuro, salvezza, guarigione. Occorre molto denaro che permetta al Gaslini il funzionamento a pieno ritmo, ampliando le corsie, istituendo borse di studio per ricerche, ecc.

12. Convincere gli enti pubblici competenti a costruire decine di sottopassaggi pedonali la cui costruzione si è inspiegabilmente fermata molti anni fa. Nei sottopassi saranno ricavati negozi e servizi igienici custoditi. Una bellissima fontana nel centro e musica classica erogata dalla filodiffusione completano il sottopasso. Le pareti devono essere rivestite di bella pietra ruvida e, dove non è possibile ciò, pitturate con vernici repellenti per evitare insozzamenti.

13. Introdurre, tramite dibattiti, propaganda televisiva, ecc. presso i cittadini il concetto di gelosia. Il genovese deve essere geloso custode della sua città madre, non sporcandola, alimentando con la massima cura la raccolta differenziata dei rifiuti, non buttando carta ed altro nelle strade. La qualità della pulizia è direttamente proporzionale all'energia che il genovese impiega per non sporcare. La gelosia deve estendersi ai ricuperi, al ripristino di monumenti dei Grandi, all'arredo dei sottopassaggi pedonali; sono moltissime le occasioni di impiegare positivamente la gelosia.

La gelosia deve estendersi in tutte le direzioni, dal recupero del trallallero, all'insegnamento del dialetto, dalla fierezza dei primati di Genova (esempio: la vela Genoa, la catena genovese, i blue-jeans, i velluti genovesi, la gloriosa storia anche recente (Mazzini, Garibaldi, Mameli, Ruffini), la gloria della Resistenza). Moltissimi sono i motivi di essere orgogliosi di Genova, senza sciocca presupponenza, e consci dei difetti e delle manchevolezze, ma non a livello di masochismo, di rinuncia, di amarezza impotente. Il riserbo genovese non deve diventare misantropia; l'umorismo, il non apparire, non devono diventare scherno, immobilismo.

In questi anni è prevalso il parlare anziché l'agire, il convegno, il seminario, il dibattito: da tutto questo esce il ruggito del topo. Tutto questo deve finire. L'azione deve prevalere, (e già questi due anni fanno sperare bene) il genovese non deve più essere spettatore della vita ma deve agire.

Si deve recuperare il titolo di Superba, conosciuto in tutto il mondo, ricordando la fierezza del doge che nel 1684, recatosi a Versailles in seguito al bombardamento di Genova da parte dei Francesi, interrogato se si meravigliasse della reggia, lui rispose il leggendario "Mi chi", cioè "io mi meraviglio di essere qui"; conscio di provenire dalla Superba, nulla lo meravigliava.

La Superba, ricordandosi della sua storia gloriosa, del Risorgimento, della Resistenza, della tradizione di filantropia e ancora, ricordando di essere la città consacrata alla Madonna, di cui esistono i grandi Santuari, deve elargire a piene mani soldi, mecenatismo, deve incrementare il dono del sangue agli ospedali, migliaia di genovesi devono iscriversi ai donatori di organi e alle associazioni benefiche.

Vantare la qualità dell'aria di Genova. Dopo gli anni '60 sono state chiuse enormi fabbriche e di conseguenza le emissioni inquinanti nell'atmosfera sono crollate. Questo fattore va ribadito con forza, contro chi (cittadini, uomini politici e giornali) fa del "terrorismo ecologico" senza badare ai fatti.

Un parziale (ed impressionante) elenco delle fabbriche chiuse può aiutare a valutare meglio le cose.

A Pontedecimo: Fonderia Grondona, Santo e Dasso, Rolli, Borioli, Tubettificio Ligure, Acciaieria Montanella.

A Genova: Acciaieria di Campi, Conceria Bocciardo di Marassi, Sanac di Bolzaneto, Fonderie di Prà, Dufour di Cornigliano, Derna in Porto, OARN in Porto, CMI di Fegino, Mulino di Certosa, Colorificio Attiva di Rivarolo, Verrina di Voltri, Cartiere di Voltri, Conceria Nicolini di Marassi, Fossati di Sestri, Sutter, San Giorgio di Teglia, Mira Lanza di Teglia, Saiwa, Raffineria di S. Quirico, Acciaieria Bruzzo di Bolzaneto, Officine Gardella di Pedemonte.

14. Genova città delle fontane. Come già detto, in ogni sottopasso pedonale deve essere prevista una fontana; così in ogni giardino, in proporzione alla grandezza del giardino stesso, deve essere prevista una fontana. Lo stesso vale per le piazze. Sia in piazza Caricamento, sia nel Porto Antico devono essere previste due grandi fontane e così in tutta Genova. In piazza Settembrini a Sampierdarena va restaurata la stupenda fontana, e la piazza, gelosamente custodita, va dotata di un dispositivo inserito nella fontana e collegato alla filodiffusione che diffonda musica classica. Tale dispositivo va azionato da un timer o meglio, acceso e spento da un cittadino coinvolto nella gelosa conservazione della piazza.

15. La Fondazione deve formare un comitato di pensionati che, coinvolti nel progetto di GENOVA CAPITALE EUROPEA, possono essere impiegati in moltissime funzioni: custodia dei sottopassi pedonali, informazioni turistiche, presidio delle scuole, pulizia dei giardini e loro presidio, aiuto ai musei, ecc. I pensionati costituiscono un tesoro per la città; con il loro entusiasmo, la loro vitalità, l'esperienza, possono diventare una immensa riserva di umanità e di energia.

16. Il Comune sta reintroducendo i filobus; ma meglio ancora è ripristinare i tram a rotaie perché (qualunque manuale tecnico può confermarlo) l'energia necessaria per muovere un bus su gomma è 3 volte quella necessaria a muovere un mezzo su rotaie. Il comitato deve formare una società mista che realizzi decine di Km di linee.

17. Le città moderne funzionano meglio se hanno il sottosuolo percorso da gallerie: come gli Inglesi hanno inaugurato la prima metropolitana nel 1865, così Genova, oltre ad almeno 60 Km di metropolitana, deve dotarsi di molte gallerie: oltre ai sottopassi già detti, deve costruire parecchi sottopassi tipo Caricamento; inoltre deve smaltire merci dal porto tramite treni che, attraverso gallerie nuove o ripristinando le vecchie, butti i treni stessi al di là dell'Appennino

18. Oltre alle funivie già nominate, è necessario costruire ascensori e scale mobili dappertutto, discretamente occultate, con fiori dappertutto.

19. La fondazione deve elargire soldi per l'istituzione, presso il Carlo Felice, di una scuola di danza a livello internazionale, dotata di pensionato per studenti, borse di studio ed insegnati di altissimo livello, ingaggiati in tutto il mondo. Tersicore deve abitare a Genova.

20. Produzione di energia elettrica. Si costruiscono nuovi edifici e se ne ristrutturano altri. Ogni grande edificio è un enorme generatore: con centinaia di metri quadrati di pannelli solari e cellule fotovoltaiche si produce energia; recuperando l’acqua piovana e convogliandola in grandi cisterne si risparmia energia; specialmente in collina ogni casa o palazzo deve avere la sua cisterna, sia per uso condominiale, sia per bagnare i giardini privati e pubblici. Ogni pensilina di attesa dei bus deve avere la propria cellula fotovoltaica.

21. Si provveda alla copertura del Polcevera per due chilometri: si risolve il grave problema dei parcheggi del ponente della città, con posteggio su due piani.

22. Fondare una commissione di sorveglianza dei lavori pubblici il cui scopo è quello di ottenere tempi rapidi nella realizzazione di detti lavori; non è ammissibile che si lavori dieci volte più lentamente di 100 anni fa. Si chiamino agli appalti ditte straniere, specialmente olandesi e francesi, la cui rapidità di esecuzione dei lavori è enormemente maggiore di quella delle imprese italiane.

Nella emissione delle specifiche si tengano presenti le esigenze di durata secolare delle opere, fattore attualmente trascurato; si esigano grandi fattori di sicurezza, si prescrivano strati di cemento armato alti almeno 8 centimetri sulle armature di ferro, si esigano i drenaggi delle acque.

23. Non mi si risponda che tante cose sono di competenza delle Ferrovie o del Comune o di altri. Il genovese deve smetterla di parlare in terza persona, di dire "loro", il Comune, la Provincia, il Sindacato, ecc.; deve dire: "noi".

Il comitato proposto non invade le competenze altrui, non prevarica, finanzia, sollecita, ottiene ridamente, va dritto allo scopo che è quello di portare ad essere.

 

GENOVA MADRE, CAPITALE EUROPEA

 

CONOSCERE, CAPIRE E AMARE L’ITALIA

 

Sterminata è la letteratura che riguarda l’Italia, sotto qualunque aspetto la si voglia studiare.

Per ogni aspetto (quello geografico e fisico, o quello della storia dei popoli, o ancora le invasioni, la flora, la fauna, la musica, la letteratura etc.) sono stati scritte certamente molte migliaia di libri.

Tuttavia, se si vuol comunicare a qualcuno che conosce l’Italia solo come nome di nazione o per esserci stato di passaggio le caratteristiche del nostro Paese, occorre effettuare una sintesi, cosa non facile data l’estrema complessità dell’argomento.

Cominciamo dall’Italia come territorio: emerge subito che si tratta di un Paese colmo di contrasti e come tale variegato ed affascinante.

Mentre il Ponente s’incunea sotto la Svizzera, la penisola pugliese è sulla longitudine di Budapest; il Nord arriva all’altezza di Losanna e di Ginevra verso Ovest, mentre arriva quasi all’altezza di Budapest e di Odessa verso Est.

A Sud, con Lampedusa siamo all’altezza di Casablanca e di Baghdad.

La famosa forma dell’Italia, slanciata e sottile, fa sì che tutti i paesi siano vicini al mare; l’estensione enorme delle sue coste permette l’avvicinamento delle navi ai punti di carico e scarico delle merci, e cosa ancora più importante, ha permesso lo scambio di cultura con gli altri popoli, realizzando un’osmosi di informazioni unica nella storia dell’umanità. La velocità con cui viaggiavano le notizie e la cultura erano grandissime rispetto alla velocità di propagazione via terra.

Tuttora parliamo con l’alfabeto fenicio, usiamo la filosofia greca; greche e perciò venute dal mare sono le grandi tragedie, l’abbagliante mitologia, e soprattutto la parola: occorrerebbe un trattato intero per illustrare le parole greche che tuttora usiamo e che hanno una forza di sintesi ineguagliata, ad esempio sintesi, analisi, antropologia, cartomante e centinaia d’altre. Usiamo parole e numeri arabi, pensiamo romano ed ebraico.

La collocazione geografica dell’Italia comporta variazioni climatiche notevolissime: dai giganteschi ghiacciai delle Alpi, alle nevicate di vari metri di altezza con temperature di 45°C sotto zero e terribili valanghe, si passa alle paludi siciliane con le pianta del papiro. Un singolare contrasto esiste ad esempio in Liguria, dove, alla dolcezza del clima rivierasco si unisce un rigido clima alpino: a Calizzano e ad Urbe (provincia di Savona) sono state registrate temperature inferiori a 26°C, con nevicate di vari metri; non a caso gli Alpini facevano qui i loro campi invernali; queste due località sono, in linea d’aria, a pochi chilometri dal mar Ligure.

In Abruzzo c’è il ghiacciaio più meridionale di tutta l’Europa e terribili sono le nevicate ed il freddo abruzzesi; in Calabria, sull’Aspromonte, assieme alle grandi nevicate si sono registrate temperature inferiori ai 23°C.

Ad Aosta, durante il periodo estivo, il termometro è arrivato a 38°C, mentre a Genova nel 1994 un ciclone con vento a 150 km/h ha rovesciato enormi gru portuali.

La città più fredda d’Europa è Potenza.

Questo breve elenco basta a far capire come in una stessa regione si possa passare dal clima alpino al clima tropicale.

La forma stessa dell’Italia contribuisce alla varietà di luoghi più unica che rara, con lunghissime spiagge affiancate ai monti che scendono a picco sul mare, con decine di isole, con centinaia di laghi, come quelli alpini o come Lesina a Varano in Puglia, come pure i laghi artificiali creati dalle dighe: basti citare il lago Omodeo in Sardegna, lungo 20 km.

Montagne altissime come il monte Bianco, il monte Rosa, il Bernina, il Gran Sasso, l’Etna si accompagnano a grandi pianure, di cui alcune hanno dovuto essere bonificate, tanto il loro livello era basso.

L’Italia è l’unico Paese in Europa, salvo l’Islanda, ad avere vulcani attivi, con tutti gli impressionanti (ed a volte pericolosi) fenomeni che ne conseguono. Sono presenti i soffioni di Larderello, i bradisismi campani, i fenomeni carsici in Friuli e non solo: l’Italia è anche ricchissima di siti termali.

 

Enorme è la quantità di grotte, come quelle di Postumia lunghe 30 km, quelle di Bossea in provincia di Cuneo, quelle di Toirano e Borgio Verezzi in provincia di Savona e moltissime altre.

La flora italiana comprende centinaia di specie, come possiamo osservare ovunque, dalla tundra della Alpi al papiro siciliano, dal fenomeno impressionante delle risaie agli alberi colossali: quasi ogni località d’Italia ha un albero gigantesco, come quelli sul lago di Como, le farnie friulane, i pini loricati in Calabria, la sequoia dell’Oasi Zegna in provincia di Biella. L’albero più grande d’Italia è il Ficus del giardino botanico di Palermo, i sugheri della Sardegna, gli ulivi pugliesi, i faggi di Mallare (Savona).

L’uomo ha poi piegato la natura alle proprie esigenze, sia funzionali sia estetiche, creando campi e risaie, boschi cedui e soprattutto giardini unici al mondo, come i giardini botanici (stupefacenti quelli del lago Maggiore, di Como e di Garda); il giardino di Boboli a Firenze, Ninfa, Caserta, Monza e moltissimi altri.

La capacità di acclimatazione di piante esotiche è stupefacente: in Liguria, dove una volta c’erano aride colline sono stati creati i giardini Hambury (Ventimiglia), il parco Pallavicini a Pegli, i parchi di Voltri e Nervi a Genova e così via.

Anche la fauna presenta una vastissima gamma di specie, sia da allevamento sia allo stato brado; solo in Sardegna troviamo il muflone, il cavallo selvaggio, i fenicotteri, il cervo, la foca monaca; troviamo l’orso in Trentino e nella Marsica. Alcuni animali sono unici in Europa: i bufali nel Sud d’Italia, la lucertola ocellata lunga un metro a Finale Ligure (Savona), i siluri di 120 kg del fiume Po.

Abbiamo serpenti lunghi fino a 2,60 m, il mastino napoletano, il cirneco dell’Etna, il toro della Val di Chiana di 1.470 kg (visto alla Fiera di Verona), la scrofa di 606 kg, il verro di 530 kg, il montone bergamasco di 146 kg, il gatto selvatico lungo 1,20 m, alto 40 cm e pesante 8 kg.

L’elenco sarebbe lungo e va completato con i pesci di fiume e di lago, i pesci del mare, le balene, i delfini e molte altre specie.

Il paesaggio italiano, già stupendo per sua natura, è stato ovviamente cambiato dall’uomo, che da millenni coltiva i terreni in mille modi diversi;

anche con l’uso utilitaristico del territorio è stata creata la bellezza, nella sua accezione più ampia.

In Piemonte, Lombardia ed Emilia con lo spettacolo suggestivo delle risaie; in Liguria con i terrazzamenti sono stati spostati milioni di tonnellate di pietre per creare i famosi muri a secco, capolavori di ingegneria come resistenza e drenaggio delle acque.

Ritorniamo al Piemonte con le colline delle Langhe coltivate in modo che, con viti, grano, filari, muri è stato creato un paesaggio di inesprimibile grazia.

Ogni regione d’Italia, coltivando ha creato la bellezza; in millenni di sapiente lavoro, adattandosi all’ambiente, modificandolo saggiamente l’uomo ha ottenuto il risultato grandioso di ottenere fecondità e bellezza da un territorio spesso difficile.

Per fare ciò sono state create opere grandiose, come le bonifiche delle paludi, i navigli lombardi che costituivano il sistema di navigazione fluviale più esteso d’Europa;

E un’opera soprattutto è vanto dell’Italia, pur se sconosciuta alla maggioranza delle persone: parlo del sifone del Sesia, opera costruita in due anni dal 1861 al 1863 e che sbalordì il mondo: il canale lungo 85 km e soprattutto il sifone lungo 254 m che passa sotto il fiume Sesia, fiume dalle piene impressionanti e che trascina grandi blocchi di ghiaccio; il sifone solo recentemente è stato sottoposto a manutenzione, dopo 120 anni di uso senza che avesse il minimo inconveniente.

A questo proposito occorre chiarire il ruolo dell’Italia come nazione dell’industria pesante; per troppe persone l’Italia è solo fiori, canzoni, pizza…

Certo è presente questo aspetto, ma non dimentichiamo quello principale: ricollegandomi alle modifiche effettuate dall’uomo sul territorio, ho parlato del sifone del Sesia e del lago Omodeo; l’Italia ha costruito dighe grandiose, nei luoghi più impervi, ottenendo preziosa energia elettrica, disciplinando il deflusso delle acque a scopo irriguo e tutto ciò in modo pulito e silenzioso, svincolandosi in parte dalla dipendenza energetica dall’estero e risparmiando valuta pregiata. L’Italia ha costruito in Africa la diga di Kariba e in Turchia una diga in un luogo tanto caldo che, per gettare il cemento, si doveva raffreddare l’acqua con blocchi di ghiaccio.

L’acquedotto pugliese è il più grande d’Europa. L’Italia ha costruito recentemente il Sea Bridge in Danimarca, il ponte secondo al mondo per lunghezza; la campata centrale è lunga 1624 m, mentre la lunghezza totale del ponte è di 6800 m. I piloni principali sono alti 254 m. Le strutture di acciaio sono state costruite a Taranto, assiemate in Francia e, tenendo conto che sono lunghe 193 m, sono state portate vicino ai piloni alti 65 m sul livello del mare per mezzo di gigantesche chiatte. Attraverso carriponte titanici e giganteschi pontoni le strutture preassiemate sono state sollevate e posate sui piloni, sfidando anche le difficoltà dovute al mare mosso. Un’opera di incredibile audacia è stata compiuta dall’Italia e cioè la riduzione della pendenza della Torre di Pisa.

Il nostro Paese, uscito dalle gloriose guerre del risorgimento e finalmente unito, partiva estremamente svantaggiato rispetto alle altre nazioni, sia per vicende storiche, sia per la mancanza di materie prime. Proprio allora l’Italia seppe dimostrare la sua forza e il suo coraggio realizzando imprese che sbalordirono il mondo, tra le quali la galleria del Frejus lunga 13 km, costruita tra il 1862 e il 1874; la galleria è tuttora in funzione, ma all’epoca della costruzione nessuno credeva nel buon fine dell’impresa, sottovalutando la base ferrea e determinata dell’italiano: l’opera fu compiuta anche grazie alla perforatrice pneumatica messa a punto dall’ingegnere Sommeiller.

Furono realizzati anche, subito dopo l’unità d’Italia, i grandiosi bacini di carenaggio di La Spezia, con muri spessi 4 metri, utilizzando calce e pozzolana e ottenendo un legante più tenace del cemento; basti dire che gli Inglesi, che certo si intendevano di opere portuali, rimasero stupefatti davanti a quest’opera.

Furono eseguite bonifiche grandiose e soprattutto fu costruita una eccezionale rete ferroviaria, in un Paese che presenta grandi difficoltà, per questo tipo di realizzazioni: estremamente montuoso, con scarsa portanza del terreno e difficoltà di drenaggio; tuttavia tutti gli ostacoli furono superati, con ponti e gallerie di meravigliosa solidità, tuttora in uso e che hanno sfidato decenni di pioggia, neve e gelo.

Per avere un’idea dei prodigi di ingegneria realizzati, occorre visitare alcune linee ferroviarie particolari, che tuttora destano la nostra ammirazione: ad esempio la linea Limone Piemonte-Ventimiglia, la linea Domodossola-Locarno, la Porrettana.

Basta guardare i ponti ferroviari alti 57 m costruiti per la linea Genova-Alessandria per restare allibiti dall’ardire di maestranze e ingegneri; il cemento armato ancora non esisteva e i calcoli delle strutture, tenendo conto delle molte condizioni di carico erano complessissimi e non esistevano calcolatori. Ma dovunque in Italia ci sono vere e proprie opere d’arte, dai possenti muri di contenimento alle gallerie più lunghe del mondo come il Sempione e il Gottardo, ai ponti di ferro sui fiumi, alle magnifiche stazioni come quelle di Ceva (CN), costruita sui pali. Anche nella costruzione di autostrade l’Italia ha costruito grandi opere: il viadotto più alto d’Europa (140 m) si trova sull’autostrada Genova-Alessandria.

Furono costruiti e ammodernati i porti, come quello di Genova, con moli aventi i massi di fondo pesanti 60 tonnellate l’uno. Nei porti funzionano gru colossali, come quelle di Vado Ligure, pesanti cadauna 1000 tonnellate, alte 86 m, scorrevoli su 36 ruote d’acciaio di un metro di diametro e capaci di sollevare 40 tonnellate con uno sbraccio di 40 m; l’Italia è la seconda costruttrice del mondo di questo tipo di macchinari.

L’Italia è povera di materie prime, tuttavia lo Stato si rivelò un imprenditore accorto: nelle località più sperdute, dovunque ci fossero minerali utili furono realizzate miniere; solo nel sud della Sardegna le gallerie raggiungono la lunghezza di 400 km. Tante miniere, ormai dismesse, sono ora visitabili dai turisti che, con i vagoni a scartamento ridotto, vengono portati ad ammirare queste opere, a rendere omaggio al coraggio e alla capacità di lavoro e di intelletto dei nostri antenati di un tempo ancora molto vicino a noi.

Tra le fortune dell’Italia c’è quella della pietra: fin dall’antichità i Romani estraevano marmo dalle cave di Carrara, ma erano maestri nello sfruttamento delle cave, dovunque si trovassero.

Questa tradizione non è mai venuta meno: in tutte le località d’Italia si trovano cave sia di marmo, sia dei più svariati tipi di pietra da costruzione. Ad esempio la pietra di Luserna, i graniti di Sardegna, l’ardesia di Lavagna, materiale che è presente che in tutti i tavoli da gioco da biliardo.

Interminabile sarebbe l’elenco dei tipi di pietra, alcuni di straordinaria bellezza, con venature e riflessi particolari, sfumature abbaglianti, disegni incredibili.

Per lo sfruttamento delle miniere e delle cave furono realizzate centinaia di km di ferrovie a scartamento ridotto, ora purtroppo abbandonate in parte; ascensori, montacarichi, funivie come quella che portava il minerale di ferro da Cogne allo stabilimento di Aosta.

Furono inventati congegni dove rifulse l’ingegno italiano, e molti sono tuttora in uso.

A proposito di funivie, l’Italia possiede quella più lunga del mondo: a Savona il carbone viene trasportato a Cairo Montenotte tramite una funivia lunga 18 km; essa supera un dislivello di 520 m e ha una portata di 9000 tonnellate al giorno; è stata costruita in due anni nel 1912 e raddoppiata nel 1935; il cavo portante ha un diametro di 70 mm.

Basti pensare al traffico occorrente di autocarri su strada per fare la stessa portata: spaventoso inquinamento ambientale, costi elevatissimi ed eventuali stragi per incidenti.

L’Italia è una grande costruttrice di navi. Il mitico Rex, l’Andrea Doria furono costruiti a Genova; tuttora a Genova si costruiscono grandi navi e gigantesche piattaforme petrolifere. A Monfalcone si costruiscono le navi passeggeri più grandi del mondo, lunghe 270 m, e capaci di trasportare 5000 persone tra passeggeri e uomini dell’equipaggio.

Inoltre l’Italia è la seconda nazione al mondo per la cantieristica da diporto (Baglietto, Wally, Rodriguez e decine di altri).

Quando si parla di acciaierie si pensa subito alla Ruhr, alla Lorena, a Pittsburgh, a Manchester; tuttavia l’Italia è un Paese di grandi acciaierie; nella tecnologia dell’altoforno ha raggiunto livelli di assoluta eccellenza: l’altoforno che, in tutto il mondo, ha avuta la vita più lunga è uno di quelli di Taranto, tredici anni di funzionamento ininterrotto.

Questi forni provocano un indotto enorme: dai giganteschi laminatoi che producono lamiere, ai forni elettrici, che sono il tramite tra la ghisa prodotta dall’altoforno e l’acciaio prodotto dai forni elettrici stessi; questi ultimi hanno bisogno di enormi quantitativi di materiali refrattari, di filtri giganteschi, di tubazioni enormi.

L’iperbole è necessaria quando si parla di acciaierie, dove tutto è smisurato; tutti i cittadini dovrebbero visitare le acciaierie, per vedere brillare l’ingegno italiano, per vedere il valore degli operai addetti: sono come soldati al fronte, in prima linea di fronte alle responsabilità e al pericolo; finché c’è gente simile non c’è nulla da temere.

I forni elettrici hanno bisogno di elettrodi enormi: la carica del forno, l’innesco dell’arco tra gli elettrodi ed il rottame, la colata di acciaio sono spettacoli indimenticabili per chi li ha visti; anche qui comitive di cittadini dovrebbero assistervi.

Quanto detto per le acciaierie vale per le centrali elettriche, le industrie chimiche, le fonderie, le miniere; la civiltà moderna di cui troppe volte si vede l’aspetto "televisivo" si appoggia sul possente substrato industriale: "riti misteriosi" vengono officiati nelle fabbriche, dove la capacità e l’ingegno italiani hanno portato la nostra nazione ai primi posti a livello mondiale.

L’Italia ha costruito acciaierie enormi a Isfahan in Iran, a Voliskj in Russia, in Brasile e il tutto il mondo.

Faccio un passo indietro per riallacciarmi ai miracoli compiuti dall’Italia: quello della Prima Guerra Mondiale.

Oltre all’incalcolabile valore dei soldati, furono realizzati prodigi di ingegneria: centinaia di km di trincee, funivie, fortezze, ponti di barche, postazioni di cannoni in posizioni incredibili. Rifulse il leggendario Genio Militare per cui nulla è impossibile.

Molto sono le industrie in cui l’Italia brilla nel mondo: le vetrerie, le cartiere, le macchine per la maglieria, gli occhiali, le macchine utensili, l’industria delle piastrelle

(lo Shuttle è rivestito di piastrelle prodotte a Sassuolo), le automobili, le macchine movimento terra, gli autocarri, l’industria ferroviaria in genere (l’Ansaldo ha costruito la metropolitana di Copenhagen), la rubinetteria; le moto italiane sono esportate in tutto il mondo; i cavi sottomarini più impegnativi sono Pirelli; la nave più grande per le ricerche petrolifere, la "Micoperi", con due gru della portata di 14.000 tonnellate è italiana. Il Pendolino è un treno acquistato da tutti i Paesi per la sua capacità di superare ad alta velocità curve di raggio limitato su ferrovie esistenti.

Ricordiamo l’industria delle armi (la più antica azienda europea è la Beretta), dei gioielli, della lavorazione dell’oro e del corallo, delle pietre dure, delle scarpe vendute in tutto il mondo (Tod’s, Ferragamo).

Ci sono poi industrie di grande prestigio nell’ambito dei filati (Zegna, Loro Piana) e della confezione (Armani, Gucci, Dolce & Gabbana), pelletterie, orologi da campanili (Trebino di Uscio a Genova), aerei, fonderie artistiche, campane, vetri di Murano (città in cui sono stati costruiti i lampadari della più recente mosche di Casablanca. Essi hanno un’altezza di 11 metri ed un diametro di 7 metri).

C’è poi un artigianato di altissimo livello tipo quello del legno di Aosta, che crea veri e propri capolavori, la sorprendente filigrana di Campo Ligure a Genova, i merletti, i ricami, l’arte del corallo, la produzione di strumenti musicali (il più grande produttore di arpe è in provincia di Cuneo).

L’Italia è la nazione delle ceramiche, prodotte quasi in ogni regione e risalenti a tradizioni antichissime; occorrerebbero diversi libri per illustrare la straordinaria varietà di forme, di colori, di paesaggi dipinti. Vedere le ceramiche di Albissola (Savona) le maioliche di Capodimonte, le incredibili stufe piastrellate di Castellamonte, le ceramiche di Bassano e tutte le altre. Ci sono poi industrie che rallegrano il mondo, come quelle delle fisarmoniche, costruite a Recanati, a Castelfidardo, ad Asti, a Stradella e suonate in tutto il mondo.

Tantissime sono le invenzioni e scoperte dovute al genio italiano: quando ad esempio si guarda qualcosa con un binocolo occorre ricordare che dentro c’è il cosiddetto "prisma di Porro", e tante altre da diventare un elenco prestigioso ed interminabile.

Continuando a guardare l’Italia nel meraviglioso caleidoscopio, quante cose nel mondo sono italiane!

Il linguaggio della musica (allegro-vivace, andante con moto, ecc.), le opere, le musiche classiche e le canzoni;

purtroppo quasi sconosciuto è il ricchissimo folklore italiano, che risale a secoli addietro e ha creato canzoni di straordinaria bellezza (vedi "Maremma" e altre meravigliose melodie), la canzone napoletana, il trallallero genovese che per fortuna sta rinascendo; le canzoni nate da avvenimenti storici come il Risorgimento (Addio mia bella addio); le struggenti canzoni della Prima Guerra, sia di esaltazione, sia di conforto, sia di ribellione (la tragica e bellissima "Gorizia");

le canzoni del lavoro, delle epopee contadine e degli emigranti, fino ad arrivare alle canzoni della Resistenza.

Ci sono ancora i cantastorie e i meravigliosi cantautori italiani che arrivano all’altezza della poesia (De Andrè e altri). I teatri italiani sono famosi nel mondo, per il balletto e le opere, i concerti, le commedie; nei teatri greci e romani (Arena di Verona) gli spettacoli sono straordinari.

L’arte è certamente l’argomento più conosciuto in tutto il mondo; l’Italia come scrigno d’opera d’arte; l’arte italiana in tutto il mondo: se tutte le opere d’arte italiane tornassero in Italia, non basterebbero venti grandi musei a contenerle.

Arte preistorica, incisioni rupestri (i Camuni), dolmen, menhir, galgal, cromlech. Arte etrusca, straordinarie necropoli; arte della Magna Grecia, di Roma repubblicana e imperiale, arte bizantina, longobarda, angioina, sveva e soprattutto araba; la civiltà araba ha lasciato segni importanti nella civiltà italiana come arte, usi e costumi, parole (ammiraglio, dogana, zenit, nadir, azimut, ecc.), nomi di città (Marsala: Marsa Allah, la città di Allah).

L’arte che ha creato edifici veramente unici, come la cupola di Michelangelo, la cupola del Brunelleschi a Firenze, pesante più di 40.000 tonnellate ed innalzata senza centine, il Colosseo, la Mole Antonelliana a Torino, la reggia di Caserta, la torre di Pisa. È quasi sconosciuta la cupola ellittica più grande del mondo: si trova a Vicoforte San Michele di Mondovì (CN). Il faro di Genova è il terzo al mondo per altezza, dopo quelli di Amsterdam e di Kobe: è alto 115 m sul livello del mare ed ha una portata di 50 km.

Ci sono le città del sogno come Venezia, Ferrara, Mantova, città levantine come Genova col centro storico più grande d’Europa e le mure lunghe 19 km (anche queste record europeo).

C’è l’arte militare, con i forti colossali costruiti dal piccolo Piemonte Sabaudo, come Fenestrelle con la sua scala di 3.600 scalini, come l’impressionante forte di Exilles e come quelli di Bard. Molti forti, costruiti in posizioni incredibili, hanno una dignità costruttiva di ottimo livello.

È impressionante la rete di gallerie di contromina di Torino, lunga parecchi km. Anche qui l’elenco è lunghissimo, arricchito di castelli medievali costruiti in tutta Italia.

Il mare italiano è bello, affascinante, ma non basta: sotto al mare c’è il ricchissimo mondo dell’archeologia subacquea, c’è il mondo delle saline, ci sono le grotte marine come la Grotta Azzurra a Capri, la tonnara di Camogli (Genova), le tonnare del Sud, la mattanza (parola spagnola) comandata dal raiss (parola araba), le anfore di Albenga (SV), i relitti di navi. Ci sono le terribili tempeste mediterranee, le Bocche di Bonifacio, l’onda lunga di Punta Chiappa vicino a Camogli, Scilla e Cariddi nello stretto di Messina, gli abissi di 5.200 m, gli Dei del Mediterraneo nelle loro personificazioni benevole, sensuali, o terrificanti, creati dalla fantasia abbagliante e fertile a causa del mare e dei suoi anfratti.

I popoli mediterranei sono figli dell’olio, del grano, del fico e della Fenice (dattero). Bevono il vino, nettare degli Dei e a questo proposito l’Italia farebbe impazzire l’Olimpo, con la sua straordinaria varietà di vini, da quelli valdostani prodotti dai vigneti più alti d’Europa per arrivare allo zibibbo di Pantelleria; occorrono vari libri per illustrare tutte le varietà, arricchite da moscato, vini liquorosi come il Marsala famoso nel mondo, liquori veri e propri creati da qualche intuizione geniale (Barolo Chinato, amaro Braulio di Bormio, amaro di Sassello, Fernet e moltissimi altri).

Si passa ai distillati, le famosissime grappe bevute in tutto il mondo (vedi la grappa Levi di Alba, le grappe Berta, Barile, Nonino e molte altre). Non è un caso che il monte fatale del destino dell’Italia si chiami Monte Grappa.

Moltissimi sono poi i liquori creati da persone che si tramandano i segreti di generazione in generazione (nocino, perseghino, e altri).

L’arte del vino trascina un indotto vastissimo, dalle vetrerie ai tappi, alle etichette, alle botti, alle imbottigliatrici;

una gamma di macchine automatiche di cui l’Italia possiede le più aggiornate tecnologie. La visita ai templi di Bacco, le meravigliose cantine, è diventata una forte componente turistica.

Anche per quanto riguarda l’alimentazione l’Italia vanta tradizioni secolari, popoli diversi hanno creato una tale varietà di piatti per cui occorrerebbe un’enciclopedia per citarne solo una buona parte.

L’arte del gelato, già conosciuta dai Romani, è stata perfezionata nel Rinascimento; un ulteriore merito italiano è l’invenzione del cono, una di quelle cose in apparenza modeste, ma che allietano la vita. Centinaia sono i tipi di formaggi, di salumi, di miele, di prelibatezze che la recente riscoperta del territorio ha portato alla ribalta.

Carlo Petrini meriterebbe un monumento dal vivo, perché è un eccezionale suscitatore di energie; fondatore dell’organizzazione Slow Food, ha fatto riscoprire in ogni angolo d’Italia le superbe tradizioni culinarie esistenti, ma sopite in attesa di un "mago" che le risvegliasse.

Il Salone del Gusto di Torino, come pure la manifestazione "Cheese" a Bra sono il coronamento di tanto merito.

Un paragrafo a parte merita la Sardegna, per le sue tradizioni, per la civiltà nuragica, per la coltura del sughero, i vini, i formaggi, i tappeti, i cerimoniali antichi come la Sartiglia di Oristano, il folklore ricchissimo di canti, di danze, gli strumenti a fiato continuo; la lotta a testate, i terribili inverni sul Gennargentu, il Giudicato di Arborea, le piante da sughero e molte altre attrattive che ho già citato.

L’Italia della letteratura, a cominciare dalla letteratura romana antica, compresa la raccolta di leggi unica al mondo e tuttora valida in gran parte.

Dante, Petrarca, Boccaccio, Machiavelli, Manzoni, Carducci, Pirandello: è inutile continuare un elenco che porta la gloria d’Italia nel mondo; e quanti poeti "minori" ma di grande valore!

L’Italia del cinema, conosciuto in tutto il mondo, il neorealismo, Visconti, Fellini, De Sica, Antonioni e lo spaghetti-western che viene addirittura studiato in alcune università americane.

L’Italia degli scienziati, a cominciare da Galilei, Torricelli, Volta, Marconi (quante vite salvate!), Natta, Ferraris, Avogadro e i grandi matematici, i grandi medici, gli antropologi; Fermi, Rita Levi Montalcini.

Insomma un elenco prestigioso e interminabile che conferma l’apporto dato dall’Italia al progresso mondiale.

C’è poi un’Italia generosa quanto silenziosa, quella dei volontari.

Milioni di persone che ogni giorno si prodigano per gli altri, a volte fino al sacrificio della vita; in tutto il mondo medici italiani coadiuvati da volontari, missionari, suore vivono in mezzo all’orrore, portando un messaggio d’amore e di speranza inesauribili. In mezzo alle giungle, sui fronti delle guerre brilla luminoso l’amore italiano di cui Emergency, fondata dal chirurgo milanese Gino Strada, è uno degli esempi giù gloriosi.

Ogni anno milioni di Euro vengono versati dagli Italiani alle varie organizzazioni umanitarie.

Ogni mattina un avvenimento misterioso e affascinante avviene: fiumi di sangue vengono versati dai donatori agli ospedali per salvare migliaia di vite in pericolo.

L’Italia eccelle anche in un altro campo, quello del disegno industriale; moltissimi oggetti di uso quotidiano ottengono premi per il loro design, spesso vengono esposti nei musei di arte moderna di tutto il mondo; Pininfarina e Giugiaro creano le stupende carrozzerie che rivestono le automobili delle più prestigiose marche; nella moda, i cui creatori sono stati giustamente paragonati ai principi del Rinascimento, si esprime la creatività italiana, come pure nei gioielli, nei mobili, nei profumi, nell’arredamento in genere.

La tecnologia che permette tutto ciò pone l’Italia ai vertici mondiali del settore.

Ho già parlato del ricchissimo patrimonio di canzoni e proverbi, ma occorre anche parlare della grandissima varietà di "feste" a cerimoniali, alcuni dei quali affondano la loro origine nella notte dei tempi.

Della Sartiglia di Oristano ho già parlato; ci sono anche gli sbandieratori, i suonatori di strumenti poco noti se non nell’ambito locale (come si può vedere alla Fiera di Sant’Orso ad Aosta); strumenti derivati da attrezzi da lavoro e che producono una straordinaria armonia, uniti a danze ben lontane da quelle che si vedono negli spettacoli televisivi e che sono un prodigio di grazia e vigore e intrecci complessi di persone che producono dei ritmi solo col battito delle scarpe sul terreno.

L’unione del canto, della danza e dei colori è uno spettacolo veramente suggestivo, con le sue infinite varianti non solo regionali, ma anche comunali.

Ci sono le gare con gli archi e le balestre, le corse in salita, le giostre medievali, le prove di forza.

Nell’ambito religioso ci sono le grandi processioni del Sud, ma anche la più importante del Nord Italia, e cioè quella del Venerdì Santo a Savona, uno spettacolo che attira visitatori da tutta Europa. La straordinaria bellezza delle casse, i cori religiosi, i cerimoniali rendono questa processione altamente suggestiva.

Ci sono poi i grandi pellegrinaggi ai Santuari, ognuno dei quali costituisce da solo un capolavoro dell’ingegno italiano. Ma oltre a quelli religiosi "ufficiali" ci sono dei riti singolari e impressionanti come i serpari dell’Abruzzo e i tarantati in Puglia. Occorrerebbe un grande trattato di antropologia per elencare tutti i riti che si svolgono in Italia.

L’Italia del Papato e della religione cattolica. Il centro della terra per i cattolici è il Papato, città del Vaticano e centro spirituale di una delle grandi religioni della Terra.

Innumerevoli sono le ricadute religiose, sociali e anche economiche su Roma e sull’Italia tutta.

L’immenso patrimonio spirituale, religioso e culturale dell’Italia è unico al mondo.

In subordine, ma di estrema importanza è il patrimonio artistico di Roma, le biblioteche, San Pietro, gli affreschi;

la Chiesa è stata per secoli committente di bellezza nelle chiese, nei conventi, nei quadri, nelle statue, nei libri, negli oggetti, nelle miniature di abbagliante bellezza.

Ogni paese d’Italia ha una bella chiesa con capolavori spesso sconosciuti agli abitanti stessi. La devozione popolare ha arricchito l’arte con donazioni di incalcolabile valore artistico, non ultimo l’arte presunta minore degli ex voto.

E gli italiani chi sono? L’Italia è sempre stata abitata fin dai tempi preistorici e gli abitanti hanno lasciato innumerevoli reperti: dalle incisioni rupestri, ai nuraghi della Sardegna, dai reperti nelle grotte di Finale Ligure (SV) alle palafitte, alle sepolture, alle prime fonderie, scuri, armi ed altre manifestazioni della cultura.

Dei popoli autoctoni uno prevalse sugli altri, quello dei Romani. Gli altri, ben distribuiti sul territorio, lasciarono certamente tracce nella civiltà romana.

Gli Etruschi, che appartengono, ai popoli "venuti da fuori" lasciarono tracce grandiose e influenzarono profondamente i Romani, che molto impararono da loro.

Molti altri popoli invasero l’Italia; gli antichi greci crearono le loro città grandiose con i loro templi e teatri meravigliosi, con la loro cultura e la loro filosofia.

Si susseguirono i Cartaginesi, i Bizantini, gli Arabi, le invasioni barbariche, i Francesi, gli Spagnoli, gli Austriaci.

Tutti questi popoli lasciarono tracce indelebili sulla civiltà italiana, influenzandone profondamente usi e costumi.

Questi ultimi, maturati e consolidati nei secoli, sono stati profondamente interiorizzati; il territorio, con le sue differenze geografiche, le isole, le valli quasi inaccessibili e isolate per secoli; la gelosia municipale, la possente superbia delle città che si ritenevano le migliori al mondo chiamando ad abbellirle i più grandi artisti; i canti, le danze, i dialetti, gli strumenti musicali, il vestiario, i cerimoniali ufficiali, civili e religiosi e quelli ancestrali, ma non meno importanti;

tutto questo è la maggior garanzia contro la temuta globalizzazione che mai riuscirà a scardinare un simile patrimonio.

Solo l’Italia ha potuto creare le Repubbliche Marinare, uniche nella storia del mondo, piccole unità sole contro imperi colossali, attivissime di commerci, ma anche fucine di libertà e committenti di bellezza; Venezia finì solo per la brutale spartizione dei territori, ma quanto melodioso fu il canto del cigno, prima con la creazione del teatro della Fenice (nome presagio di gloria), e poi con la leggendaria difesa del 1849. Genova fu sì assorbita dall’Italia, ma ebbe Garibaldi, Mazzini, Schiaffino, Bixio, Ruffini e Quarto, Rubattino e i Mille…

Altrettanto importante è la "solidarietà capillare", cioè diffusa in tutti gli angoli più sperduti: infermieri volontari che vanno ad assicurarsi dello stato di salute di persone anziane in lontani casolari; vicini e conoscenti degli stessi che "danno una mano" in quelle faccende in apparenza modeste (come ammucchiare la legna per l’inverno) che però, tutte insieme, fanno sì che le persone, ovunque si trovino, sentano di essere parte di un grande corpo sociale, di non essere abbandonate, di partecipare al flusso delle vita, di essere a loro modo importanti.

Ecco che di fronte alle sventure a volte dovute a fenomeni incontrollabili, a volte provocate dolosamente, si ergono i paladini del riscatto: assieme alle grandi organizzazioni ufficiali, uomini meravigliosi scavano con le mani nelle macerie dei terremoti, altri si sfiniscono a combattere gli incendi, altri stremati e coperti di fango lottano contro le inondazioni. Una immagine mi è fortemente rimasta impressa nella memoria, quella della "Madonna dei clandestini", e cioè una dottoressa che, sul litorale di Lampedusa, cerca di rianimare un africano morente.

C’è un bellissimo proverbio russo che dice che l’odio non è solo al mondo perché è assediato dagli angeli che camminano sulla terra.

Certo si può fare di più; si può sempre fare di più in ogni cosa; ma nei limiti e nei difetti umani quanta gloria, quanto riscatto, quanto amore!

Nel dopoguerra l’Italia ha compiuto un’altra impresa veramente grandiosa: la più imponente migrazione interna che la storia ricordi, e cioè milioni di persone che in pochi anni si sono spostate dal Sud al Nord, è stata assorbita quasi senza traumi, arricchendo l’Italia di nuove energie.

L’Italia ha fatto fronte coraggiosamente alla catastrofe del Polesine, e alle altre che si sono susseguite, risorgendo più determinata e più bella. Ma non solo: ormai gli immigrati si contano a milioni, contribuendo a quello scambio così ricco di conseguenze positive; coi loro guadagni centinaia di milioni di Euro prendono la via dell’Africa, del Sud America, dell’Asia, contribuendo così ad alleviarne in parte la miseria.

Tutto quanto detto sopra si inserisce nel contesto globale del buon vivere: lo stare insieme, le infinite associazioni, il ballo, le cerimonie che scandiscono i ritmi della vita e finalmente il convivio, il mangiare assieme, uno dei riti primordiali dell’umanità, con le sue profonde implicazioni psicologiche e addirittura magiche. Perché tutto viene dalla Madre Terra: dalla semina nel suo grembo, alla crescita delle piante, la Madre Idrofora cioè portatrice d’acqua, con migliaia di km di canali, i riti magici della raccolta, gli opulenti magazzini di cibarie, la magica metamorfosi; nell’anno 2000 è ancora magica la parola pane, magica è la parola vino (Cristo scelse pane e vino); l’olio santo; tuttora la parola pane ha un significato denso di simboli emotivi profondi: guadagnarsi il pane; Ugolino nel 33° canto dell’Inferno di Dante dice: "Pianger sentii nel sonno i miei figlioli ch’eran con meco e dimandar del pane".

Si può concludere questo viaggio meraviglioso facendo un sunto dei doni che l’Italia ha fatto al mondo:

mondo romano con la sua storia, l’ingegneria prodigiosa, la raccolta di leggi;

arte in Italia e arte italiana nel mondo;

religione Cattolica con il suo mondo italiano e insieme universale;

letteratura e poesia;

musica classica e popolare;

invenzioni (tra cui la bussola, il termometro, il barometro, la macchina da scrivere, la funicolare, la dentiera, il motore a scoppio e infinite altre);

scienza e tecnologia che facilitano la via dell’uomo;

cibi e bevande che mantengono la vita e la allietano;

panorami di abbagliante bellezza;

sole, mare, laghi, montagne.

Tuttavia………si può sviluppare ancora questo stupendo sistema senza danneggiare l’ambiente?

La risposta è un chiarissimo "SI".

Un esempio riguarda l’energia: si può ottenere energia con mezzi ben collaudati dall’esperienza e cioè le dighe;

distribuite capillarmente sul territorio, trattengono acqua per l’irrigazione e producono energia elettrica.

Per mezzo di pannelli solari e cellule fotovoltaiche; centrali eoliche, miniturbine, biogas, in ogni casa o cascina si potrebbe avere quasi tutta l’energia necessaria alla vita domestica.

Dev’essere attuata la legge regionale sulle cisterne:

è assurdo che piova acqua e che scivoli via per poi pomparla in alto con enorme dispendio di energia, di usura di pompe e motori e di logorio di tubazioni. Sarebbe tanto facile trattenerla capillarmente dai tetti e farla confluire in apposite cisterne, per poi utilizzarla per gli usi quotidiani di casa e campagna.

Un metodo importantissimo per risparmiare energia è la raccolta differenziata dei rifiuti: non dimentichiamo che milioni di tonnellate di preziosi materiali vengono sotterrati per sempre nelle discariche. Volendo fare un semplice esempio basta seguire la vita di una bottiglia di vetro: occorrono soda, sabbia, dolomite, calcare, solfato, ossido di ferro, acqua, nafta ed energia elettrica per ottenere il vetro.

Perciò ogni bottiglia, in apparenza così innocua, è in realtà una bomba energetica; lo stesso vale per le lattine di alluminio, le pile, la carta, per il cui spreco impoveriamo la terra di alberi.

Quindi triplicando la raccolta differenziata non solo non si costruirebbero centrali, ma si sgonfierebbero le discariche e nello stesso tempo si attuerebbe una missione di altissima umanità: stringe il cuore infatti vedere nei bidoni della spazzatura vestiario e scarpe quasi nuovi, mobili, elettrodomestici, materassi, ecc. che potrebbero alleviare gli stenti di tanta parte dell’umanità.

Quindi per concludere non c’è alcun bisogno di costruire centrali nucleari e aumentare il mostruoso spreco di beni;

occorre invece agire al contrario e frenare il mostruoso spreco di beni.

Arte. Ancora purtroppo grandissimo è il patrimonio artistico abbandonato: dal museo Lombroso di Torino al museo del grano a Savigliano alle statue dei sotterranei del duomo di Orvieto; l’elenco è impressionante ed ecco un’occasione di lavoro, capillarmente distribuito sul territorio e che porterebbe alla luce i musei nascosti che secondo alcuni sono quasi vasti come quelli funzionanti; perciò:

edifici restauratori guardiani guide trasporti studenti.

Lo stesso vale per le necropoli e gli scavi archeologici, bisognosi entrambi di forti investimenti.

Archeologia subacquea. Nei millenni sono affondate nel Mediterraneo centinaia di navi; ecco un’altra occasione per far affiorare l’arte ed il costume nascosti lungo le migliaia di km di coste italiane.

Recupero di paesi e cascine abbandonati; in tutta Italia esistono stupende frazioni abbandonate che vanno recuperate e ripopolate offrendo forti incentivi a chi va ad abitarvi; basti vedere il famoso "Chiantishire", ma anche il fenomeno estremamente positivo dei 5000 Svizzeri nelle Langhe, esempi che vanno studiati e seguiti.

Agriturismo, cantine, recupero di cibi tradizionali: come già detto a proposito di Carlo Petrini le premesse sono ottime;

occorre accelerare in modo da saturare il territorio; l’esempio più bello dell’unico formaggiaio di Cogne che è un immigrato: occorrono nuove forze.

Naturalmente bisogna trovare nuove strade, nuovi collegamenti, infrastrutture adatte: altro lavoro sul territorio.

 

Incentivare il turismo termale, adesso sottoutilizzato; costruire sulle lunghissime coste italiane, stabilimenti di talassoterapia.

Recupero, sulle coste e dovunque, delle grandi ex colonie per bambini; spesso si trovano in posizioni stupende e si possono creare grandi case di riposo senza deturpare il paesaggio: esse sono ormai inserite nel contesto territoriale. Aumento delle corali e delle squadre di ballo liscio, con grande vantaggio fisico (modalità articolare, espansione toracica, armonia nei movimenti, benefica stanchezza);

si incrementa la spirale destra ascendente positiva, aumenta la gioia, diminuisce la depressione.

Aiuto all’agricoltura: occorre moltiplicare ciò che sta timidamente avvenendo e cioè aiutare i contadini; studenti, anziani, prepensionati, in cambio di ospitalità presso le cascine potrebbero, specialmente nei periodi della vendemmia, della raccolta delle mele, delle olive, ecc. dare un forte aiuto a chi vive sul territorio: ottimo interscambio di modi di vivere e di compagnia.

Rimboschimento da attuare con guide adeguate, aumentando così il patrimonio di verde (meno anidride carbonica e più ossigeno).

Fortezze: ci sono grandi fortezze, specialmente sulle Alpi occidentali, costruite quando la Francia era il "nemico".

Enormi, solidissime, situate in posti di incomparabile bellezza, vanno recuperate per ricavarne ostelli per la gioventù, teatri, musei etnografici.

Bisogna recuperare le esistenti cisterne e coprire le fortezze (con discrezione) di pannelli solari e cellule fotovoltaiche.

Miniere. Già è iniziato il recupero a scopo turistico di alcune miniere, ma occorre dare un forte impulso a questo patrimonio straordinario.

L’Italia come casa di cura per l’Europa.

Lo stupendo contesto italiano può diventare una forte attrattiva per gli anziani di tutta Europa: dal nord al sud alle isole, occorre creare un insieme di pensioni, luoghi di cura, grandi sale da ballo, gare di bocce, biblioteche, piccole escursioni in pullman tali da richiamare un grande flusso di anziani. Naturalmente occorre tutto un contorno logistico adeguato e occorre far presto perché altri Paesi si stanno già dando da fare.

La realizzazione di tutte le proposte suggerite ha molteplici vantaggi: il lavoro è capillarmente distribuito sul territorio, anche negli angoli più remoti e non crea allucinanti processioni di pendolari; il recupero di edifici, oltre ad essere un enorme risparmio energetico, non altera il paesaggio;

il flusso turistico, invece di essere massificato in punti fissi creando ingorghi, rumori e inquinamento, viene fatto scorrere (panta rei) creando quei flussi vitali così importanti per la vita; coinvolge le autorità locali, e soprattutto rende protagonisti gli abitanti del luogo interessato: aumenta la gioia di vivere, diminuiscono le malattie psicosomatiche e articolari, l’esperienza della vita si vive in modo più integrato e corale, diminuisce l’aggressività, le energie positive aumentano.

Con che soldi attuare tutto ciò? Queste realizzazioni costano; tuttavia il segreto per realizzarle c’è: è il flusso di energie potenziali già esistenti, e cioè l’enorme numero di pensionati residenti in tutti i paesi; ancora fisicamente validi spesso specialisti provenienti dagli stabilimenti o ex artigiani ingegnosi (muratori, elettricisti, idraulici, giardinieri, cuochi, ecc.) possono diventare la colonna portante delle attività proposte, come del resto avviene già in altre nazioni. Ben coordinati e coinvolti, esperti del luogo e dei suoi segreti, rappresentano il tesoro di ogni paese.

A conclusione di questo mio scritto, si potrebbe dire che ogni punto andrebbe discusso, ampliato, integrato.

Avrà certamente dimenticato qualcosa, tuttavia spero di aver aiutato a dare una panoramica dell’abbagliante tesoro che è l’Italia.

Perciò: viva l’Italia, la sua bellezza, la sua libertà, grazie al cielo che ce l’ha data, al destino e al bel futuro che verrà.

 

Alcune importanti riflessioni sul clima terrestre:

 

CLIMA

 

L’Italia spende miliardi di euro per le cure dimagranti: uno spaventoso controsenso. Infatti il cittadino mangia troppo e paga qualcuno che gli dica di mangiare meno; naturalmente è praticamente impossibile seguire certe diete e spessissimo chi è a dieta ha un rifiuto assoluto verso il movimento e lo sport in genere.

Immobilità significa mancanza di tono muscolare, cattiva digestione, rigidezza delle articolazioni, aumento dell’aggressività, sonno più agitato, più medicine ingerite.

L’Italia spende miliardi di euro per gli animali domestici, spesso cani enormi e pericolosi; un numero enorme di cani, circa 150.000 all’anno vengono abbandonati, cosicché abbiamo due tragiche conseguenze; si formano branchi di cani semiselvaggi che diventano pericolosi e nei canili ci sono circa 300.000 cani da mantenere: risorse enormi che potrebbero essere dirottate su iniziative di beneficenza in Italia o all'’estero.

Bicicletta: una bicicletta di 16 kg può portare un uomo di 100 kg a 20 km/h, pedalando con moderazione, aumentando la forza fisica, la capacità polmonare e smaltendo il grasso, mentre un fuoristrada di 25 quintali porta un uomo di 70 kg, consumando risorse enormi dal pianeta Terra e immettendo nell’aria a pochi centimetri da terra chili di veleno; insaccamento delle viscere, curvatura della schiena, tensione nervosa, aumento del grasso.

Ascensore: ha effetti catastrofici sul pianeta Terra: troppe persone prendono l’ascensore per fare pochi piani, cosicché un ascensore di 7 o più quintali porta una persona di 70 kg, consumando un’enorme quantità di energia elettrica e usurando i meccanismi (motori, riduttori, porte, fine-corsa, funi ecc.) e peggiorando la salute di dette persone che potrebbero tonificare le cosce gratuitamente e non vampirizzare il pianeta. Lo stesso vale per le scale mobili situate nei supermercati, nelle stazioni, negli aeroporti ecc.

Velocità: sappiamo che il consumo di carburante aumenta col quadrato della velocità; per esempio se un’automobile va a 100 km/h e passa a 120 km/h, il consumo aumenta di 1,22= 1,44 cioè del 44%. Quindi più velocità = + consumo e più pericolo.

Quando una nave traghetto naviga a 15 nodi e la sua velocità passa a 18 nodi, la variazione di consumo di carburante aumenta di 182 : 152 = 1,045 cioè il 4,5%; spaventoso.

A ciò bisogna aggiungere il fenomeno del risucchio: in coda ad un’automobile, un aereo, una nave, si forma un vuoto che risucchia all'’indietro il mezzo, aumentando ancora il consumo di energia.

Lo sconvolgimento prodotto dalle enormi eliche, lo spostamento di masse enormi d’acqua provocano danni incalcolabili al mare: qual è il vantaggio? Le autorità dovrebbero proibire velocità superiori ai 13 nodi. Se per esempio da Genova a Cagliari si impiagano 8 ore anziché 6 che cosa cambia? Bisogna smetterla con la fretta che distrugge la vita, l’ambiente, il piacere di esistere. Occorre attuare il recupero del pendant: noi sentiamo pulsare la vita "durante" e non da – a; dobbiamo avere il tempo di riflettere, di ascoltare gli altri e noi stessi.

Lavori mal fatti.

Il consumo di energia è enorme e la vergogna dei cantieri eterni che tanto rendono difficoltosa la vita al cittadino è sotto gli occhi di tutti, ma non è solo questo: i lavori eseguiti male, con materiali scadenti e con grande imperizia sono uno dei tumori che deturpano l’Italia e consumano risorse preziose che potrebbero essere impiegate per i veri bisognosi. I cantieri consumano quantità enormi di energia elettrica, producono polveri e fumi, consumano utensili e mezzi come ruspe, gru, trapani, cemento, calce, sabbia ecc.: insomma un lavoro mal fatto è un vampiro di energia e una fabbrica di inquinamento. Sono colpevoli le imprese, ma sono colpevoli in modo vergognoso i committenti pubblici che non scelgono bene le imprese e non sorvegliano che i lavori siano eseguiti a regola d’arte. Questo fenomeno abnorme, diffusissimo in tutta l’Italia, consuma l’energia di una enorme centrale elettrica a carbone.

Acquedotti.

È purtroppo ben noto il fatto vergognoso che gli acquedotti perdono dal 20 al 60% dell’acqua che dovrebbero immettere alle utenze: si pompa acqua dai pozzi, la si depura, la si analizza e poi almeno un terzo la si butta via: un’altra delle tristi vergogne italiane; un’altra centrale che potrebbe non essere costruita.

È venuto di moda negli ultimi anni l’uso di bere tè dolce anziché acqua, cosicché abbiamo: milioni di bottiglie di plastica inquinanti; quantitativi enormi di zucchero ingurgitati; aumento dell’obesità e del diabete; spesa esagerata per bere. Lo stesso vale per l’acqua minerale: invece di bere l’ottima acqua del rubinetto, beviamo la costosissima acqua minerale spesso gasata e procurante disturbi allo stomaco; miliardi di bottiglie di plastica vengono seppellite per sempre.

Spazzatura.

La spazzatura, vergogna del mondo occidentale, potrebbe risanare l’Africa.

La raccolta differenziata è bassissima: colpevoli sono le autorità che non pubblicizzano abbastanza la questione, ma ancor più colpevole è la cittadinanza, che sa benissimo il danno ambientale che la spazzatura provoca, ma troppa è la pigrizia, la volgarità, il cinismo. Nella spazzatura ci sono milioni di tonnellate di carta, plastica, medicine, ferro, alluminio, piombo, rame, oro, zinco, vetro, acciaio speciale (vedi lamette da barba, bulloni ecc.).

Per capire meglio il danno ambientale provocato dal mancato recupero differenziato vediamo la storia di una bottiglia di vetro.

Il vetro si fa impastando sabbia silicea, soda, dolomite, calcare, solfato, arsenico e, per le bottiglie rosse, aggiungendo all'’impasto tonnellate di ossido di ferro, cioè ruggine.

Enormi cave di questi materiali sono aperte nei monti; ruspe e camion portano detti materiali agli impianti dove vengono frantumati, vagliati, lavati, e trasportati alle vetrerie.

Fabbriche apposite producono migliaia di tonnellate di ruggine da mescolare agli impasti.

Quindi, quando buttiamo una bottiglia di vetro nella spazzatura anziché nel bidone del vetro buttiamo via una bomba energetica che sarà seppellita e sottratta per sempre all’umanità…

Caparra. Fino a pochi anni fa, le bottiglie del vino, dell’acqua minerale, del latte, venivano riportate al negozio, al quale si lasciava la caparra per ogni bottiglia acquistata: era un metodo stupendo perché milioni di bottiglie venivano utilizzate più volte; poi ha prevalso la follia del seppellimento.

Lo stesso vale per tutti i prodotti ricuperabili. Alcuni crimini energetici sono stati compiuti in un passato recente: ad esempio lo smantellamento di quasi tutta la rete tranviaria italiana. Dato che l’energia per muovere un veicolo a ruote dipende dalla deformabilità delle ruote, è evidente che una ruota d’acciaio sulla rotaia di acciaio si deforma pochissimo, mentre una ruota di gomma sull’asfalto si deforma moltissimo, cosicché l’energia necessaria per muovere un dato peso, è per un tram, uguale a un terzo di quella che muova un bus; inoltre il bus è rumorosissimo e immette nell’aria tonnellate di veleni; i tram dell’Ansaldo erano progettati per durare 100 milioni di ore; gli ultimi quattro li ho visti io stesso imbarcare quattro anni fa per gli Stati Uniti. Genova aveva una rete tranviaria di 152 chilometri, con autentici capolavori di ingegneria.

Smantellando la rete tramviaria italiana si è prodotto un danno ambientale enorme: moltiplicazione del rumore, del consumo di energia sia sotto l’aspetto di forza di spostamento, sia sotto quello di usura dei bus, che sono sempre guasti e vanno sostituiti spessissimo. La loro qualità costruttiva è pessima.

Un altro crimine energetico è stato quello della cessazione della costruzione delle dighe. La saggia Italia di un tempo aveva costruito migliaia di dighe, svincolandola dallo strangolamento del petrolio; bisognava continuare a costruire dighe a ritmo serrato invece, con cecità assoluta, si è scelta la via suicida di non costruirne più.

L’Italia è privilegiata sotto questo aspetto: è molto montuosa e con pianure fertili: prendiamo due casi. La Liguria con i suoi monti potrebbe avere molte dighe e trattenere l’acqua in alto, cosicché produrrebbe energia elettrica e, d’estate, la riviera potrebbe avere acqua abbondante in modo da evitare il grottesco e vergognoso fenomeno delle città costiere alla sete.

La Puglia, con le sue abbondantissime piogge invernali, potrebbe costruire dighe enormi che, oltre a produrre energia elettrica, potrebbe irrigare l’immenso Tavoliere evitando piene disastrose. Il discorso si può ovviamente estendere a tutta l’Italia e a tutto il mondo. Crollerebbe il consumo di petrolio e, cosa fondamentale, la diga non inquina né con emissioni nell’atmosfera né con rumori.

Metropolitane. I comuni si vantano di imporre la proibizione della circolazione di automobili in certe domeniche dell’anno, ma ovviamente sono soluzioni scioccamente demagogiche e inutili.

La metropolitana di Londra è stata iniziata nel 1865; quella di Budapest nel 1899; quella di Parigi nel 1900. quella di Milano fu iniziata nel 1955. ricordiamo che fu durante il fascismo, che esaltava lo stupido motto futurista della velocità, a iniziare a smantellare la rete tramviaria e soprattutto a opporsi alla metropolitana: col costo della guerra dell’Eritrea, oltre naturalmente alle sofferenze umane e alle distruzioni, si potevano costruire 600 chilometri di metropolitane.

Tuttora la costruzione prosegue penosamente a rilento: Genova ha i ridicoli 8 chilometri, Torino 15 km, Milano appena 70 km, Roma gli assurdi 35 km; per fortuna nel mondo si costruiscono linee grandiose, ma certo non sono sufficienti. Ci dicono che non ci sono i soldi per le metropolitane; tuttavia, su La Stampa del 17/05/2007 leggiamo che il numero di auto blu è di 574.000, mentre in Inghilterra, a parità di numero di abitanti, le auto blu sono 58.000; negli Stati Uniti, che hanno 300 milioni di abitanti le auto blu sono 73.000.

Solo per lavarle occorrono 11,4 milioni di metri cubi d’acqua. Per gli autisti, il pieno e i pedaggi la spesa annua è 18 miliardi di euro corrispondenti a 360 km/anno di metropolitana.

Se a tutto ciò aggiungiamo i palazzi abbondanti, gli ospedali mai finiti, i gemellaggi ecc. ecc. ecc. ecc. si arriva tranquillamente a 400 km/anno.

Lo stesso discorso vale per il traffico ferroviario: occorre costruire linee ferroviarie a ritmo serrato sta per i viaggiatori, sia per il trasporto delle merci con enorme risparmio energetico e crollo delle emissioni inquinanti.

Navigazione fluviale. In Italia è stato distrutto il più grande sistema di navigazione interno, quello dei navigli, ma comunque si sarebbe sempre in tempo, mediante una vigorosa politica del risparmio, a incrementare e sviluppare questo tipo di navigazione; ma naturalmente i politici strapagati non si pongono il problema, anzi, si oppongono a dare impulso alle cose positive.

Energie alternative.

Qui cadiamo veramente nell’assurdo: l’Italia è il paese del sole e del vento, due elementi gratuiti e inesauribili. Sarebbe ovvio sfruttarli come fa il Portogallo, l’Olanda, la Spagna ecc. invece, con estrema pervicacia viene rifiutata questa energia meravigliosa, sia dai privati che dagli enti pubblici.

Facevo alcuni esempi: a Savona è stata costruita l’Ipercoop con tetti enormi; vengono costruiti nuovi capannoni con tetti estesissimi. A Genova oltre all'’Ipercoop di Bolzaneto è stata costruita l’immensa Fiumara; in porto, su Calata Giaccone è stato costruito un capannone di lunghezza 118 metri per 67 metri di larghezza. Verrà costruito il museo di Ponte Parodi in futuro. Questi edifici, con la loro enorme estensione, mediante pannelli solari e cellule fotovoltaiche, potrebbero diventare generatori di energia, anziché divoratori di energia e potrebbero inoltre raccogliere l’acqua piovana in apposite cisterne; non si fa nulla: veramente criminale.

A Savona è stato costruito un nuovo edificio pubblico diversi anni fa: ho scritto, appena ho visto il progetto, all'’ente interessato perché fossero adottati pannelli solari, cellule fotovoltaiche e fosse raccolta l’acqua dal tetto; ho avuto una secca risposta negativa.

A Quiliano, provincia di Savona, un mio conoscente ha ristrutturato una vecchia casa in collina, esposta al sole e al vento: al mio suggerimento di dotare la casa di pannelli solari, di cellule fotovoltaiche, di quattro piccoli generatori eolici, di cisterna di raccolta dell’acqua, ha risposto con un rifiuto: è un operaio specializzato ed è un denigratore della centrale ENEL che vede da questa casa; assoluta incoerenza. I pannelli solari, le cellule fotovoltaiche, le cisterne d’acqua, diffusi in tutta Italia e in tutto il mondo, farebbero crollare i consumi energetici e le emissioni inquinanti.

Risparmi vari.

Isolamento delle case: è veramente carente specialmente nelle case isolate; le finestre cosiddette a taglio termico sono grandemente inefficienti: è inutile avere vetrate isolanti quando il telaio di metallo conduce in casa il freddo dell’esterno. La superficie media di un telaio di metallo è di circa mezzo metro quadrato. Se la casa ha sei finestre la superficie che irradia freddo all’interno è di tre metri quadrati: spaventoso.

La vera soluzione è quella di aggiungere una finestra interna di legno, cosicché si forma una camera d’aria tra l’ambiente esterno e quello interno e inoltre il legno è isolante: si ha la massima efficienza di isolamento.

Occorre poi coibentare il tetto e le pareti con intercapedini contenenti polistirolo.

Luci condominiali: è veramente un’assurdità che per salire le scale si prema il pulsante delle luci condominiali, accendendo molte potenti lampadine che restano accese vari minuti; basta munirsi di una piccola torcia elettrica e ci si vede benissimo. Con questo metodo, ed evitando altresì di prendere l’ascensore, ogni condominio può effettuare un risparmio enorme: solo in Italia, migliaia di condomini possono evitare la costruzione di una centrale elettrica.

Scale mobili: è uno spettacolo veramente penoso quello che si osserva dove è presente una scala mobile: essa è strapiena mentre l’adiacente scala fissa è desolamente vuota; persone che si dichiarano palestrate, scattanti, atletiche, sono poi incredibilmente spompate nella vita reale.

Cancelli con apertura automatizzata: è diventato un osceno cancro; chi arriva in auto invece di scendere, aprirsi il cancello, entrare con l’auto e poi richiudere, usa il telecomando. È facile immaginare l’enorme spreco energetico o per questo gesto ripetuto decine di migliaia di volte al giorno.

Risparmio d’acqua: la massima cura va posta per ottenere un forte risparmio d’acqua: docce rapide, chiusura dei rubinetti quando è inutile il flusso, chiusura durante il lavaggio dei denti ecc.

Andare a piedi: è ormai una fissazione l’uso smodato dell’automobile, che, troppo spesso porta una sola persona, cosicché una macchina di 10 o addirittura, nel caso dei fuoristrada, 25 o 30 quintali porta una persona di 70 chili.

Usare molto di più i mezzi pubblici.

Fare uso moderato di shampoo e di sapone, che, vanno a finire negli scarichi con sprechi ed inquinamento enorme: non è facendo schiuma abbondantissime che si è più puliti.

Rinunciare alle docce solari e alle lampade facciali: il consumo di corrente è spaventoso e inoltre si brucia il derma in profondità, ottenendo un rapido invecchiamento e deterioramento della pelle.

Rinunciare alla colorazione delle unghie, ridurre drasticamente il trucco del viso: ogni profumeria contiene quintali di chimica e di veleni, usati da persone che vanno alle manifestazioni di protesta contro l’apertura di fabbriche.

Far durare di più le lamette da barba: milioni di lamette ogni giorno vengono buttate via; in un anno solo in Italia, vengono buttate via decine di tonnellate di acciacco speciale: una lametta è una bomba energetica come la bottiglia di cui ho parlato precedentemente.

Usare borse di stoffa per la spesa: le borse di plastica sono diventate un cancro spaventoso che divora la terra; l’orrore della plastica è che non marcisce mai.

Gli editori devono rinunciare alla malefica usanza di rivestire le riviste di cellophane: inutile, dannoso e odioso e inquinante.

Al bar, è uno spettacolo penoso e tristissimo quello che avviene milioni di volte la giorno: per prendere una brioche si usano tre o quattro tovaglioli di carta quando ne basterebbe tranquillamente uno; lo stesso vale quando ci si asciugano le mani.

Leggiamo su La Stampa del 27/12/2005 che l’Interconsumatori ha accertato che un piatto su cinque di cibo finisce nella spazzatura; infatti si acquista compulsivamente e, una volta a casa, si consuma il sacrilegio di buttare via ottimo cibo che potrebbe essere raccolto per i bisognosi.

L’Associazione Consumatori ha rilevato che gli italiani spendono in sms quanto per la pasta: miliardi di euro buttati invece di donarli agli ospedali, ai bisognosi, alla ricerca.

Moltissime sono le occasioni per effettuare risparmi energetici: ognuno sembra insignificante, ma se ripetuto miliardi di volte ha un impatto positivo veramente imponente.

Quindi, in parte il destino del pianeta terra è nelle nostre mani; quello che ho descritto è facilmente attuabile subito e da tutti.

Tuttavia una potenza maligna si oppone all’attuazione di queste semplici operazioni. Questa potenza si esercita in varie maniere subdole e velenose. Vediamole.

Obiezione.

Dicevano già gli antichi Greci: noi obiettiamo alle argomentazioni altrui perché non le abbiamo fatte noi; se le avessimo dette noi non obietteremmo affatto.

Invasione.

Seguire una regola, pagare una multa meritata, curarsi scrupolosamente seguendo le prescrizioni del medico, eseguire gli ordini del capo comitiva ecc. ecc., troppo spesso ci fa sentire brutalmente invasi, mentalmente violentati, umiliati.

Del resto un recente sondaggio ha rilevato che il 79% dei cittadini ritiene giusto non seguire le regole, anche se dette sono obiettivamente giuste.

Lo vediamo anche dal fatto che lo stesso cittadino che si lamenta delle tasse, paga con estrema indifferenza quantitativi enormi di multe che naturalmente potrebbe benissimo evitare.

Mancanza di coerenza.

Tutti noi assistiamo spesso a declamazioni di principio non seguite da un comportamento coerente, cioè vediamo recitare la virtù, ma non la vediamo mettere in pratica.

Facciamo vari esempi:

alle fermate dei bus la gente fuma: il bus arriva e si buttano in terra le cicche, benché le pattumiere siano vicinissime.

In alcune stazioni ferroviarie vengono distribuiti gratuitamente certi quotidiani: si dà una rapida occhiata e poi si buttano in terra, accusando naturalmente le Ferrovie di non tenere pulite le stazioni.

Le fioriere che dovrebbero abbellire le strade vengono usate come pattumiere, portacicche, orinatoi per cani e a volte per le persone.

Siamo severissimi con gli altri e tollerantissimi con noi stessi, mentre dovrebbe essere il contrario. Noi possiamo parcheggiare in seconda fila, fare sorpassi azzardati, passare col rosso e compiere insomma un’infinità di infrazioni perché "abbiamo bisogno di farlo", mentre se lo fanno gli altri, apriti cielo! Non si risparmiano gli epiteti e il biasimo più acerbo.

Indignazione lordotica

Quello di indignarsi in modo fasullo, emettendo sentenze roboanti, "ergendosi in tutta la statura" come si diceva un tempo nei romanzi è purtroppo disgustosamente diffuso; troppo si specchiano estasiati nel proprio narcisismo, abbagliati e autocompiaciuti dalla propria verità.

Per capire meglio occorre fare alcuni esempi.

E’ una vergogna il mostruoso traffico di organi per i trapianti; spesso questi organi vengono espiantati a condannati a morte oppure comprati da gente che muore di fame; se comandassi io…. E qui una serie orripilante di torture da riservare ai trafficanti di organi; tuttavia alla richiesta di iscriversi all’Associazione Donatori di organi, viene risposto con estremo fastidio, come ho potuto verificare personalmente, come se si trattasse di una cosa troppo terra-terra per essere presa in considerazione.

E’ una vergogna il mostruoso traffico di sangue necessario per le trasfusioni; in Italia (paese dal cuore grandissimo) si dona pochissimo sangue e occorre comprarlo dai cosiddetti "vampiri". Se comandassi io e mi capitasse nelle mani un vampiro… ecc. ecc…

Tuttavia, alla richiesta di andare a donare sangue all’AVIS o agli ospedali, viene risposto con lo stesso fastidio come per la donazione di organi ecc. Ero a cena con alcuni conoscenti; come sempre qualcuno pronuncia la disgustosa frase "con tutti i bambini che muoiono di fame ecc..". allora propongo di fare una raccolta di soldi in modo da fare un versamento l’indomani stesso a favore dei bambini; ottengo risposte irose, musi, rifiuti. Insisto proponendo di non effettuare la prossima cena già prevista e di devolvere i 25 €uro a testa (200 in totale) a favore dei bambini: ottengo rifiuto, qualcuno esprime dubbi sul mio equilibrio mentale, ci lasciamo a disagio.

Molti sarebbero gli esempi di indignazione lordotica che si potrebbero fare: ne consegue la tristissima legge antropologica che alla verità roboante su altruismo, fratellanza, solidarietà ecc., non consegue un immediato riscontro pratico; se così fosse, problemi enormi sarebbero risolti in un mese.

Lo stesso vale per l’inquinamento e lo spreco di risorse: è tanto bello indignarsi ma non fare, dire sempre sentenze lapidarie ma lasciare le cose come stanno, commuoversi su se stessi affascinati dalla propria stessa morale, ma biasimare quegli sciocconi dei volontari (o fessi), dipende dai punti di vista, che agiscono.

Dialettica

Generalmente sviluppiamo una formidabile dialettica per non fare, abbiamo una lingua veramente ipertrofica; invece quando si tratta di sviluppare argomenti a favore del fare, improvvisamente diventiamo balbettanti. "Un pesante bove si è sdraiato sulla mia lingua" come diceva Euripide in una delle sue tragedie. Prendiamo ancora l’esempio della donazione di sangue; riferisco alcune frasi opportunistiche: ho paura dell’ago, sono anemico, non ho tempo ecc. Alcune frasi sono agghiaccianti e purtroppo le ho sentite con le mie orecchie: non dono il sangue perché potrebbe andare su ad un ricco o ad un ebreo.

Per quanto riguarda l’inquinamento e lo spreco di energia siamo alle solite: non ho tempo di fare la raccolta differenziata, devo prendere l’ascensore perché lo prendono tutti, i mezzi pubblici sono scomodi.

È da notare che il viaggio in treno costa 6 centesimi a chilometro mentre in automobile costa 80 centesimi/Km. Ogni anno i morti in incidenti ferroviari sono 6, mentre sono 6.000 i morti per incidenti d’auto, più i 20.000 invalidi permanenti/anno.

E’ inutile aver paura di Al Qaida perché l’abbiamo in casa: in Europa ogni anno ci sono 90.000 morti sulle strade, più 300.000 invalidi. Un ritardo di un quarto d’ora del treno fa "indignare", mentre code di ore sulle strade vengono accettate serenamente, mentre decine di migliaia di auto incolonnate, ma col motore acceso versano nell’aria tonnellate di veleni. Ma la dea automobile, idolo e icona e simbolo e utero e prolungamento dell’io è esentata dalle critiche e volentieri le sacrifichiamo migliaia di giovani vite, mentre produce milioni di tonnellate di veleni.

È ben noto il fenomeno per cui un incidente ferroviario con un morto provoca l’intervento di ministri, vescovi, sociologi ecc. e merita intere pagine di giornali, mentre la mostruosa ecatombe sulle strade viene accettata come un giusto tributo al moderno Moloch dalle insaziabili fauci.

Ne consegue la tragica legge antropologica della recita fasulla sull’amore per la vita:noi moriamo volentieri in automobile, respiriamo indifferenti i veleni che la dea ci propina e tutto questo perché in realtà della vita non ci interessa un granché. La cultura del piagnisteo ha prodotto in questi anni un cumulo di amarezza, una nube di depressione che opprime talmente la vita che anche se la perdiamo non importa: infatti il lagno lamentoso non è affatto proporzionale all’azione.

Basti dire che spacciatori trovati con chili di droga vengono assolti: hanno quella droga che può rovinare migliaia di vite, ma le autorità assistono impassibili allo scempio. Seguiamo la trafila del drogato: si droga, rapina, spaventa, ferisce, infetta e infine si ammala; autoambulanze vanno a prenderlo, producendo un inquinamento enorme; viene ricoverato: medicine usurpate ai malati, cure, lenzuola lavate, attrezzature mediche usurate; uno spacciatore, oltre alle componenti umane, produce un danno enorme alla società ed un inquinamento enorme.

Tuttavia la società non fa nulla per neutralizzarlo e per impedirgli di distruggere vite altrui.

Le conseguenze del tragico 68.

Questo fenomeno sociale ho avuto in Italia conseguenze spaventose: 500 morti ammazzati, 25.000 feriti, moltissime vite distrutte da traumi fisici e psichici; Al Qaida è qua.

Tuttavia il 68 ha avuto conseguenze ancor più gravi, più subdole, più maligne.

Primo: la passività rancorosa; io sono soggetto passivo; non sta a me agire, rimboccarmi le maniche, lottare, stringere i denti, avere un atteggiamento sereno e battagliero verso al vita: deve pensare a tutto lo stato, o chiunque altro; io sono esentato dall’agire; ed ecco, come dicevo prima, l’irrompere della cultura del piagnisteo, per cui la colpa è della società, delle multinazionali, del padrone ecc. ecc.

Secondo: la scomparsa del senso della vergogna; ci si vanta di essere disoccupati, o asini a scuola o multati; non io sono un incapace, ma è la ditta o il capo che non mi apprezzano; non io sono un asino; è la scuola che è difficile; non io sono maleducato e indisciplinato, sono le norme e le leggi ad essere opprimenti e così via all’infinito. Se rubo al supermercato non è perché sono un ladro ma è perché non posso arrivare a fine mese (salvo a navigare su Internet o avere le costosissime unghie a pois o a spendere cifre spaventose col telefonino o a fare colazione al bar o a fare le lampade facciali ecc. ecc.). Se non pago il biglietto sul bus o in treno non è perché sono disonesto, ma è perché il viaggio è lento, il bus è vecchio, il treno è sporco: a questo proposito è da notare che si parla in terza persona: non sono gli utenti che sporcano i treni, lasciando giornali, cicche, cincingomme, carta o peggio: è il treno, non si sa come a sporcarsi. Ecco perciò le ignobili tiritere con i controllori quando prendono qualcuno sprovvisto di biglietto: invece di sprofondare dalla vergogna, ecco l’indignazione lordotica, gli occhi brillanti, la voce squillante, la protesta vibrante.

Si assiste nei tribunali a orride rappresentazioni di madri che assicurano che il figlio che ha violentato una donna è un ottimo ragazzo, che fa del volontariato e così via di schifo in schifo.

Terzo: la scomparsa della potenza della parola; ci sarebbe da scrivere un trattato su detta potenza.

Dice il Vangelo di Giovanni: "In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio". Ecco perciò glorificata la parola, quella che con Voltaire ha scardinato il potere assoluto, quella che con Gandhi ha liberato l’India, quella che con Mazzini ha combattuto l’antica tirannia gravante sull’Italia; a Churchill, che dall’Inghilterra sola, braccata dal mostro nazista trionfante su tutti i fronti disse le parole immortali al popolo inglese: "Vi prometto sangue, sudore, lacrime, ma alla fine al vittoria sarà dell’Inghilterra".

Nella grande Guerra, dopo la catastrofe di Caporetto, le parole e la musica della "Leggenda del Piave" infusero coraggio e speranza ai nostri soldati: "La vittoria sciolse le ali al vento; sicure l’Alpi, libere le sponde e tacque il Piave, si placaron le onde".

E i poeti, sul cui labbro favella il Signor, come dice il Nabucco di Temistocle Solera, musica di Verdi; Leopardi, Dante, Petrarca e tutti i poeti del mondo, che con la magica parola hanno confortato l’umanità sventurata, brancolante nel buio e illuminata dalla potenza della parola, della rima armoniosa e potente.

E gli scrittori, i filosofi, la tragedia greca, di smisurata potenza, le letterature mondiali di tutti i tempi e di tutti i paesi che hanno riempito di gioia l’umanità.

Per secoli la parola e il suo significato sono state strettamente unite pure con tutti i limiti dovuti ai difetti umani.

Negli ultimi decenni però la parola si è svincolata dal suo significato, per cui si ha il terrificante fenomeno della mancanza di coerenza e la dialettica per non fare di cui ho parlato prima.

Un’altra conseguenza maligna è il prevalere dell’iperbole, fatto che provoca ansia, angoscia, fobia, frustrazione, malattie psicosomatiche.

Prendiamo l’esempio nefasto del clima: il caldo è sempre tropicale, il freddo è sempre siberiano, l’umidità fa sempre boccheggiare, il vento è un tornado, un normale acquazzone "fa paura": si misurano con meschina avidità i millimetri d’acqua caduta; l’installazione dei termometri luminosi, invece di essere una indicazione per togliersi la curiosità di conoscere la temperatura, diventano fonte d’ansia.

Tutti fanno la gara a chi ha visto il termometro che segna la temperatura più alta (o più bassa, ma è più raro): temperature di 34° all’ombra, normali d’estate nei nostri paesi, vengono vissute come cataclismi; mentre in una latteria al fresco si beve una bibita fresca e si farnetica sul caldo insopportabile, si vedono degli operai che asfaltano le strade manovrando asfalto caldo, col sole addosso e il caldo prodotto dalla fatica: essi non hanno caldo, come pure non hanno caldo muratori di 60 anni che, sul tetto di una casa, nel pericolo, esposti al sole e al riverbero del calore, cambiano le tegole; così a settembre ci si mette in ansia per l’inverno che verrà; sarà certamente siberiano, come faremo a resistere, poveri noi ecc…: voci tormentose, sguardi patetici, sospiri, lamenti.

Tutto ciò ha un effetto catastrofico sull’inquinamento: ecco il mostruoso proliferare dei condizionatori che consumano quantità enormi di energia (mentre si maledicono le centrali); gli ambienti troppo freddi provocano bronchiti e riniti, dato che non ci accontentiamo di un po’ di fresco e un po’ di essiccazione d’aria, bisogna strafare.

Lo stesso vale per il freddo: bambini che indossano piumini come se dovessero andare al Polo Nord; con conseguenti bronchiti e influenze; uffici e case surriscaldati a finestre aperte, oppure finestre chiuse e gente con le maniche corte.

Partite di calcio in notturna: desta veramente angoscia vedere campi di calcio illuminati a giorno con lampade di smisurata potenza: le partite vanno assolutamente proibite e spostate in pieno giorno.

Illuminazione pubblica: gli enti preposti dovrebbero conoscere le normative su detta illuminazione e invece assistiamo all’installazione di fanali e lampioni surreali: il fascio luminoso è rivolto verso l’alto mentre in basso arriva pochissima luce, anzi, attorno a certi lampioni si forma un cono d’ombra; milioni di luci in tutto il mondo convogliano colonne d’aria calda e luce verso l’alto.

Scienza e menzogna.

È ben noto il fenomeno per cui la notorietà di un certo tipo di scienziati è tanto più alta quanto più le sue affermazioni sono ansiogene: per cui le parole "allarme, pericolo, futuro fosco ecc." abbondano.

Alcuni esempi: la Gran Bretagna è oggi un paese più pulito, più sano meno inquinato di quanto non fosse un secolo fa, quando dominavano smog, malattie bassi fondi depredati.

Veniamo in Liguria e facciamo un impressionante elenco di industrie inquinanti chiuse; a Genova le grandi cartiere, le concerie come la Bocciardo, le industrie dolciarie, le Ferriere private, gli altiforni dell’Italsider, la cokeria dell’Italsider stessa, la SANAC refrattari, le Fonderie di Pra, la Verrina di Voltri, la Stoppani, la Tubi Ghisa, la Elah, la colossale Ansaldo, la Square D, la Manifattura Tabacchi ecc.

A Savona: l’Italsider, i cantieri navali, le Officine Cuneo, le officine Zanelli, le Fialette, la Mineraria Accorsero, l’Elettrogalvanica Fassio, le Fonderie Balbontin, le Vetrerie Viglienzoni, le concerie, le distillerie, la fabbrica di biciclette, la Ferrero, la Monteponi, la Vacuum, la Dassori, l’Italiana Coke, l’Acna, la Montecatini, l’Elettrosiderurgia, la Peluffo, la Magliardi e Venè, la Castelli, la Fonderia Granone, la Fonderie Cerisola, l’APE, la SIVIS, la Fumagalli, l’Astrea, la San Giorgio, i cantieri di Pietra Ligure, le quattro Fornaci e molte altre.

Tuttavia non si nomina mai l’enorme pulizia dell’aria dovuta alla chiusura di queste fabbriche, anche perché troppe persone tendono a cancellare il passato recente, non ricordano nulla, arrivano addirittura a falsare l’immagine del passato che pure hanno vissuto.

Per fare un esempio, a Vado Ligure, nel torrente Segno adesso vivono molte anatre. Negli anni intorno al 1960, nello stesso torrente, c’erano veleni scaricati dalle industrie e le anatre sarebbero morte immediatamente. La Monteponi e altre fabbriche avevano ciminiere che emettevano nell’aria notte e giorno quantitativi enormi di fumi neri e il tanfo di uova marce (acido solfidrico) era costante. Quasi nessuno lo ricorda.

In quegli anni le automobili erano circa 48.000 in provincia di Savona mentre adesso sono circa 600.000 scaricanti a 20 centimetri da terra tonnellate di veleni tutti i giorni.

Tornando a scienza e menzogna vediamo alcuni esempi:

in Puglia verranno piogge torrenziali d’inverno e grandi siccità estive. È una contraddizione lampante: l’acqua piovana si trattiene in grandiose dighe sui monti e in migliaia di cisterne di cui si doteranno tutte le case cosicché la pioggia è benedetta anziché essere una maledizione.

Anni fa gli scienziati fecero previsioni catastrofiche sull’aumento spaventoso della popolazione, cosa che no si è verificata affatto, perché l’uomo non è decerebrato e si evolve come costumi.

L’aumento di popolazione poteva essere anche molto più limitato se le autorità religiose, spesso formate da scapoli e da nubili ben nutriti e puliti, non proibissero il preservativo e la pillola contribuendo così alla diffusione delle malattie veneree, dell’AIDS, del massacro della donna attraverso gravidanze imposte a donne stremate e denutrite: altro che sacralità della vita, è solo sadica ferocia; infatti questi scapoli ricchi che impongono gravidanze ai poveri si guardano bene di avere famiglia e figli e perciò le autorità religiose hanno sulla coscienza milioni di morti ogni anno; mai si vede un religioso a mendicare agli angoli delle strade.

Buco nell’ozono: sentiamo cosa diceva il grande Primo Levi (ingegnere chimico) a tale proposito:

Quella è veramente una grossa stupidaggine. Una enorme sciocchezza sotto tutti i punti di vista. Sono proprio fatti scientificamente sbagliati, forse dovuti a insipienza, forse a chissà quali lotte di brevetti. In queste polemiche improvvise, contro una certa cosa e a favore di una certa altra, ci sono dietro affari di miliardi. La storia delle bombolette spray che squarciano il velo di ozono è una colossale sciocchezza. Dicono per esempio che il propellente degli spray è più leggero dell’aria quindi va subito in cielo. In realtà è quattro volte più pesante dell’aria. Si accumula quindi in basso. Posto pure che si accumuli. Posto pure che il conto torni… Perché le bombolette saranno magari tante, ma facciamo il conto di quante ne vengono utilizzate in un giorno e ci rendiamo conto di come sia tutto ridicolo… e questo dimostra il nostro bisogno di crearci delle paure in più, come se quelle esistenti non bastassero. Chiunque inventi una paura nuova, bella, pittoresca, ha la prima pagina dei giornali garantita. Abbiamo bisogno di nuove paure.

Riscaldamento del pianeta Terra.

Negli anni che vanno dal 1000 al 1400, la Terra passò un periodo di notevole riscaldamento, tanto che la Groenlandia prende il nome da Green Land ossia Terra Verde; i Norvegesi, i primi scopritori dell’America arrivarono dalla Norvegia alla Groenlandia, la coltivarono e poi arrivarono nelle terre del Nord America dove vissero fino a che arrivarono i ghiacci.

Negli stessi anni le greggi passavano da Courmayeur a Chamonix e da Cervinia a Zermatt, luoghi dove adesso ci sono estesi ghiacciai. Venezia costruì i suoi moli proprio in quegli anni e non li costruì alti molti metri sul mare, perché il livello del mare era lo stesso di adesso.

Vulcani.

Molti soni i vulcani nel mondo e, al di là di eruzioni catastrofiche c’è un fenomeno che è quello delle eruzioni di lava; basta vedere in televisione le colate di lava dell’Etna: ogni volta migliaia di tonnellate di pietra incandescente fuoriescono dal cratere e scivolano lungo le pendici del vulcano. Nell’eruzione del 1971 l’Etna produsse 75 milioni di m3 di lava.

La temperatura è sui 1300°C, perciò immaginiamo l’enorme colonna di aria calda che nasce da questa fornace e sale a molte migliaia di metri di altezza, formando una colonna di bassa pressione che, nel caso dell’Etna, attira dall’Africa correnti calde.

Inoltre c’è da tener conto che la lava si raffredda con estrema lentezza, addirittura con anni di durata del raffreddamento, per cui nel mondo ci sono queste colonne ascendenti di aria calda.

Dal cratere dei vulcani escono fumi e ceneri contenenti zolfo e altri componenti chimici, perciò un vulcano inquina da solo molto più di varie centrali elettriche.

India.

È stato scoperto che l’inquinamento del polo Nord è dovuto in gran parte ai milioni di fuochi all'’aperto che gli Indiani accendono per cucinare.

Correnti.

Ogni tanto abbiamo in Italia il fenomeno della sabbia rossa, sollevata dal deserto africano e trasportata dalle correnti fino da noi, ma non solo: questa sabbia arriva fino ai Caraibi e fa morire i coralli.

Mari – 1.

Fra le cause dell’inquinamento dei mari ce n’è una macroscopica e maligna; nelle due guerre mondiali sono state affondate migliaia di navi e di sommergibili; sotto l’effetto della corrosione verranno rilasciati quantità enormi di veleni: vernici degli scafi, nafta, grassi, oli lubrificanti, veleni dei proiettili e dei siluri, acidi, solfuri, senza contare che milioni di tonnellate di acciaio che potevano servire ad aumentare il benessere giacciono invece nei fondali. Aggiungiamo le innumerevoli navi affondate nelle battaglie negli ultimi 2000 anni e avremo un quadro da incubo. È da notare che queste battaglie navali erano combattute da paesi religiosissimi, adoranti lo stesso Dio e invocanti la vittoria per il proprio paese uccidendo milioni di cristiani.

Mari – 2.

Non c’è pesce sufficiente per tutti e in più c’è l’uso demenziale della pesca dei bianchetti che sottrae tonnellate di pesce adulto all’alimentazione.

La soluzione c’è: la piscicoltura, che ha una redditività alimentare enorme, ma naturalmente non la vogliamo perché siamo finissimi intenditori e siamo certi che il pesce allevato fa schifo, mentre se al ristorante ci servissero pesce di allevamento e ci dicessero che è pescato in mare aperto non ce ne accorgeremmo affatto.

Tutte le coste dovrebbero essere piene di allevamenti di pesce.

Lo stesso vale per il pesce d’acqua dolce; nei grandi terreni abbandonati occorre costruire migliaia di peschiere che risolverebbero il problema della fame in tutto il mondo. Del resto non mangiamo carne di animali di allevamento? Proviamo a immaginare se mangiassimo solo carne di maiali, mucche, conigli, galline ecc. allo stato brado: carne pochissima e costosissima.

 

ELENCO DISASTRI NELLA STORIA

 

 

 

365

-

Alessandria d'Egitto - Terremoto: 50.000 morti

526

-

Antiochia: Terremoto: 300.000 morti

542

-

Costantinopoli - Epidemia di peste: migliaia di morti

1099

-

Paesi Bassi - Inondazione con 100.000 morti

1169

-

Catania: Eruzione dell'Etna: 400.000 morti

1202

-

Egitto - Carestia: 110.000 morti

1281

-

Paesi Bassi - Tempesta: 800.000

1290

-

Cina - Terremoto con 100.000 morti

1300

-

Europa - Peste: morirono un terzo degli abitanti

1303

-

Cina - Terremoto a Linfen: 200.000 morti

1315

-

Europa: Carestia con 10% della popolazione morta

1363

-

Germania - Tempesta: 100.000 morti

1421

-

Paesi Bassi - Tempesta: 100.000 morti

1500

-

Europa - Sifilide: 10 milioni di morti

1530

-

Meteorite in Siberia

1530

-

Inondazioni in Olanda: 400.000 morti

1556

-

Cina - Terremoto a Shaanxi: 830.000 morti

1556

-

Cina - Terremoto con 800.000 morti

1618

-

Chiavenna (Lombardia): frana provoca la morte di 2.430 persone

1622

-

Cina - Terremoto a Anxiang: 150.000 morti

1631

-

Napoli - Eruzione del Vesuvio: 4.000 morti

1664

-

Londra - Peste: 100.000 morti

1667

-

Caucaso - Terremoto con 80.000 morti

1669

-

Catania: Eruzione dell'Etna: 100.000 morti

1689

-

Svizzera - Valanghe con 300 morti

1703

-

Londra - Tempesta: migliaia di morti

1721

-

USA - Vaiolo: 950 morti

1722

-

Russia - Epidemia con 20.000 morti

1731

-

Cina - Terremoto a Pechino: 100.000 morti

1737

-

India - Calcutta - Ciclone: 300.000 morti

1737

-

India - Ciclone con 300.000 morti

1755

-

Terremoto di Lisbona: 60.000 morti

1755

-

Bergemoletto (Cuneo): 22 morti per valanga

1755

-

Lisbona - Terremoto: 75.000 morti

1900

-

India - Carestie con circa 26 milioni di morti

1780

-

Caraibi - Uragano con 30.000 morti

1783

-

Islanda - Laka Gigar - Eruzione: 10.000 morti

1793

-

Santo Domingo - Febbre gialla: migliaia di morti

1793

-

USA - Febbre gialla con 5.000 morti

1797

-

Ecuador - Terremoto con 40.000 morti

1806

-

Svizzera: Frana con 457 morti

1811    

-

Due mesi di spaventosi terremoti in Arkansas, Tennesse, Missouri

 

  

     Eruzione del Tambora (Giava) - Migliaia di morti. Le ceneri      

     impedirono raggi del sole di arrivare sulla terra. carestie

     spaventose in tutto il mondo.

1816

 

    A Parigi le carrozze attraversavano la Senna

1822

-

Giava - Eruzione del vulcano: 4.000 morti

1824

-

Pietroburgo - Inondazione con 10.000 morti

1831

-

Epidemia di colera. Decine di migliaia di morti

1835

-

Cile - Terremoto con 50.000 morti

1840

-

USA - Tornado: 300 morti

1845

-

Perdita di raccolti in Irlanda: 1.500.00 morti

1848

-

Epidemia di colera a Londra: 130.000 morti

1850

-

Cina - Terremoto a Sichuan: 300.000 morti

1852

-

Cina - Inondazione a Henan: 300.000 morti

1873

 

Cavallette negli Stati Uniti: sciame di 480 km lunghezza e 160 km larghezza

1875

-

Isole Fiji - Morbillo: morto il 20% degli abitanti

1876

-

Bangladesh - Bakargani - Ciclone: 215.000 morti

1876

-

Cina - Carestia con milioni di morti

1876

-

India - Carestia con milioni di morti

1878

-

USA - Febbre gialla con 12.000 morti

1879

-

Eruzione del Vesuvio: migliaia di morti

1881

-

Vietnam - Tifone a Haiphong: 300.000 morti

1881

-

Indocina - Tifone con 300.000 morti

1882

-

India - Ciclone con 100.000 morti

1882

-

India - Ciclone con 100.000 morti

1883

-

Eruzione del Krakatoa: 36.000 morti

 

 

Calizzano (SV) - Inondazione: l'acqua arrivò a 1,60 metri sulle strade

1884

-

USA - Tornado: 600 morti

1885

-

Italia: 248 morti per valanga

1887

-

Cina: Inondazione a Henan: 900.000 morti

1887

-

Terremoto in Liguria: Centinaia di morti

1888

-

Italia: 226 morti per valanga

1888

-

India - Grandine con 246 morti

1896

-

Giappone - Tsunami: 30.000 morti

1896

-

USA - Tornado: 300 morti

1899

-

Puerto Rico - Uragano con 3.000 morti

1900

-

Texas -Uragano: 12.000 morti

1900

-

Savona - Inondazione con decine di morti

1902

-

Eruzione in Martinica: 28.000 morti

1902

-

Martinica - Eruzione: 30.000 morti

1902

-

Martinica - Eruzione con 2.000 morti

1904

-

Canada: una delle più colossali frane della storia (1,2 km³)

1906

-

Terremoto di San Francisco: 3.000 morti

1908

-

Terremoto di Messina: 100.000 morti

1908

-

Gigantesco meteorite caduto in Siberia

1911

-

Ontario (Canada) - Incendio: 2.000 km² di bosco distrutto

1913

-

Ohio (USA) - Innodazione con 200 morti

1918

-

Giappone - Tifone: 300.000 morti

1919

-

Febbre "spagnola": 20.000.000 di morti

1919

-

Indonesia - Eruzione con 5.000 morti

1920

-

Cina - Terremoto a Gansu: 235.000 morti

1923

-

Terremoto di Tokio: 143.000 morti

1923

-

URSS - Malaria: milioni di morti

1927

-

Inondazione: 500 morti - 1.000 km² allagati

1928

-

USA - Uragano con 2.500 morti

1930

-

Santo Domingo - Uragano con 2.000 morti

1932

-

Cina - Terremoto con 70.000 morti

1933

-

Giappone - Terremoto con 3.000 morti

1934

-

Giappone - Uragano con 4.000 morti

1935

-

Stati Uniti - Bufere di polvere su 38.000 km²

1936

-

USA - Tornado: 400 morti

1939

-

Cile - Terremoto: 50.000 morti

1939

-

India - Grandine con danni enormi; chicchi di 3,5 kg di peso

1946

-

Tsunami devasta le Hawai

1947

-

India - Malaria con 1.000.000 di morti

1948

-

URSS - Terremoto: 100.000 morti

1951

-

Svizzera: 292 morti per valanga

1951

-

Svizzera - Enormi valanghe: metri di neve caduti in 2 settimane

1951

-

Polesine (Italia) - Inondazione con 84 morti

1951

-

Nuova Guinea - Eruzione con 5.000 morti

1953

-

Olanda - Tempeste e mareggiate spaventose

1954

-

Austria: valanghe con 567 morti

1954

-

Giappone - Uragano con 1.600 morti

1959

-

Giappone - Tifone: 50.000 morti

1961

-

Lago Nyos - gigantesca bolla di anidride carbonica emerge dal

 

 

lago e uccide migliaia di persone

1962

-

Perù: valanga con 4.000

1970

-

Bangladesh - Ciclone: 400.000 morti

1976

-

Cina - Terremoto a Tangshan: 290.000 morti

 

Questo elenco di disastri, che potrebbe essere completato con molti altri dati riportanti epidemie, inondazioni, terremoti ecc., va integrato con una osservazione sulla devozione religiosa: erano un tempo molto diffuse, le processioni per scongiurare la siccità che distruggeva i raccolti, come pure endemiche erano le inondazioni delle campagne e delle città. Eppure non c’era il famoso buco nell’ozono, che è diventato lo spauracchio attuale, assieme ai millimetri di pioggia caduta.

Dopo questa miscellanea di fattori si possono trarre alcune conclusioni.

I disastri sono sempre avvenuti e sempre avverranno indipendentemente dalla presenza dell’uomo.

Pianeta Terra, Madre Terra.

Quando pensiamo al nostro pianeta, generalmente lo consideriamo come un corpo solido, massiccio, inerte, senza vita propria.

La realtà è però molto di